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La nuova avventura di Valerio Braschi: piatti pop e provocazioni vista Duomo

Valerio Braschi 

L’ex vincitore di masterchef ha aperto il suo ristorante all’interno del rooftop The View Milano al quinto piano della Galleria Vittorio Emanuele

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Nome diverso ma stessa location dell'annuncio di due mesi fa: Valerio Braschi ha mantenuto la promessa fatta a inizio ottobre su Instagram ed è arrivato in Galleria. Quella con la G maiuscola che non può che essere a Milano dove il giovane vincitore di Masterchef 6 edizione 2017 (all'epoca lui aveva appena 18 anni), ha appena aperto il suo nuovo ristorante. Non lo ha chiamato "Galleria 1887" come previsto, sulla scia di cifre e date che gli avevano fatto scegliere il nome numerico del primo locale (si chiamava Ristorante 1978) ma "The View by Valerio Braschi". Una scelta in realtà obbligata perché si trova all’interno del rooftop The View Milano, che fa parte della società Glamore Group (food & beverage e hotellerie). Non più al primo, come si era detto ma al quinto piano della Galleria Vittorio Emanuele con una vista, per l'appunto, d'eccezione ovvero il Duomo a un passo, anzi ad un boccone. A proporne di ogni tipo con sperimentazioni mescolate a tradizioni e ricordi di famiglia con un occhio e un assaggio dedicato alla cucina meneghina ci ha pensato la sua voglia di mettere nel piatto fantasia e azzardo, divertimento e provocazione, ma sempre con il rispetto dei sapori.

Aveva anticipato l'opening, dopo solo 3 mesi dall'addio al Vibe aperto nel 2022 sempre nel capoluogo lombardo, con un messaggio sui social e ha fatto lo stesso qualche giorno fa con un videoin cui si mostra con lo sfondo delle guglie e della Madonnina. Poche parole per spiegare un nuovo inizio: “Avevo troppa voglia di rimettermi in gioco". L'offerta è una girandola di spunti e suggestioni con cui giocare. Durante il giorno si possono mangiare diverse tapas con lardo stagionato e parmigiano, Gazpacho e ostrica, battuta di fassona e salsa tonnata. Invece la sera c'è il menu degustazione dove si testa un po' tutto il percorso dello chef romagnolo con vecchi e nuovi esperimenti in punta di forchetta: si va dai cappelletti ripieni di lasagne di nonna Bruna al coniglio crudo marinato con riduzione di cacciatora e ostrica cotta all’hibaci (il barbecue giapponese).

E non manca l'omaggio milanese con il risotto allo zafferano che al posto dell'ossobuco propone una crocchetta di vitello brasato al vino rosso. E la cotoletta con fondo di vitello liofilizzato e una panatura al parmigiano e rosmarino. Per ora non ci sono proposte provocanti come la lasagna in tubetto (all'interno di un dentifricio da spremere sopra uno spazzolino di pasta all’uovo) che scatenò mille polemiche. Ma non è detta l'ultima parola, o meglio l'ultimo impiattamento. L'immaginazione e le sfide in cucina sono sempre "pane (o pasta che dir si voglia) per i denti" di chi vuol sia cucinare che mangiare davvero a 360 gradi.