“Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione”, recita un famoso adagio del poeta Ovidio. Versetto che sembra scritto apposta per un vino che è stato motore, fulcro e testimone di un amore. Prendete una famosa ristoratrice toscana, alla guida del celebrato ristorante di famiglia e fate in modo che il destino la faccia incontrare, ad un convegno di giovani ristoratori, con il proprietario del più iconico hotel di Salina, casualmente grande appassionato di vino. Fu proprio un tappo a stappar via la timidezza e, come spesso accade, nacque una bella storia d’amore.
Quella fra Natascia Santandrea del ristorante “La Tenda Rossa”, a Cerbaia in Val Di Pesa (FI) e Luca Caruso del Signum di Salina è una corrispondenza d’amorosi sensi che si può trovare in un romanzo di Jane Austen. Ci sono tutti i caratteri della novella e anche di più, compresi i colpi di scena, come quando lo storico ristorante stellato toscano aperto nel 1972, decide di chiudere i battenti nel 2020 causa Covid. Parte della prestigiosa cantina del ristorante fu acquistata dal Signum che, in omaggio alla Tenda Rossa, ha voluto personalizzare queste etichette come a voler continuare un lavoro certosino svolto negli anni dalla famiglia Santandrea. E fu proprio in questi viaggi di ricongiungimento, dalla Toscana alle Eolie, che prese forma e maturò l’idea di un’azienda vitivinicola che potesse far proseguire in vigna l’idea di vino di entrambi.
Così nasce “Eolia”, al femminile perché forte, materna, elegante e singolare come la vita, come l’amore. L’idea del nome è di Natascia, come anche quella di far diventare logo uno scatto del fotografo Giò Martorana alla serratura della prestigiosa cantina del Signum, una delle più ampie d’Italia. La storia dei vini è curiosa, due bianchi di Malvasia e un rosso Corinto, anche se in realtà, come ci spiega Natascia, in cantiere c’erano solamente un rosso e un bianco. “Durante la prima vendemmia ci rendemmo conto che la Malvasia cambiava da versante a versante, da Val di Chiesa a Malfa. Stesso vitigno, due vini completamente diversi. La terra comanda, sempre. Cambiammo quindi i piani e imbottigliammo due bianchi e un rosso”.
Eolia è la narrazione di un incontro, di tanti viaggi e infine di un percorso di vita comune. Racconta storie personali e storia di un’isola, maestosa, verdissima, spontanea. Una vigna che si estende su 4 ettari, suddivisi in 9 micro appezzamenti fra Malfa e Leni. Un progetto che ha alle spalle l’endorsement di una leggenda del vino siciliano, l’architetto Salvatore Geraci patron della storica azienda Palari e pioniere della Doc Faro a Messina. A tessere le fila in vigna, il giovane enologo Bernardo Ciriciofolo. I vini di Eolia vogliono raccontare in modo chiaro il territorio a partire dai nomi. Si chiama semplicemente “M”, dove “M” sta per Malfa, il bianco 2021 Salina IGT, vino composto da Malvasia delle Lipari con una piccola percentuale (intorno al 10%) di Catarratto e Insolia. Proviene dalle parcelle di Malfa, vicino al mare. Grazie a una favorevole esposizione a Nord i vigneti godono di una brezza marina fresca che provoca escursioni termiche tra il giorno e la notte anche in estate. Un vino godibile sin da subito per la sua vitalità e freschezza di beva, con un delicato e seducente bouquet, gioco di frutti e fiori, piccole erbe e scie marine.
Per il 100% Malvasia delle Lipari è stato scelto il nome “V”, iniziale di Val di Chiesa. Un 2020 Salina Bianco IGT. Le trame di questo nettare dell’isola ci portano alle pendici dei monti "gemelli", il Monte Fossa delle Felci e il Monte Porri, antichi vulcani spenti alti quasi 1.000 metri ciascuno che donano l'inconfondibile silhouette all'isola per chi la guarda da lontano. Vigneti con esposizioni a est e ovest, cadenzati da frutteti, campetti di fiori, erbe, ortaggi e cespugli di capperi. Oltre che dall'altitudine, le temperature sono mitigate dalle continue correnti d'aria che s'incanalo dal Nord e dal Sud. Il vino che ne deriva è figlio di sei diverse parcelle di Malvasia, ognuna con una singolare e percepibile impronta. Intenso e caleidoscopico già al primo sguardo, con una nuance verde linfa che si ritrova al naso e poi, quando arriva, nel sorso. Un viaggio che inizia, espressione di Salina e dei volti della Malvasia.
Il rosso “CN”, le prime lettere di Corinto Nero, Salina 2020 IGT, è una suggestiva interpretazione del vitigno “Corinto” che si sposa felicemente con Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio in piccole percentuali. La maturazione avviene in botti di rovere francese per 19 mesi per poi essere affinato in bottiglia almeno 12 mesi.
“Abbiamo in programma dei tour guidati delle vigne su una Campagnola originale della FIAT anni ’50 – ci riferisce un’entusiasta Natascia Santandrea – “che permetteranno di godere dell’isola da angolazioni diverse. Si partirà da Malfa e si arriverà a Val di Chiesa. Presumibilmente il martedì e giovedì. Immaginate una passeggiata su una vigna a strapiombo sul mare verso il tramonto Pollara”.
Infine la chef del ristorante stellato dell’hotel Signum, Martina Caruso, è già in azione per i migliori pairing con quello che oramai è un vino di famiglia. Si dice che l’amore è una cosa semplice. A Salina con un calice di Eolia e un tramonto in vigna sul mare, lo è ancora di più.