L’assonanza con il nome è clamorosa. Da una parte il nostro Prosecco, il vino italiano più venduto e amato all’estero, simbolo di made in Italy, di festa e convivialità. Dall’altro il Prosek croato, additato dal mondo del vino e della politica come caso estremo di italian sounding. La novità è che c’è il via libera dell’Unione Europea che ha ritenuto ammissibile la domanda di protezione geografica del Prosek. Una "benedizione" arrivata dal cuore dell'Europa che sta sollevando un polverone di polemiche e che sta facendo infuriare i produttori italiani di Prosecco. Il rischio, reale, è che all’estero si crei una notevole confusione fra l’originale, il prodotto veneto le cui uve crescono sulle colline trevigiane patrimonio Unesco, e il prodotto croato dal nome simile.
Il via libera della Commissione europea si tradurrà nella pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della domanda di registrazione della menzione tradizionale “Prosek” che era stata avanzata dalle autorità croate, come ufficializzato dallo stesso Esecutivo Ue. Esecutivo che ha risposto a una interrogazione urgente dell'eurodeputata leghista Mara Bizzotto. Ma ci sono due mesi di tempo per fare opposizione. «Di fronte a questa folle decisione della Ue - si legge in una nota di Bizzotto - siamo pronti alle barricate per difendere in ogni modo e in ogni sede il Prosecco made in Italy perché deve essere chiaro a tutti che l'unico vero Prosecco è quello prodotto nelle nostre terre». Bizzotto sottolinea che la Lega darà battaglia nei prossimi 60 giorni: «Due mesi, che rappresentano i termini temporali per presentare ricorsi e obiezioni prima della decisione finale della Commissione Ue. Noi della Lega e tutto il nostro territorio porteremo avanti una battaglia campale per difendere la tipicità e la qualità del nostro Prosecco e il lavoro di migliaia di aziende».
«Solo pochi giorni fa la Corte di giustizia europea era stata molto chiara intervenendo sulla querelle fra Francia e Spagna sul caso Champanillo. Per i giudici, il regolamento Ue protegge le Dop da condotte relative sia a prodotti che a servizi e può sussistere evocazione di una Igp o di una Dop qualora, trattandosi di prodotti di apparenza analoga, vi sia un’affinità fonetica e visiva tra l’Igp o la Dop e il segno contestato. Ci sembra sia proprio il caso del Prosecco e del Prošek. La nostra denominazione - nota Centinaio - è inoltre strettamente legata a un territorio ben definito. Un valore riconosciuto anche dall'Unesco che ha iscritto le colline del Prosecco nella lista del Patrimonio mondiale dell'Umanità. Vanno tutelati gli operatori agricoli e gli sforzi fatti per ottenere prodotti di qualità e impedire che terzi si possano avvantaggiare abusivamente della notorietà che deriva dalla qualità di tali prodotti. Ci opporremo in ogni sede e con tutti gli strumenti a disposizione contro una scelta irrazionale e lesiva di una nostra eccellenza apprezzata in tutto il mondo. Lo hanno evidenziato anche gli ultimi dati Istat sull'export del nostro vino che ha fatto segnare risultati straordinari in particolare proprio per le nostre bollicine. Noi siamo sempre stati rispettosi delle denominazioni altrui e ci aspettiamo lo stesso dagli altri. Ora si colpiscono gli interessi italiani, domani potrebbe toccare a quelli francesi o spagnoli. Nei due mesi di tempo che abbiamo a disposizione per bloccare questa decisione assurda dobbiamo fare ora più che mai sistema, all'interno e con gli altri Paesi, per dire un fermo no a quello che può trasformarsi in un precedente molto pericoloso per tutto il Made in Italy».