Mangiare da veri Sceicchi, o meglio visto che il Qatar è un Regno, da emiri? E’ possibile anche se non sarà mai, ovviamente, al livello delle cene ufficiali dei governanti del Paese che in questa settimana ospita il suo secondo Gran Premio di Formula 1 e nello stesso tempo sino al 14 ottobre anche il Salone Automobilistico di Ginevra. Sono attesi, nel complesso, almeno 200 mila persone fra appassionati e tifosi. L’offerta di cibo è veramente ampia e variegata. Si va dai locali di gran lusso gestiti da chef stellati al fast food dei popolari Souq, dove si può combinare lo shopping con un appagante pasto con cibi tradizionali.
E’ ovvio che una buona parte dei grandi chef stellati provenienti da ogni direzione, soprattutto dall’Europa, ma anche dal Giappone, hanno voluto installare nella capitale Doha o immediatamente nei suoi dintorni un loro locale. Uno di questi è il ‘mitico’ Alain Ducasse che ha aperto il suo Jiwan, affidandone la cucina a un gruppo dei più stessi collaboratori francesi come Morgan Perrigaud e Jeremy Cheminade. Situato all’ultimo piano del Museo Nazionale, il ristorante cerca di riportare i clienti alle origini del luogo con piatti stagionali da condividere rispettano gli ingredienti locali. Con un menu contemporaneo qatariota e una leggera contaminazione transalpina, c’è anche il piacere di godere un paesaggio che rappresenta una realtà spettacolare, dove il deserto incontra il mare. Ma se vogliamo immergerci in un mondo fatato, in un ambiente arabo, colorato e sorprendente, bisogna arrivare allo Yasmine Palace che si trova all’interno di The Pearl, un’isola-porto, che ospita decine di locali. Non è lontano dal circuito di Lusail. In realtà i ristoranti sono quattro, compresa la Terrazza. E’ un labirinto di gusti e sensazioni, se si considera che nelle varie strutture, si arriva nel complesso ad oltre 600 combinazioni di piatti, da quelli tradizionali persino, è mi è apparso, è incredibile, ma anche vero, un piatto di Fettuccine all’Alfredo! Tenendo sempre conto del cambio, 1 rial vale circa un quarto di euro, i prezzi non sono eccessivi, se si resta nella normalità. Serviti da camerieri eleganti e premurosi e da cameriere in costume con il velo, ascoltando musiche in sottofondo, si può iniziare. Un piatto, come antipasto, di Hummus (la classica crema di ceci con limone, olio aglio, sale) e Tahina (il burro di semi di sesamo) assortiti, servito come antipasto costa 12 euro. Ce ne vogliono invece 110 per un ottimo mix di crostacei e pesci alla griglia: aragoste, granchi, gamberetti, calamari, cernia e salmone, serviti con riso e salse assortite. Come bevande, è la regola, solo succhi di frutta, bibite gasate e c’è anche l’acqua Lauretana che arriva dalle Alpi biellesi.
Ma scendiamo più in basso dove si trova la vera cucina tradizionale, a prezzi veramente popolari. Calcolando che il reddito medio della popolazione (gli abitanti sono circa 2,8 milioni, ma i qatarioti sono al massimo il 15 per cento), senza tenere assolutamente conto delle famiglie legate al giro degli emiri e dei commercianti più ricchi) pare che si aggiri sui 60 mila dollari annui. Ma ci sono molti lavoratori provenienti soprattutto da India, Iran e Paesi limitrofi, con stipendi più ridotti: per questo motivo si può anche sfamarsi e con soddisfazione con meno di 10 dollari a pasto. Uno dei piatti più diffusi in Qatar, anzi è proprio la specialità nazionale, è il Majboos. Si può preparare con cosa si ha a disposizione in casa. Carne di agnello o di pollo, cotta a fuoco lento, per cercare di estrarre il sapore intenso. Viene servito su un letto di riso e accompagnato da insalata e salsa di pomodoro, con l’aggiunta di qualche aroma, come il rosmarino.
E’ nel menù della maggioranza dei ristoranti e anche delle piccole botteghe di strada. Dove si può richiedere anche i kousa mahshi, piatto tipicamente mediorientale fatto di zucchine ripiene di carne di agnello tritata e verdure, insaporite con prezzemolo e menta. Possono essere immerse in un concentrato di pomodoro o yogurt. C’è anche una versione vegetariana con ceci al posto della carne. Fra i mille e mille locali ce n’è uno particolare, molto frequentato. Si può trovare in un angolo del Souq Waqif ed è di proprietà e gestione di Shams al Qassabi, celebre personalità femminile del Qatar, la prima donna ad avere scelto e con grande coraggio e successo di aprire e dirigere un ristorante, dopo avere condotto per 10 anni un negozio di spezie. Il ristorante Shay Al Shoomous, a conduzione quasi completamente femminile (c’è anche uno chef, Salhab) che presenta il menù con piatti a meno di 6,50€, è una tappa obbligatoria dove assaporare autentico cibo qatariota. Fra i piatti più richiesti il baid shakshuka (uova strapazzate), l’aseeda (porridge locale a base di grano o mais) e lo khobz regag (specie di crêpes, dolci e salate). Non mancano i secondi: machboos (riso con pollo, agnello o capra, spalmato con concentrato di pomodoro marinato prima di essere cotto in forno), balaleet (frittata di uova dolci a base di vermicelli, curcuma e zucchero). Da vera imprenditrice Shams, madre di 5 figli, si occupa anche di vendere alcuni dei suoi prodotti confezionali. Ha aperto una strada e non è escluso che altre ‘ragazze’ la seguano su questa strada.