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Accoglienza è anche sicurezza: a Berberè la certificazione Safe Space

La catena di pizzerie dei fratelli Aloe è la prima attività commerciale italiana a ricevere l’attestato della Stonewall Inn Gives Back Initiative, che premia l’impegno su inclusione e rispetto delle differenze

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Un riconoscimento internazionale, una scelta politica, un percorso etico costruito giorno dopo giorno. La certificazione Safe Space assegnata a Berberè dalla Stonewall Inn Gives Back Initiative è tutto questo. Ed è anche un segnale forte per l’Italia, dove i luoghi realmente sicuri per tutte le soggettività sono ancora troppo pochi. In un tempo in cui le parole “inclusione” e “diversità” rischiano di restare slogan, quando non sono addirittura osteggiate, Berberè fa quindi una scelta diversa: tradurre i valori in azioni, ogni giorno. È la prima realtà commerciale italiana a ricevere la certificazione “Safe Space” da parte dell’organizzazione non-profit nata dallo storico locale newyorkese simbolo della liberazione LGBTQIA+. Lo stesso da cui lo scorso febbraio l’amministrazione Trump ha provato a rimuovere tutte le citazioni della comunità trans. Un riconoscimento che non arriva per caso o da chiunque, ma il riconoscimento di un lavoro lungo, concreto e strutturale, avviato fin dalla nascita dell’azienda nel 2010.

«Accoglienza è sicurezza, ogni giorno», affermano Matteo e Salvatore Aloe, fondatori del brand. Una frase semplice, ma che rivendica un principio radicale: non c’è ospitalità senza rispetto, né impresa senza responsabilità sociale. Non si tratta, come spesso accade, di una comunicazione ben confezionata. Non è rainbow washing. Al contrario: la scelta di candidarsi al programma Safe Space nasce dalla volontà di mettere nero su bianco un impegno già attivo da anni. Con il supporto dell’agenzia Comunicattive, Berberè ha introdotto policy antiviolenza scritte, una sezione sul sito aziendale per segnalare comportamenti inappropriati in totale anonimato, bagni gender-free in tutti i locali. A questo si aggiungono poi percorsi di formazione interna contro la violenza linguistica, per i quali è stato coinvolto l’intero team.

«Safe Space è il riconoscimento di un percorso nato fin dalla nascita di Berberè – racconta Salvatore Aloe –. Abbiamo sentito il bisogno di costruire ambienti il più possibile sicuri, in particolare per le persone della comunità LGBTQ+, perché ancora oggi non ne esistono abbastanza. Nel tempo abbiamo lavorato per sviluppare una cultura aziendale attenta a questi temi, attivando anche corsi interni, perché rappresentiamo una realtà molto eterogenea: siamo oltre 400 persone e nel nostro team sono rappresentate più di 50 nazionalità. In un contesto così ampio è naturale che ci siano molte differenze, anche in termini di identità e orientamento.Non vogliamo educare o cambiare l’opinione di nessuno. Il nostro obiettivo non è dire come si dovrebbe essere o pensare, ma fare in modo che chi lavora con noi, e chi sceglie di entrare nei nostri spazi come cliente, possa sentirsi al sicuro, in un ambiente accogliente e pieno di rispetto».

La cura del progetto passa da ogni dettaglio: dalla scelta dei linguaggi – con una comunicazione gender-neutral, l’uso dell’asterisco sugli zerbini, e messaggi inclusivi per San Valentino o la Festa dell? Mamme – fino alla grafica dei cartoni della pizza. È proprio lì che un QR code guida in modo discreto e immediato verso il Centro Antiviolenza più vicino, in collaborazione con D.I.R.E. – Donne in Rete contro la violenza, che l’azienda sostiene da anni. Non è solo attenzione, quindi, ma progettualità. E visione. E interesse. L’inclusione smette di essere“trending” ed esce dagli hashtag per diventare identitaria. Una parte della realtà di Berberé che si articola in diverse espressioni, come il lancio della Stonewall Inn IPA, una birra ideata in collaborazione con la Brooklyn Brewery e nata per sostenere il programma “Create Space” dedicato a promuovere ambienti sicuri anche nel mondo della birra artigianale.