Locatelli: “A MasterChef cucinerei l’omelette perfetta”

Locatelli: “A MasterChef cucinerei l’omelette perfetta”

La nuova sfida: un locale nella National Gallery a Londra con il riconoscimento di Re Carlo

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“Tutti siamo in grado di cucinare qualcosa, ma il difficile è mettere nel piatto un’emozione, una storia. Questo fa la differenza. La tecnica si può sempre affinare, ma la capacità di esprimere sé stessi attraverso il cibo no”.

Chef, imprenditore e giudice di MasterChef Italia, Giorgio Locatelli ha portato l’eccellenza culinaria italiana a Londra con il suo ristorante stellato Locanda Locatelli, trasformandosi in un simbolo di eleganza e autenticità gastronomica. Per la sesta volta protagonista dello show, Locatelli racconta con passione la sua idea di cucina e la sua visione del talent.

“Ogni anno MasterChef riesce ancora a sorprendermi,” confessa lo chef. “I concorrenti sono tutti diversi, un po’ come un prodotto artigianale. Quest’anno, in particolare, c’è una grande varietà di età e provenienze. È uno spaccato dell’Italia di oggi, dove emergono influenze culturali diverse, con figli di emigrati e persone non giovanissime che portano le loro esperienze di vita nei piatti.”

L’edizione 2024/205 si porterà dietro molte novità come la regola dell’all in, dove si ha pochissimo tempo. “Che cosa preparerei? Una omelette perfetta. È un piatto che richiede maestria e attenzione ai dettagli: ci vogliono otto minuti per spaccare le uova, cucinare e impiattare, assicurandosi che sia regolare, del colore giusto e bavosa al punto giusto.”

Come giudice, Locatelli è abituato a insegnare, ma è lui stesso, racconta, il primo a imparare dai concorrenti: “Mi colpisce sempre la loro sincerità, il mettersi a nudo. Anche chi non ha grande esperienza può conquistarti con la sua autenticità”.

Vivere a Londra gli ha dato una prospettiva unica sulla cucina italiana, spesso considerata a rischio di stereotipi. Locatelli, però, ribalta la questione: “La cucina italiana ha successo per la sua adattabilità. Se i paesi la mescolano con le loro tradizioni, lo vedo come un punto di forza. Non mi infastidisce l’italian sounding: è una forma di adulazione. Inoltre, quando uno chef include un tuo piatto nel menu, non c’è complimento più grande.”

L’italianità insomma è un valore che Locatelli non perde mai di vista. “E se dovessi scegliere un piatto che mi rappresenta, sarebbe un risotto. È il mio preferito e simbolo di italianità. È un piatto che parla di tecnica e di passione, dalla tostatura del riso alla magia della mantecatura finale.”

Il futuro di Locatelli post Masterchef invece punta sull’inaugurazione a maggio di un ristorante alla National Gallery di Londra, un progetto che avrà anche il riconoscimento di Re Carlo. Un momento importante per il Made in Italy.

Insomma, Locatelli continua a esplorare e a ispirare, dimostrando che, nella cucina come nella vita, il viaggio è tanto importante quanto la destinazione. E per lui, quel viaggio include il desiderio di tornare in Australia e Nuova Zelanda: “Ci sono stato tanto tempo fa, ma quelle terre continuano ad affascinarmi.”

Ma guardando indietro, a una carriera ricca di traguardi, che consiglio darebbe oggi al Giorgio Locatelli degli inizi?

“Di credere di più in sé stesso, di non essere nemico della propria persona. Ero piuttosto insicuro e questo ti mette i bastoni tra le ruote. Mia moglie è stata importantissima nel riuscire a trovare più sicurezza in me”.

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