Sono riportate su una stele di 3770 anni fa e Bill Sutherland, professore di Cambridge, le ha studiate e preparate durante la quarantena. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
"La colpa forse è del lockdown, ma comunque sia, per qualche motivo, ho deciso di cucinare il mio primo pasto babilonese, traendo le ricette da una tavoletta. Risalgono al 1750 a.C. e sono le più antiche attualmente esistenti. Sembrava andare male, ma alla fine è stato "Il miglior pasto mesopotamico che abbia mai mangiato". Un tweet lanciato nell'etere quasi inconsapevolmente quello di Bill Sutherland, professore dell'Università di Cambridge, che ha avuto durante il lockdown l'idea di fare e condividere sui social questa sua piccola avventura culinaria dal sapore storico. Quello che non il professore di biologia non si aspettava sicuramente è stato il riscontro social: oltre 20mila retweet e 62mila like, numeri importanti per l'universo dei cinguettii, che hanno creato un vero e proprio caso mediatico, portando la notizia curiosa in tutto il Web.
Le ricette più antiche del mondo e il professore di Cambridge che le ha provate
Intervistato da alcune testate online, Sutherland si è dichiarato incredulo del fatto che "quasi 4 milioni di persone" avessero visualizzato, in qualche forma e su varie piattaforme, la sua storia di quarantena. Una storia nata con tanto tempo a disposizione, come lo abbiamo avuto tutti noi, e un libro. Quello del Bill Dr. Moudhy Al-Rashid, "un vero esperto di cultura mesopotamica", del cui volume che raccontava la cucina ne aveva sentito parlare da alcuni amici e collghi e che, in curiosito, aveva deciso di comprarlo. "Ho subito pensato che sarebbe divertente provare a cucinarli". Nonostante la stranezza e la particolarità delle ricette in questione "non c'è voluto molto tempo, circa un'ora di pianificazione e un paio d'ore di cottura", niente di particolarmente differente dalla pianificazione di un pranzo tradizionale di più portate. Il brodo degli Elamiti (con salsa di pomodoro)
Il pranzo in questione era formato da una pagnotta - anche questa con spiegazioni in lingua accadica, l'antica lingua babilonese in caratteri cuneiformi in cui sono iscritte le steli più antiche del mondo, compreso il codice di Hammurabi -, due stufati, uno sformato di cipolle ante litteram e un brodo che ancora oggi, con delle modifiche, è preparato dai popoli di quelle zone. Ricetta per ricetta, le ha raccontate in tutti i suoi vari tweet, tra perplessità e aggiusti all'originale. "Le ricette sono particolarmente concise e ristrette nella spiegazione, questo mi ha lasciasto perplesso" racconta in uno di questi momenti social, spiegando come in alcune occasioni abbia dovuto ricorrere a dei piccoli escamotage di fantasia. Nel caso dello Spezzatino di agnello - che lui serve con dei tortini fatti dalla figlia -, ha ritenuto per esempio "di non dover soffriggere aglio e porro, perché nella ricetta non era specificato" e li ha usati come semplice guarnizione, mentre per il Brodo degli Elamiti ha sostituito un ingrediente: il sangue di agnello - per ovvie ragioni - è stato sostituito con una più moderna e sostenibile salsa di pomodoro. Porro, cipolle, aglio e coriandolo sono gli ingredienti che più di tutti risaltano dallo studio di questo piccolo e strambo menu, e tornano anche in uno sformato assolutamente attuale: porro e cipolle con pangrattato.
Il Tu'hu
Nient'altro che un antenato del nostro moderno gratin. "Non vi sembrerebbero così strani questi piatti, se vi venissero serviti al ristorante" sottolinea Sutherland su twitter come in alcune interviste, e ha ragione se si pensa all'aspetto del Tu'hu, il piatto finale del pasto, ovvero uno spezzatino con rucola, coriandolo, cipolla, birra e barbabietola per un risultato esteticamente non molto dissimile da alcuni piatti della cucina nordica che siamo abituati a vedere in ristoranti contemporanei.
Una lezione di Storia, ma a tavola - o meglio, sulla tavola allargata che oggi sono i social -.
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