Di che Sicilia siamo fatti? Una premessa, prima ancora che una domanda. Proprio da questa ha preso forma la tre giorni dedicata alla Sicilia e organizzata a Siracusa da “Le Soste di Ulisse”, associazione nata nel 2002 che rappresenta in Italia l’unico esempio di brand territoriale regionale di eccellenza e che riunisce una rete di 47 aziende ed oltre 30 partners, promuovendo l’isola con modalità innovative ed integrate. Non siamo tutti siciliani, certamente, ma tutti abbiamo un po’ di Sicilia dentro, bisogna solo capire di quale Sicilia si parla.
Il concetto, che può sembrare farraginoso, diventa semplice nelle parole dello chef Pino Cuttaia, ambasciatore tout court della Sicilia e Presidente dell’associazione: “Siamo fatti di mare, di cultura e di Mediterraneo – ci riferisce il patron del La Madia, a Licata, secondo cui bisogna smetterla di guardare ad esso solo come un mare che lambisce l’isola -. Il Mediterraneo è casa, cultura di popoli che migrano e lasciano in Sicilia il segno del loro passaggio. Dobbiamo riappropriarci di gesti che non fanno più parte della nostra quotidianità, guardando ad un mediterraneo allargato”. Ed è proprio la Sicilia che oggi si fa culla per raccogliere quei saperi antichi evitando che vengano persi lungo le strade del progresso. Gesti e comportamenti che spesso iniziano o finiscono nei pochi metri di una cucina, ma nei passaggi di mezzo racchiudono il senso di un intero territorio.
Tra gli ospiti e testimoni di questa edizione, alcuni tra i nomi più innovativi della cucina contemporanea, tra cui Maksut Askar del “Neolokal” di Istanbul, Jacopo Ticchi della “Trattoria Da Lucio” di Rimini, Chiara Pavan e Francesco Brutto del “Venissa” a Mazzorbo e Tamara Rigo, pastry chef del “Gucci Osteria by Massimo Bottura” a Los Angeles. Ognuno di loro ha interpretato il tema del “Gesto” secondo la propria cultura locale, approfondendo le ragioni storiche, ambientali o culturali per cui esso vada protetto e tramandato. Dai Pain Main di Nizza, alle tecniche di maturazione del pesce di Andrea Moscardino, alla contaminazione del cacao e la frutta negli Emirati Arabi, vero crocevia di culture gastronomiche a cavallo tra Oriente ed Occidente. Sicilia terra di contaminazione oltre che di dominazione.
Non sono mancati poi i momenti di scambio istituzionale grazie alla presenza dell’Assessore al Turismo dell’ARS Elvira Amata e del Direttore dell’Assessorato al Turismo Dario Caltabellotta. Con questi ultimi si è trattato il tema di “Destinazione Sicilia” su come, e quale, Sicilia dei nostri tempi raccontare, a cavallo tra tradizioni secolari e nuovi modelli di ospitalità ed accoglienza. Un dibattito in cui, aldilà degli aspetti più meno virtuosi dei modelli di ospitalità analizzati, è emerso – ad opinione di tutti i giornalisti internazionali coinvolti - come il “fattore umano” siciliano, la sua capacità di coinvolgere il visitatore nel profondo, sia tutt’oggi uno dei fattori di maggiore attrazione ed interesse per chi sceglie la destinazione. “Sono molto orgoglioso, in un momento anche così politicamente delicato – conclude Pino Cuttaia - che si torni a parlare di comunanza e condivisione di gesti, quelli che legano una sponda all’altra del Mediterraneo e devono diventare strumenti di cultura e di pace. La nostra associazione (Le Soste di Ulisse, ndr.) unisce da oltre vent’anni i cuochi siciliani e, con questa nuova fase, si propone di allargare il compasso su tutte le aree di cultura millenarie bagnate dal Mare Nostrum”.