Gli italiani risparmiano di meno e si indebitano di più: spendono più soldi di quelli che guadagnano. Combattono il carovita con i risparmi e ribaltano così una realtà storica che riguarda le famiglie italiane da sempre. Lo dice il Rapporto Coop 2023 e anticipa che molto può succedere ancora. "Sfibrati da due decenni di stagnazione economica, dall'aumento delle diseguaglianze - dice Albino Russo, Direttore Generale ANCC COOP -, gli italiani sono stati colpiti a freddo dalla crescita all'inflazione. Aumenta il numero di chi dichiara una situazione di disagio: dai 18 milioni del 2021 ai 27 milioni nel 2023. Un terzo degli italiani fa fatica ad arrivare a fine mese; meno della metà della middle class riesce a gestire senza problemi una spesa imprevista di 800 euro. Colpa dell'inflazione, dell'incremento dei prezzi che ha ridotto a dismisura il potere d'acquisto e il dramma di un lavoro che è povero da anni". Eppure, secondo i dati raccolti, la forza lavoro è cresciuta: non ci sono mai stati così tanti occupati dal 2008.
Dall'anteprima sul “Rapporto Coop 2023 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” - redatto da redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop) con la collaborazione scientifica di Nomisma, il supporto d’analisi di NielsenIQ e i contributi originali di Circana, GS1-Osservatorio Immagino, CSO Servizi, GfK, Mediobanca Ufficio Studi - risulta che gli italiani cercano di sopravvivere con nuove strategie. Hanno modificato le loro abitudini, sono diventati campioni delle rinunce: calano le compravendite immobiliari, le auto, i beni tecnologici (oltre 1,3 milioni di smartphone in meno acquistati nell'ultimo anno) e anche i carrelli della spesa sono diventati leggerissimi. Il 76 per cento degli italiani ha cambiato le sue abitudini di acquisto: fa più frequentemente la spesa, fa più attenzione al risparmio piuttosto che alla fedeltà al canale di acquisto, sceglie spesso il discount o si affida al marchio del distributore come un'ancora di salvezza. Il 90 per cento ha ridotto gli sprechi, il 63 per cento ha iniziato o aumentato la frequenza di spesa nei discount.
Il Rapporto evidenzia anche un altro serio problema: gli italiani stanno perdendo la loro identità alimentare. "È raddoppiata la quota di italiani che dichiara di non avere alcuna identità alimentare - spiega Russo -. Un italiano su cinque, soprattutto baby boomers e lower class, dichiara di aver perso ogni riferimento identitario abbandonando anche i dettami della cultura tradizionale, del territorio, delle tipicità. Si stanno perdendo quote di italiani che si ispiravano alla dieta mediterranea. Oggi forse non se lo possono più permettere. Poi un altro cambiamento eclatante: in due anni i consumi di ortofrutta sono calati di 15 punti, non nella grande distribuzione ma nel totale del mercato. Resistono solo mele e kiwi, il resto è tutto in calo". Se da un lato si manifesta una crisi dei consumi, emergono anche spinte nuove, una nuova attenzione a determinate categorie di prodotto che segnano cambiamenti nello stile alimentare. Tre le tendenze evidenziate: il 33 per cento degli intervistati seguirà un'alimentazione iperproteica, il 24 per cento ridurrà il consumo di carne (reducetariano) e il 21 per cento seguirà uno stile alimentare fit (adatto a chi si allena). Cresce il plant based, per i prodotti pronti al consumo e in sostituzione della carne.
Per Maura Latini, Presidente Coop Italia è necessario un momento ulteriore di riflessione e di presa d'atto di quanto stanno vivendo i consumatori. "Approfitto di questa occasione - ha detto - per invitare tutti a assumersi le proprie responsabilità e avere un atteggiamento propositivo e improntato alla moderazione nelle richieste. I dati presenti nel Rapporto confermano i rischi che anche l’industria di marca sta correndo con un segno costantemente negativo sulle vendite oramai da tempo. Per come la vedo io, c’è la necessità di un confronto serio e costruttivo proprio per dare una risposta a larga parte della popolazione italiana in difficoltà. Ritengo possa essere un solido obiettivo comune lavorare per recuperare volumi di vendita che al momento i clienti stanno dirottando sui discount. Come Coop negli ultimi 18 mesi abbiamo trattenuto una parte importante dell’aumento dei listini industriali senza riversarli sui consumatori, ma i bilanci delle nostre cooperative ormai limitano la possibilità di impegni ulteriori se non nell’ambito di una fattiva collaborazione fra le parti, che peraltro anche le istituzioni stanno chiedendo”.
“Il Rapporto disegna un Italia in difficoltà e resistente - ha aggiunto Marco Pedroni, Presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop). Il rischio della recessione è oggi molto più concreto e le politiche pubbliche sono incerte nel sostenere la domanda, anche per i concreti vincoli di bilancio. Il Pnrr stenta a decollare. L’occupazione va bene ma il lavoro povero, soprattutto dei giovani, ha raggiunto livelli allarmanti. Il quadro è davvero poco ottimistico. In Coop siamo fortemente impegnati nel sostenere il potere di acquisto dei nostri soci e consumatori e, oltre ad ampliare l’offerta di un prodotto a Marchio Coop molto conveniente e sostenibile, abbiamo attivato iniziative straordinarie di sostegno ai consumatori. Abbiamo aderito prima all’iniziativa della carta “Dedicata a te” promossa dal Masaf e ora all’invito del Governo, attraverso il Mimit, per una stagione di contrasto all’inflazione perché è nella nostra natura di cooperative che difendono le persone, soprattutto quelle più in difficoltà. Speriamo che tutte le imprese del largo consumo possano aderire. Ed è al Governo che chiediamo azioni molto concrete, non per noi ma per gli italiani: in primis di mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori attraverso il taglio del cuneo fiscale e con la detassazione degli aumenti salariali, poi di aiutare la parte più debole del Paese non solo attraverso la social card per gli indigenti ma anche attraverso il sostegno all’introduzione del salario minimo. Con un’inflazione che erode più del 15% del potere di acquisto la metà delle famiglie è in difficoltà, la domanda interna è destinata a ridursi ed i risparmi non potranno a lungo sostenere un livello significativo dei consumi. Un grande Paese come il nostro ha il dovere di reagire. È interesse anche delle imprese, di tutte le imprese”.