PizzAut e non solo: ecco i 10 ristoranti dove la parola d'ordine è solidarietà

PizzAut e non solo: ecco i 10 ristoranti dove la parola d'ordine è solidarietà
Non c'è sostenibilità se non si parte dalla componente umana. Uno sguardo sui locali che più di altri nascono da un progetto di inclusività e integrazione, destinati a segnare la strada
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Siamo quello che mangiamo. È una frase famosa, tanto da essere diventata mainstream, soprattutto negli ultimi anni, tanto da diventare quasi vuota di significato. Almeno per molti. Un significato eppure c'è ancora, soprattutto nell'era della green economy e della sostenibilità, che ha il dovere di essere, per chi la sposa, un'etica a 360°. Ambientale sì, alimentare anche, ma soprattutto umana. Ecco perché si è parlato recentemente di ristoranti arcobaleno e perché, sempre di più, c'è la necessità di conoscere e premiare, con la presenza di pubblico, i ristoranti che fanno dell'inclusività il loro tratto distintivo.  

 

Ristoranti, cioè, che sappiano valorizzare delle differenze e accogliere le persone, non solo a tavola. Sempre di più negli ultimi tempi, infatti, la sensibilità del pubblico è volta a riconoscere luoghi che siano anche progetti sociali volti ad aiutare persone più fragili, con disabilità o con particolari necessità di riabilitazione. Realtà che esistono da tempo, ma che solo recentemente fanno notizia. Noto a tutti è il caso di PizzAut, progetto nato per aiutare e integrare ragazzi autistici nel mondo del lavoro, per aprire loro al mondo e soprattutto il mondo a loro. Un'apripista, insieme ad altri, di quello che sta diventando un vero e proprio movimento sociale.


“La missione di TheFork è supportare i ristoranti per accrescere le loro prenotazioni e contemporaneamente aiutare i clienti a trovare il locale che renda indimenticabile ogni loro pasto fuori casa" ha spiegato Carlo Carollo, Country Manager di TheFork - piattaforma leader nella prenotazione online di ristoranti in Europa - in Italia. "Siamo oltremodo soddisfatti quando questa missione riesce a unirsi anche a una buona causa, perché riusciamo a renderci promotori di una ristorazione e di una società sempre più sostenibili e inclusive, in linea con i nostri valori”. Incrociando il loro lavoro con le storie più di esempio, è nata una lista dei 10 ristoranti che hanno già fatto la differenza. E che tracciano la strada.

I ristoranti

PizzAut (Milano, Monza)


In questi giorni con il suo truck al Meeting di Rimini, il progetto gastronomico e sociale di Nico Acampora mira a crescere sempre di più per garantire a quanti più ragazzi autistici futuro e dignità. Tutto è nato negli anni '10 del 2000, e poi nel 2017 un iniziale gruppo di sognatori – informale e formato dai genitori dei ragazzi autistici – si è trasformato nell’associazione PizzAut Onlus con l’obiettivo di sensibilizzare le Istituzioni e la società civile sul tema dell’occupabilità delle persone autistiche. L’associazione non si è limitata negli anni però a realizzare convegni (ai quali prende parte invitata da importanti Università e Soggetti del terzo settore), ma ha aperto le prime due pizzerie in Italia gestite da personale autistico.


Jodok Pizza e Cucina (Milano)

Attività di ristorazione che fa capo a Olinda, progetto collettivo nato nel 1996 nel parco dell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini con la missione di sostenere la riabilitazione di persone con problemi di salute mentale. Jodok ne è una delle emanazioni. Un ristorante-pizzeria ideale per fuggire dall’afa milanese restando in città e gustando pizze gourmet e piatti d’ispirazione mediterranea.


Fiore Cucina in Libertà (Lecco)

Nel 1996 lo stabile ex Wall Street, sede di questa attività, è stato confiscato alla criminalità organizzata e nel 2017 restituito ai cittadini come esercizio di ristorazione dedicato all’inclusione sociale, alla promozione culturale e alla buona cucina, con particolare attenzione a valori quali legalità, accoglienza e inserimento lavorativo di persone svantaggiate. A tavola pizze con impasti e topping ricercati e gustosi.


Le Fonderie Ozanam (Torino)

Fonderie Ozanam è una cooperativa sociale senza scopo di lucro che opera nel mondo della ristorazione da 33 anni e ha come missione formare ragazzi con certificata situazione di svantaggio, gli stessi che ogni giorno lavorano nelle cucine mettendosi alla prova in maniera professionale e divertente. Ne scaturisce un laboratorio di ricette culinarie che prende vita dalla costante condivisione di idee e che si nutre dei prodotti del proprio orto, sposando un concetto di cucina slow e a km zero. Non mancano pizze perfettamente lievitate.


Antica Riva (Vimercate, MB)

Progetto di ristorazione che punta a formare e integrare persone con disabilità e non. Il menù è stagionale, moderno e d’ispirazione mediterranea e pone grande attenzione alla qualità degli ingredienti dei piatti e delle pizze, realizzate con impasto a base di farina di tipo 1 con germe di grano.


Roots (Modena)

Questo progetto di impresa sociale per donne migranti a Modena è un ristorante, un coworking e uno spazio per eventi. Il menù è stagionale e racconta la storia di chi sta in cucina: ad ora, ospita ricette di origine albanese e nigeriana. Anche la carta dei vini è frutto di una selezione proveniente da produttrici che promuovono esempi di leadership e di imprenditoria femminile in campo vinicolo.


CIM – La Taverna del Castoro (Bologna)

Il ristorante La Taverna del Castoro offre integrazione, formazione e solidarietà promuovendo percorsi di inserimento lavorativo di persone fragili nel mondo della ristorazione. La cucina affonda le sue radici nei prodotti della terra, sapientemente trasformati per la tavola e ispirati alle ricette del territorio.


El Pueblo con Gustamundo (Roma)

Gestito da In Cammino con Gustamundo APS, punta ad aumentare l’inclusione socio-lavorativa di rifugiati politici, richiedenti asilo e migranti, principalmente attraverso la gastronomia. Il ristorante El Pueblo, dal 2017, attraverso l’omonimo progetto Gustamundo, ha già offerto la possibilità concreta di implementare l’attività ristorativa a uomini e donne che erano cuochi o ristoratori nei loro paesi di provenienza, valorizzando le differenti culture in ottica di crescita reciproca.


Moltivolti (Palermo)

Nato nel 2014 da un gruppo di 14 persone provenienti da 8 paesi, è un progetto pensato e strutturato per offrire dignità, cittadinanza e valore a partire dalla diversità. Nel cuore del quartiere Ballarò, parla di integrazione culturale ed economica, sia nella sua progettualità che nella sua cucina, che si racconta come un caldo abbraccio tra tradizione siciliana e ricette provenienti da diversi paesi del Mediterraneo: dal Senegal alla Tunisia, dall’Afghanistan alla Palestina.


Locanda dei Buoni e Cattivi (Cagliari)

Progetto di impresa sociale della Fondazione Domus de Luna Onlus. Include nel proprio team ragazzi e giovani mamme che vivono in una condizione di emarginazione e fragilità, alcuni con disabilità e con passati difficili e provenienti da percorsi di autonomia dopo aver vissuto in comunità. Ha ricevuto riconoscimenti, tra gli altri, da Guida Michelin, Slow Food, Gambero Rosso, Touring Club e Accademia Italiana della Cucina.

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