Un piatto di risulta, il brodetto povero. Molto diverso dall'idea attuale di questo piatto e dalla sua realizzazione. Un'occasione, anche per le famiglie meno abbienti, di mangiare il pesce. A Trieste era il modo per recuperare la cosiddetta "minudaia", ovvero pesci di piccole dimensioni e poco valore come i latterini. Il brodetto, infatti, era realizzato con gli avanzi, in particolare di una frittura consumata in famiglia. A quel punto il pesce veniva ripassato nuovamente nella farina, messo in padella per rinvenire e utilizzato per la nuova ricetta. Immancabili molluschi come seppie e calamari. Era il piatto dei pescatori che lo preparavano direttamente sulle loro barche, una preparazione saporita e a costo zero.
Il brodetto è una delle ricette raccontate dalla guida Ricette di Casa: Friuli Venezia Giulia che Le Guide di Repubblica dedicano alle ricette della memoria, quelle preparazioni, spesso non scritte, che si conservano di genitore in figlio. Una ricetta nata dall'ingegno domestico e dalla necessità di non sprecare niente. Un “rimedio” che è finito per diventare un caposaldo della tradizione. Emilio Cuk, maestro di cucina che da anni porta avanti una politica basata sul recupero delle preparazioni della tradizione locale, propone la sua ricetta. Tra gli ingredienti, oltre al calamaro, anche sgombro e cefalo dorato, aglio, concentrato di pomodoro, vino bianco per sfumare. Il brodetto viene servito (con una spolverata di prezzemolo) su una base di un sughetto rosso e denso nel quale il pesce, fritto in precedenza, continuerà a cuocere per trenta minuti. Per Claudio Rosso, del Buffet da Benedetto di Trieste, è fondamentale per il suo bordetto una base di olio, cipolla, aglio e aceto. “Se si tratta di recuperare un piatto - dice - l'importante è che ci siano dentro calamari e seppie, che sono quelli che mantengono di più la freschezza, perché è noto che il pesce fritto, una volta raffreddato, perde la gran parte delle sue caratteristiche di gusto e tende a disfarsi, a perdere consistenza. Questa ricetta ha, invece, trovato la maniera di farlo rinvenire, trasformandolo in un piatto sostanzialmente nuovo, ma dal sapore molto interessante”.
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E per provare il brodetto povero, come le altre proposte della tradizion (in particolare triestina) non mancano le occasioni. Come alla Gran Osteria Tre Noci di Sistiana, una casa carsica dove la tradizione è protagonista con il pesce del golfo e la carne, cavallo di battaglia dell'altopiano. Oppure a Trieste da Ai Giardinieri, in via Scussa 3, locale storico della cucina “du marchè”: niente congelatori, solo pescato del giorno per preparare i piatti della tradizione e qualche variazione a seconda delle disponibilità. Più trendy, almeno nell'arredamento, l'Antica Ghiacceretta che ha sostituito un'antica e amata osteria mantenendone la sostanza: il pesce è grande protagonista. Dai crudi alle cicale di mare al vapore, dai ravioli ripieni di scampi e ragù di cappesante agli spaghetti con vongole, bottarga di muggine e pistacchio. A dieci metri da piazza dell'Unità, sempre a Trieste, Hostaria Malacanton. Ristorante di pesce dove si parte dalla tradizione per spostarsi verso proposte creative e inedite, frutto dell'inventiva dello chef. Nel cuore di San Giacomo, via San Marco 10, c'è Montecarlo dove la possibilità di gustare i sapori tipici triestini è molto elevata, con il pesce, ovviamente, in primo piano. Per gli amanti della carne, invece, c'è una sala dedicata. Scabar, in Erta Sant'Anna 63, è, infine, il punto d'incontro tra tradizione e modernità, territorio e creatività. Un mix riuscito che abbraccia anche la composizione della carta dei vini.
Il brodetto è una delle ricette raccontate dalla guida Ricette di Casa: Friuli Venezia Giulia che Le Guide di Repubblica dedicano alle ricette della memoria, quelle preparazioni, spesso non scritte, che si conservano di genitore in figlio. Una ricetta nata dall'ingegno domestico e dalla necessità di non sprecare niente. Un “rimedio” che è finito per diventare un caposaldo della tradizione. Emilio Cuk, maestro di cucina che da anni porta avanti una politica basata sul recupero delle preparazioni della tradizione locale, propone la sua ricetta. Tra gli ingredienti, oltre al calamaro, anche sgombro e cefalo dorato, aglio, concentrato di pomodoro, vino bianco per sfumare. Il brodetto viene servito (con una spolverata di prezzemolo) su una base di un sughetto rosso e denso nel quale il pesce, fritto in precedenza, continuerà a cuocere per trenta minuti. Per Claudio Rosso, del Buffet da Benedetto di Trieste, è fondamentale per il suo bordetto una base di olio, cipolla, aglio e aceto. “Se si tratta di recuperare un piatto - dice - l'importante è che ci siano dentro calamari e seppie, che sono quelli che mantengono di più la freschezza, perché è noto che il pesce fritto, una volta raffreddato, perde la gran parte delle sue caratteristiche di gusto e tende a disfarsi, a perdere consistenza. Questa ricetta ha, invece, trovato la maniera di farlo rinvenire, trasformandolo in un piatto sostanzialmente nuovo, ma dal sapore molto interessante”.
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E per provare il brodetto povero, come le altre proposte della tradizion (in particolare triestina) non mancano le occasioni. Come alla Gran Osteria Tre Noci di Sistiana, una casa carsica dove la tradizione è protagonista con il pesce del golfo e la carne, cavallo di battaglia dell'altopiano. Oppure a Trieste da Ai Giardinieri, in via Scussa 3, locale storico della cucina “du marchè”: niente congelatori, solo pescato del giorno per preparare i piatti della tradizione e qualche variazione a seconda delle disponibilità. Più trendy, almeno nell'arredamento, l'Antica Ghiacceretta che ha sostituito un'antica e amata osteria mantenendone la sostanza: il pesce è grande protagonista. Dai crudi alle cicale di mare al vapore, dai ravioli ripieni di scampi e ragù di cappesante agli spaghetti con vongole, bottarga di muggine e pistacchio. A dieci metri da piazza dell'Unità, sempre a Trieste, Hostaria Malacanton. Ristorante di pesce dove si parte dalla tradizione per spostarsi verso proposte creative e inedite, frutto dell'inventiva dello chef. Nel cuore di San Giacomo, via San Marco 10, c'è Montecarlo dove la possibilità di gustare i sapori tipici triestini è molto elevata, con il pesce, ovviamente, in primo piano. Per gli amanti della carne, invece, c'è una sala dedicata. Scabar, in Erta Sant'Anna 63, è, infine, il punto d'incontro tra tradizione e modernità, territorio e creatività. Un mix riuscito che abbraccia anche la composizione della carta dei vini.