Un caffè con Angelina Jolie: a New York il locale multietnico dell'attrice

Un caffè con Angelina Jolie: a New York il locale multietnico dell'attrice
L'Atelier Jolie ha aperti i battenti lo scorso dicembre in un edificio che è un'icona della pop art: qui vissero e lavorarono Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat
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Angelina Jolie ha aperto un caffè nel cuore di Manhattan, e non si tratta di un indirizzo qualunque. L’edificio a due piani al numero 57 di Great Jones, a Noho, rappresenta un pezzo importante della storia della pop art, poiché al suo interno lavorarono e vissero Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat. Warhol acquistò originariamente l'edificio nel 1970 e Basquiat affittò da lui lo spazio al secondo piano poco dopo il loro primo incontro. L’attrice, regista ed ex inviata speciale dell’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite lo ha comprato nel luglio scorso e dopo una ristrutturazione durata alcuni mesi per preservare l’integrità dello stabile e dei graffiti al suo esterno, ha aperto a dicembre il suo Atelier Jolie, uno spazio artistico e un laboratorio di moda che utilizza tessuti di scarto e materiali vintage. Il tutto puntando a valorizzare i talenti dei rifugiati, anche perché quando la star si è dimessa dal suo incarico con l’Onu a dicembre, ha spiegato che era giunto il momento di “lavorare in modo diverso” impegnandosi direttamente con i profughi e le organizzazioni locali.

 

Jolie ha in programma di ospitare eventi educativi incentrati su tecniche come serigrafia, borchie e ricamo, mentre in un camerino simile a uno studio al piano superiore, i clienti possono fissare appuntamenti privati, ad esempio per disegnare un abito da sposa. E la galleria includerà opere d'arte a rotazione. Il caffè è sicuramente il punto centrale dell’Atelier, e pienamente in linea con l’impegno umanitario dell’attrice. E’ infatti frutto di una collaborazione con EatOffBeat, società di catering con un avamposto al Chelsea Market che assume rifugiati di talento e chef immigrati che presentano i piatti della loro cucina di origine. I co-fondatori sono i fratelli Manal e Wissam Kahi, di origini mediorientali, che puntano a trasformare ogni pietanza in un ponte culturale che va dall’Iran al Venezuela, dall’Iraq al Senegal. E tra i suoi chef c’è per esempio Nasrin Rejali, immigrata dall’Iran negli Usa nel 2016, che ora sta aprendo un ristorante di cucina persiana a pochi passi da Bergdorf Goodman e Tiffany. 

 

L’attività solidale di EatOffBeat è perfettamente in linea con quella dell’Atelier Jolie, e la loro è una partnership permanente che porta nel caffè un menu ad hoc. Vengono serviti caffè turco e tè marocchino, cioccolata calda venezuelana, oltre a “stuzzichini e prodotti appena sfornati dai nostri chef che attualmente provengono da Siria, Sri Lanka, Venezuela e Senegal”, come racconta un portavoce. Lo spazio bar - dove non è raro incontrare l’attrice con i figli - è un luogo in cui i clienti possono sedersi e lavorare con toppe, bottoni o materiali. Non è necessario prenotare un tavolo o prendere un appuntamento nell’atelier, anzi nel caso il caffè sia al completo si può ingannare l’attesa suonando il piano, o giocando a scacchi. Jolie è consapevole che il suo progetto è ambizioso, ma a 48 anni vuole affrontare nuove sfide, probabilmente anche per lasciarsi alle spalle il passato, in particolare quello legato all’ex Brad Pitt, padre dei suoi sei figli. 

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