Il torrone fa Natale. Difficile pensare ad un angolo domestico, da Nord a Sud del Belpaese, che non ne nasconda almeno un pezzo. Il viaggio del torrone verso l’Italia inizia nella notte dei tempi. Gli arabi lo portarono in Sicilia attraverso la Spagna. Lo Stretto lo passò con Federico II. Nel libro del medico di Cordova, Abdul Mutarrif, è descritta la preparazione del turun, un composto da miele, mandorle, zucchero e spezie varie, successivamente tostato. Da qui l’origine della parola torrone. Troviamo la stessa matrice semantica nella famosa mol lica abbrustolita siciliana, chiamata ‘atturrata’, per l’appunto, tostata. Più fantasiosa la spiegazione secondo cui il nome deriverebbe dal Torrazzo di Cremona, la torre campanaria del Duomo della città. Avendo fatto ordine sulle genesi del dolce, possiamo concentrarci sulla parte più gustosa, ossia parlare di alcune tra le varietà più famose in Italia e nel mondo.
Torrone di Cremona: sicuramente uno dei più famosi. Abbastanza compatto è composto da mandorle, miele e bianco d’uovo, modellato in modo da riprodurre la forma del campanile. Attualmente, oltre alla produzione del torrone classico, si è sviluppata anche quella del torrone morbido.
Torrone di Tonara (Nuoro): anche la Barbagia presente all’appello, con uno dei suoi prodotti più apprezzati già dalla fine dell’800. Un torrone sicuramente croccante e friabile al taglio che prevede, nella ricetta originale, solo albumi e miele. Di buona masticazione e soprattutto mai stucchevole, in quanto non contiene zuccheri aggiunti.
Torrone di Guardiagrele: l’Abruzzo, si sa, è famoso per i sapori decisi e questo particolare torrone, molto più vicino ad un croccante, non prevede l’uso di albumi in preparazione, ma esclusivamente mandorle, canditi e miele. Viene spolverato di cannella in modo da renderlo unico rispetto agli altri “colleghi” nazionali.
Torrone di Bagnara Calabra Igp: l’unico Igp italiano è in Calabria, a Bagnara. Il prodotto, sotto forma di torroncino, è ottenuto dalla cottura di miele, zucchero e mandorle non pelate e tostate, cannella e chiodi di garofano in polvere. Ne esistono due versioni: la Martiniana, con copertura di zucchero e il Torrefatto, con cacao amaro.
Torrone spagnolo: il più vicino a quello italiano tradizionale è, gioco forza, lo spagnolo. Anche in Spagna ne esistono due varianti. Quella di Alicante, molto dura e compatta, con mandorle intere e la variante Jijona, morbida, con mandorle frullate e ridotte in pasta.
Torrone in Medio Oriente: dal Pakistan alla Siria col nome di “halva”, dall’arabo “helw“, che vuol dire appunto dolce. La pasta è molto morbida e trionfano i pistacchi, il sesamo e le mandorle.