Buon Anno a noi!
È l’'11 novembre, giorno di San Martino: il Capodanno dell’agricoltura.
In un'epoca in cui la salute del nostro pianeta è sempre più al centro delle preoccupazioni globali, questa data assume per noi un significato ancora più profondo, ricordandoci l'importanza vitale dell'agricoltura e del rispetto per la terra. Gli agricoltori, primi custodi del nostro suolo, celebrano la fine di un ciclo e l'inizio di un nuovo anno agrario, un momento di ringraziamento e di riflessione sulla nostra interdipendenza con la natura.
La tradizione di San Martino, con le parole potenti di Giosuè Carducci, evoca immagini di comunità rurali unite nel celebrare i frutti del loro lavoro. Questa festa, che un tempo segnava il ciclo di usufrutto dei poderi, oggi assume un significato ancora più ampio. È un invito a riconoscere e rinnovare il nostro impegno verso pratiche agricole sostenibili e rispettose dell'ambiente, in linea con la visione di sviluppo ecologico integrale.
L'11 novembre ci ricorda la cultura della mezzadria: un sistema agricolo che, nonostante sia in gran parte superato, rifletteva una profonda connessione tra il suolo e coloro che lo lavoravano. Questo legame è fondamentale per comprendere il nostro rapporto con l'ambiente e l'importanza di pratiche agricole che rispettino e nutrano la terra, piuttosto che sfruttarla.
La celebrazione del Capodanno agrario in Italia, con le sue feste locali e tradizioni come la pagnotta di San Martino, è un esempio di quanto sia importante valorizzare e tramandare i “Living Heritages” e i patrimoni immateriali che, proprio quest’anno, l’UNESCO celebra con l’anniversario per i vent’anni della Convenzione di FARO che tutela il valore del patrimonio culturale per la società. Una dichiarazione rivoluzionaria che evidenzia come l’alleanza tra cultura e l'agricoltura sia oggi strategica per promuovere la sostenibilità e la salute del nostro pianeta e del genere umano.
La responsabilità e il coraggio degli agricoltori in questo momento storico sono più cruciali che mai. In un'epoca caratterizzata da sfide ambientali senza precedenti, cambiamenti climatici e una crescente domanda di sostenibilità, gli agricoltori sono chiamati a essere non solo custodi della terra, ma anche pionieri dell'innovazione. Sono donne e uomini alla giuda di una transizione senza precedenti: perché come dice la prof.ssa Teresa del Giudice, presidente dell'Associazione Scientifica Centro di Portici all’Università Federco II di Napoli, “il digitale, il 4.0, l’A.I. e la gestione dei big data saranno perl’agricoltura più rivoluzionari dell’avvento del trattore”. Questo richiede etica, visione a lungo termine, generosità, senso di responsabilità e una grande apertura verso il nuovo, ma partendo dalle radici e preservando i valori essenziali, tecnologie e approcci sostenibili, che possano garantire la salute del nostro pianeta e delle future generazioni.
L'etica in agricoltura oggi significa adottare pratiche che rispettino l'ambiente, promuovano la biodiversità e assicurino la sostenibilità a lungo termine delle risorse naturali. Gli agricoltori sono chiamati a bilanciare la produttività con la protezione dell'ecosistema, una sfida che richiede coraggio e innovazione. L'adozione di pratiche agricole sostenibili, come l'agricoltura biologica, la permacultura o l'agroecologia, rappresenta non solo una scelta etica, ma anche un passo avanti verso un futuro più verde e sano.
Parallelamente, chi disegna le politiche di sviluppo rurale ha la responsabilità di supportare gli agricoltori in questo percorso di transizione. È fondamentale creare un ambiente favorevole all'innovazione, fornendo accesso a una formazione innovativa che si basi sui medesimi pricipi, e poi risorse e incentivi che facilitino l'adozione di pratiche che promuovano l’agroecologia. Le politiche di sviluppo rurale devono essere progettate con una visione a lungo termine, considerando l'impatto ambientale, sociale ed economico delle decisioni prese oggi.
Questo 11 novembre è più di una semplice data nel calendario; è un simbolo potente dell'interconnessione tra l'uomo, la terra e la nostra responsabilità collettiva di curarla. È un promemoria che la salute della terra è direttamente collegata alla nostra, e che il rispetto e la cura per l'ambiente sono essenziali per il nostro futuro.
E allora, Buon Anno a noi e alla Terra Futura, quella che sapremo lasciare ai nostri figli!
È sabato, ci vediamo al “super” mercato, quello vero, quello delle radici, quello della Terra!