Dici Portobello e pensi al popolatissimo mercatino antiquario. Dici Portobello e ti tornano in mente i Beatles che in fila indiana attraversano la strada, scalzi e sulle strisce, of course. Dici Portobello e nelle orecchie rimbomba il reggae del Festival caraibico di Notting Hill, un po’ di erbetta a profumare l’aria. Ma all’angolo di Talbot Road in questa bella giornata d’inverno la musica cambia drammaticamente, è quella che suona Brett Graham sui fornelli de The Ledbury. Un motivo aristo-pop che ben difficilmente si ripete nel tempo, ma che al contrario si rivela ogni volta carico di note felici. Le stelline Michelin (due) luccicano nel vento mentre lo chef scala la classifica dei Fifty Best, e la sua meritata fama è quella del campione della British Modern Cuisine (a voler applicare i parametri della felice definizione coniata da Enzo Vizzari per la Guida de l’Espresso).
Un campione nazionale che per i gourmet di mezzo mondo è diventato una meta gastronomica imprescindibile per chi visiti o viva a Londra. The Ledbury, faro della borghesia “posh” che fatica anche lei a trovare un tavolo tra le mille richieste che piombano per qualsiasi giorno e qualsiasi ora della settimana. Una volta, quando entravi in un grand restaurant da queste bande ti colpiva il tono discreto, quasi sommesso, delle conversazioni, soprattutto se arrivavi dal caloroso Mezzogiorno d’Italia. Oggi invece le chiacchiere e le risate si son fatte più allegre, che si tratti degli indigeni (40 per cento degli avventori), degli asiatici (30), degli americani (10) o degli europei (20, pochissimi dei quali italiani), tutti uniti da un uso disinvolto dell’Iphone per coltivare la propria personalissima passione di Porn Food: che nulla sfugga all’obbiettivo del cellulare!
Davanti alla porta d’ingresso, una piccola terrazza animata da un gruppo di fumatori accaniti. Una signora elegantissima, tabagista sui quarant’anni, mini-tailleur di Chanel, niente calze, tiene banco in mezzo ad un gruppo di amici scarsamente vestiti: Cigarettes&Champagne. A proteggere gli ospiti dal vento che spazza la collina, una doppia parete di vetro animata da tante piccole lampadine allungate (spermatozoi o melanzane?). Una cinquantina di coperti raccolti in una sala non minimalista ma semplice, tende marroni, boiserie e un morbido parquet sul quale si muove discreto un bel gruppo di camerieri, tutti maschi, tutti giovani e tutti fior di professionisti.
Della Francia, che per secoli tenne in scacco il gusto e la cucina dell’Isola, restano evidenti alcune tecniche di cucina ma soprattutto s’impongono da protagonisti i grandi vini, una selezione esemplare di Borgogna e Bordeaux, che schiaccia le bottiglie pure scelte con intelligenza e senza limiti territoriali tra Austria, Sudafrica, Australia, Germania e Italia. Bottiglie accomunate dal prezzo, e dai ricarichi che arrivano a raddoppiare il conto. Il menu degustazione al mattino costa 70 sterline e la sera 140 sterline, ma se chiedete al sommelier l’abbinamento previsto, arrivate rispettivamente a 125 e 245 pounds. Prezzi elevati che non scoraggiano la platea degli appassionati e dei benestanti curiosi. E in effetti l’esperienza, persino al palato dal cuore terrone, è notevole.
The Ledbury: il campione della cucina inglese contemporanea
Guido Barendson
Il locale dello chef Brett Graham punto di riferimento della Londra chic, con una sala minimale e un menu che fa rivivere i prodotti più tradizionali