Mangiare...con le orecchie: una mostra esplora il valore gastronomico dei suoni del cibo
di Luisa MoselloFino all’11 gennaio 2026 al Muse, il museo delle scienze progettato da Renzo Piano a Trento, la rassegna “Food Sound”
Si mangia anche con gli occhi, si dice spesso. Sì ma non solo. Anche le orecchie possono diventare uno strumento incredibile per assaporare i piatti più disparati. In tutti i sensi, letteralmente parlando. E assaggiando. È questo il leit motive della mostra dal "Food sound, il suono nascosto del cibo" dal 22 febbraio all'11 gennaio 2026 al Muse, il museo delle scienze progettato da Renzo Piano a Trento. "Indossa le cuffie e tuffati in un percorso di visita interattivo e coinvolgente – è l'invito -. Rifletti sul legame tra suono, scelte alimentari e neuroscienze e scopri cosa ha portato scienziate e scienziati a dimostrare che mangiamo anche con le orecchie".
"La mostra – ha spiegato Patrizia Famà, direttrice dell’ufficio programmi per il pubblico – rappresenta un approccio finora inesplorato nei musei per far conoscere e riconoscere il nostro rapporto con il cibo attraverso l’udito, un senso del sapore dimenticato. Se le neuroscienze hanno rivoluzionato il nostro approccio a molte discipline, dalla psicologia all’economia, non fanno eccezione nel campo della cucina e dell’alimentazione". L'idea dell'esposizione è nata quando il curatore Vincenzo Guarnieri ha ascoltato il racconto di alcuni bambini mentre visitavano un'azienda di patatine fritte: "Il rumore delle friggitrici a loro sembrava il pianto di altri bambini. Il racconto mi ha molto colpito e ho avuto l'intuizione che i suoni potevano essere impiegati efficacemente per promuovere consapevolezza sul cibo".
Le sezioni della mostra
Si indaga così su quello che si ascolta mentre si prepara, si presenta e si consuma quel che si mangia e si collega a ricordi ed emozioni di vario genere. Ed è anche su questi legami che si definiscono le strategie di marketing delle aziende agroalimentari per influenzare le scelte d’acquisto, le abitudini a tavola, la stimolazione dell’appetito. Cinque le sezioni tematiche. Si va dal prologo che illustra i suoni, come li captiamo e come il nostro cervello li rielabora alla cucina che evoca ricordi sonori fino alla strada dei ristoranti in cui si fa l'esperienza culinaria dalla trattoria allo stellato. Fino al mercato delle illusioni e l'impatto dei suoni sui nostri consumi. I visitatori potranno fare delle scelte che verranno analizzate in uno studio neuroscientifico costruito ad hoc sul ruolo dei suoni, alcuni dei quali prodotti con l'intelligenza artificiale, nella percezione del gusto, della temperatura, del peso e delle forme di un ingrediente o di un piatto.
Gli esempi
Si punta all'effetto sorpresa. Perché come conferma Massimiliano Zampini, professore ordinario al Centro interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento, "nonostante l'evidente coinvolgimento di tutti i sensi, l'udito è spesso il meno considerato nel contesto della percezione alimentare.Qualche anno fa, con il collega Charles Spence all'Università di Oxford – spiega il docente nel suo editoriale sul magazine dell'ateneo - abbiamo dimostrato che l'amplificazione del suono emesso dalle bollicine dell'acqua gassata ne incrementava la percezione di effervescenza. Le nostre ricerche hanno anche rivelato che attributi come la croccantezza e la freschezza sono strettamente legati all’udito: modificando il suono prodotto durante la masticazione di una patatina, i partecipanti la percepivano più croccante e fresca. Allo stesso modo, con colleghi della Fondazione Edmund Mach, abbiamo dimostrato che cambiando il suono della masticazione di una mela si poteva alterare la percezione della sua qualità".
I sottofondi enogastronomici
Ci sono poi le aspettative creare dalle sonorità di un prodotto. Come quella di un tappo di sughero di una bottiglia di vino che ne anticipa la qualità. Oppure il rumore "crack" che si collega a scaglie di gelato o altro che si deve e vuol sentire per esempio quando si spezza una cioccolata. Esistono vari studi che associano i suoni acuti ai sapori dolci, e quelli gravi a sapori amari. E indagini che esplorano le influenze delle "colonne sonore" in negozi di alimentari, bar e ristoranti. I sottofondi musicali insomma favoriscono un certo tipo di consumo. "In un negozio di vini, la musica francese ha aumentato le vendite di vino francese, mentre quella tedesca ha favorito il vino tedesco, anche se i clienti non erano consapevoli dell'influenza -rivela Zampini-. Inoltre, quando in un negozio viene suonata musica classica, le persone tendono a spendere di più per il vino rispetto a quando viene suonata musica pop. Anche nei ristoranti, la musica può influenzare il comportamento dei clienti: con un ritmo lento, tendono a impiegare più tempo a cenare e a spendere di più".