La Bettola di Piero: un'oasi di rustica eleganza nella Milano più cool
Luca Iaccarino
La Cassoeula
Arredo tipico e di classe, per un'osteria dalla cucina verace con un tocco di ricercatezza. A pochi passi da Porta Romana. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Lo premetto: della milanese Bettola di Piero mi sono innamorato a prima vista. È un colpo di fulmine freschissimo – ci sono stato per la prima volta in vita mia poco tempo fa – ma potente come solo i coup de foudre sanno essere. Il nostro incontro è stato perfetto. Dall’esterno: la vecchia scritta “Trattoria”, la minuscola insegna a bandiera “La bettola di Piero”. Dentro: un locale da osteria elegante, tovaglie a quadri, pavimento in graniglia, alla parete uno splendido quadro raffigurante un convivio. Ma soprattutto: le sale (scoprirò essere numerose) sono affollate. Il che è buon segno. Ma potrebbe essere fonte di stress e scontrosità, invece l’adorabile titolare – da dietro il banco bar – mi dice: aspetti che telefono a un nostro cliente abituale per vedere a che ora arriva, nel caso potrei metterla al posto suo.
La Bettola di Piero: Milano tra rusticità ed eleganza (sui generis)
Mentre chiama serve due Prosecco con vermouth agli astanti e già che c’è mi dice: “le va un bicchiere di Prosecco?”. Così, naturalmente, senza smancerie, proprio come dovrebbe succedere in un’osteria: calore, stiamo bene, vogliamoci bene, chiudiamo i casini fuori dalla porta. L’habitué arriverà tra un po’ quindi mi accomodo al suo tavolo (che privilegio!) e mi godo questo posto bellissimo: il legno per terra, un soffitto a cassettoni decorato, i quadri con i pesci, il lampadario bracciuto. Il menu del pranzo è semplice ma non troppo: cavatelli al pesto di cavolo nero; pasta e fagioli; bucatini all’amatriciana; polpette al sugo con purè; sarde fritte con finocchi e arance; frittata con insalata (la poesia della frittata!); polenta con trevisana e fonduta. Con dieci euro si ha un piatto e un quarto di vino, con sedici primo, secondo, vino. Ma io punto dritto alla COSA GROSSA: a 17 euro, comprensivi di acqua e caffè, c’è la cassoeula, il piatto di verze e maiale tipicissimo lombardo. Lo ordino ed è una festa: una deliziosa porzione di cotenne, salsiccetta, musetto, zampa e altri oggetti non indentificati con cavolo e polenta. Buonissimo. Buo-nis-si-mo.
Per non farmi mancare nulla aggiungo una fettina di una squisita (lo so che sto usando troppi superlativi, ma è la verità) tarte tatin di pere che avevo visto esposta su una madia e con il caffè e acqua spendo 21 euro. Alla fine torno alla cassa ebbro di suino, di vino e di felicità e chiacchiero con la signora che scopro essere torinese come me e aver scoperto la passione per l’ospitalità grazie all’amata nonna. Parliamo, raccontiamo e mi piacerebbe passare qui il pomeriggio, di fronte a un bicchiere di vermouth. Le vere osterie sono così: posti dai quali vorresti uscire mai. La Bettola di Piero
Via Orti 17, Milano
Chiuso domenica e sabato a pranzo
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