InAlto: alta cucina ai 2500 metri del Col Margherita
di Marco Colognese
Circondato da tanta maestosità e integrato alla stazione della funivia c’è un nuovo rifugio con ambizioni gastronomiche interessanti: nomen omen, perché si chiama InAlto. Vetrate panoramiche e interni di design ben contestualizzati sono il degno preludio a una cucina di alta qualità che è stata affidata a Ivan Matarese, cuoco d’esperienza il quale si è mosso con disinvoltura da Porto Cervo a esperienze d’alta quota.
Qui nella Ski Area del San Pellegrino, la cucina andrà di pari passo con l’apertura, estiva e invernale, degli impianti di risalita. Accompagnati da un servizio solerte e sorridente e da un abbinamento enologico tratto da una carta non vasta ma adeguatamente articolata, arrivano piatti ben concepiti e gustosi: quel che ci si aspetta insomma da un rifugio moderno.
E allora ecco la polenta di Storo con una morbida tartare tagliata al coltello e aromatizzata al cumino con il tocco prezioso dell’albicocca vesuviana e verza alla brace, giusto per iniziare. Si prosegue con una ricca crema di patate profumata al Dol Gin (un gin con botaniche dolomitiche), burrata, funghi porcini e un crumble al pane di segale.
Molto buono anche l’orzotto mantecato al Taleggio (sarebbe stato il massimo se il formaggio fosse stato magari più autoctono e un po’ più intenso, ma è un peccato davvero veniale) con rafano, cipolla caramellata e riduzione di rapa rossa. Succulento il petto d’anatra con composta di fichi alla cannella, topinambur in due consistenze e verdure appassite.
Godibilissimo il dolce, a concludere un pasto di alto livello in tutti i sensi: Madeleine Pan, frutti di bosco, crema pasticcera al lemongrass e panna fresca.