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L’incubo dei dazi di Trump per i vini italiani: “Possibile danno da 470 milioni di euro”

L’allarme di consorzi e produttori: l’80 per cento dei nostri prodotti rischia un salto nel buio. Caprai: per il mondo agricolo un impatto devastante

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La spada di Damocle-Trump sul vino italiano. La politica dei dazi, e le intenzioni annunciate dal presidente Usa di colpire l’Europa con gli aumenti delle tariffe, dopo quanto già fatto tra spinte in avanti e ripensamenti con Canada e Messico, mette il mondo della produzione enogastronomica italiana sull’allerta. In particolare il vino, per il quale gli Usa sono la prima piazza mondiale con circa 1,9 miliardi di euro fatturati nel 2024, ma con esposizioni più forti di altre a seconda delle bottiglie. A dipendere maggiormente dagli Stati Uniti per il proprio export sono infatti i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni). Grandi numeri che i dazi possono scombinare, lasciando strada libera ai competitor di aggredire una fetta di mercato molto appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno.

Il danno per il vino italiano con l'ipotesi di dazi al 25% potrebbe essere di circa 470 milioni di euro solo per gli effetti diretti della domanda Usa, senza contare quelli indiretti sull'export globale che spostano il conto a quasi un miliardo di euro. Unione italiana vini (UIV) ribadisce con queste cifre le preoccupazioni in un'analisi del suo Osservatorio sugli impatti delle nuove tariffe annunciate dall'amministrazione Trump per l'agricoltura europea. Secondo UIV, almeno l'80% del vino italiano rischia infatti "un vero e proprio salto nel buio: è quello che costituisce l'ossatura delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti e che cuba ben 2,9 milioni di ettolitri (su un totale di 3,6 milioni). Quasi 350 milioni di bottiglie di vino tricolore che sono concentrate nelle fasce “popular”, equivalenti a un prezzo franco cantina di 4,18 euro-litro e che al dettaglio si trasformano in media - dopo trasporto, dazi, ricarichi alla distribuzione in una fascia di prezzo che non supera i 13 dollari la bottiglia". Su un'altra dimensione viaggiano i vini luxury, che riguardano però una quota del 2% sul totale export a volume (8% del valore) e che possono tutto sommato essere meno soggetti a riduzioni di acquisto.

E intanto c’è chi tenta di ricorrere ai ripari. Come la cantina umbra Arnaldo Caprai, uno dei produttori più noti di Sagrantino di Montefalco che per fronteggiare un eventuale rischio di dazi sul vino da parte degli Stati Uniti ha già spostato in quel Paese tutto il prodotto necessario a coprire il proprio mercato fino al primo trimestre 2026. A spiegarlo, in una dichiarazione all’Ansa, è Marco Caprai, che guida l’azienda "Questa cosa per il mondo agricolo avrà impatti devastanti".