Aya Yamamoto: "Il mio sogno è vedere gli onigiri nelle mense scolastiche"

Aya Yamamoto: "Il mio sogno è vedere gli onigiri nelle mense scolastiche"
Grande comunicatrice della gastronomia tradizionale del Sol Levante, vive in Italia da quando aveva 5 anni. A Milano ha un ristorante di cucina tradizionale: "Da piccola non volevo essere giapponese"
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Nel centro di Milano, proprio dietro al Duomo, zona Missori, c'è  - al piano terra di uno dei tanti palazzi nobiliari - un ristorante giapponese aperto dal 2017, quando in città c'erano già più di 500 ristoranti più o meno specializzati in sushi, ma solo 9 erano portati avanti davvero da proprietari giapponesi. Aya Yamamoto era andata prima a bussare alla porta della Camera di Commercio, era appena tornata da Londra dove aveva studiato: voleva sapere se potesse esserci ancora mercato per aprire una sua attività. "Mia mamma aveva una trattoria in città, poi l'ha chiusa. Quando sono tornata da Londra ho pensato che fosse il momento di fare la mia parte". C'era un discorso in sospeso, che è quello che ha dato la signature alla Gastronomia Yamamoto.


"Quando ero piccola non volevo essere giapponese. Ero in Italia, volevo essere italiana. Anche se ci siamo trasferiti quando avevo 5 anni e non sapevo nemmeno dove fosse il vostro Paese sulla cartina. Mi sentivo diversa da tutti gli altri bambini della mia scuola anche se era una scuola internazionale. Ora invece posso dire di avercela fatta. Ho un ristorante che non voglio chiamare etnico, perché è parte della città. Io sono parte della città, anche se sono nata in Giappone. Questo cerco di dimostrarlo tutti i giorni". Così ora Aya ha deciso di scrivere un libro che spera possa diventare uno strumento per far comprendere come la cucina giapponese sia pronta ad entrare nelle nostre cucine di casa e non sia da vivere solo come occasione speciale, da ristorante.
"In giapponese straniero si dice gaikoku hito che letteralmente significa stare fuori. Io non voglio più sentirmi così, come mi sentivo da bambina quando a merenda mangiavo gli onigiri o il contenuto della bento box. Vorrei che mia figlia non dovesse più provare quello che ho passato io. Il mio sogno è che che gli onigiri entrino a far parte dei menù delle mense scolastiche italiane".

Agli onigiri Aya Yamamoto ha anche dedicato un libro che è appena uscito - Onigiri koro koro (Corraini edizioni, sia in italiano che in inglese) - col chiaro tentativo di suggerire una nuova abitudine alimentare. "Vorrei che questo piatto, tanto amato in Giappone fosse amato anche dalle mamme e dai bambini italiani. Un po' come noi in Giappone amiamo i vostri spaghetti". Aya racconta che quella degli spaghetti è anche la sua nuova sfida. E anche questa è un po' una sorpresa. "Gli spaghetti sono un piatto che si mangia quando si esce insieme, soprattutto tra giovani. Un piatto da famiglia, da compagnia. Così ho pensato che anche la Gastronomia Yamamoto dovesse proporli anche se siamo in Italia e un ristorante giapponese non è proprio la prima scelta che fai se vuoi mangiare un piatto di pasta. Però per me si tratta di continuare il percorso di contaminazione che c'è tra i due Paesi. È un percorso, sia professionale che personale.La psicoterapia mi ha aiutato a mettere a posto tutte le cose - aggiunge Aya Yamamoto -. Oggi penso che l'aprire un ristorante giapponese sia stato un modo per fare pace con le mie radici. Ma io mi sento anche italiana e voglio dimostralo con questo piatto. Ho lanciato la proposta alla cucina. Mi sono fatta raccontare dai ragazzi che lavorano da me quando si mangia la pasta in Giappone: lo fanno quando si esce tutti in gruppo. La Saizeriya è una catena di family restaurant, molto noto specializzata in piatti italiani. Ma anche nei supermercati c'è una sezione dedicata pasta. Così ho detto ai miei ragazzi che volevo introdurre gli spaghetti anche nel menu del mio ristorante". Con ingredienti giapponesi, si chiama waifu pasta. "Adesso li stiamo proponendo con i bianchetti - aggiunge Yamamoto -. È un ingrediente che in Giappone spesso mangiamo col riso. Come gusto ricorda la pasta alle vongole".

Nel libro dedicato agli onigiri, anche un po' di usi e costum: si mangiano al parco, a merenda  scuola o in gita, oppure nei pic nic. Li prepara la mamma o si comprano al volo al minimarket. Facili da preparare, possono essere assemblati in varie forme: classico è a triangolo con l'alga nori. Nel libro sono preparati tutti con ingredienti italiani. "Se non si trova l'ingrediente originale c'è comunque un sostituto. Al posto del sake da cucina, per esempio si può utilizzare il vino bianco - conclude Aya Yamamoto -. Perché alla fine vorrei che le ricette diventassero una cosa di chi le legge, le prova. Tutto si può aggiustare o modificare. Credo che partendo dagli onigiri si possa veramente portare la cucina tradizionale giapponese nelle case italiane. È un piatto semplice che per me ha un significato più profondo. Spero che partendo dalle nuove generazioni questo possa accadere, che la cucina giapponese non sia più considerata una cucina etnica, strana, da sperimentare solo al ristorante. Tanti giovani portano i genitori, ma anche i nonni al mio ristorante, vogliono fargli provare la mia cucina. Per me è la soddisfazione più grande". 

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