A 27 anni Alice Cerutti ha lasciato la città, Torino, ed è andata a vivere in campagna. E lì si è inventata una nuova vita. Non solo per lei in realtà, ma anche per le terre che andava abitare. Le aveva scelte per la famiglia il nonno, che negli anni 50 aveva comprato una antica cascina a Crova piccolo paese di 350 abitanti nel Vercellese. “Era una cascina sperduta in mezzo al nulla, tutt’intorno c’erano solo campi”. Era il 2008 e Alice è tornata a scuola per fare le cose per bene. “Nessuno prima di me in famiglia aveva mai coltivato il riso. Mia mamma aveva messo a dimora alcune piante. Era già stato a suo modo folle. Io lo sono stata ancora più di lei”. E racconta della prima volta che è tornata a scuola dopo la laurea in marketing . “Ho fatto le serali ad Agraria. La prima volta mi hanno scambiato per la prof”. Lei studia e immagina un futuro che è pieno di farfalle, libellule. Ma anche di Pittima Reale, un raro uccello migratore.
Dal nulla all’oasi
Nel 2019 nasce l’oasi. “Fin dall’inizio avevo chiaro il mio progetto che non era assolutamente basato solo sulla produzione. Con l’aiuto della mia famiglia ho iniziato a recuperare la struttura, un recupero conservativo. Questo è stato il punto di partenza ed è ancora il filo conduttore”. Cascina Oschiena ha preso man mano forma: oggi è un’oasi naturale in cui sono state riportate specie animali e vegetali autoctone. L’ha raccontato nel corso dell’evento “Le donne che salvano la terra”, un laboratorio all’interno di Terra Madre Salone del Gusto 2026 in cui si è dato spazio a dieci imprenditrici che lavorano per custodire la terra e produrre cibo buono, pulito e giusto. Con lei c’era anche Irene Calamante che a Cabella Ligure (Alessandria) che ha riportato in vita il pane della comunità, stessa ricetta di una volta e stessi ingredienti antichi.
Un riso antico e poco conosciuto
A Terra Madre Alice Cerutti ha portato il suo riso. Un riso speciale perché antico. Un Arborio classico. E l’attenzione va all’aggettivo che lo distingue da quello comune. “Quella di puntare sulle varietà antiche è una scelta consapevole e in continuità con il lavoro che sto facendo nella cascina e tutt’intorno. Dal 2020 siamo solo 5 aziende certificate a coltivare e mantenere in vita l'Arborio autentico e la sua storia, che purtroppo ormai sta scomparendo. Le grandi dimensioni del chicco e la sua perla centrale ed estesa lo annoverano tra i migliori risi da risotto garantendo un’ottima mantecatura e capacità di assorbimento dei condimenti esaltandone gusto e sapore”.
C’è tutto un mondo intorno
Nella Cascina Oschiena il riso si coltivava sin dal XVI secolo grazie al lavoro dei Monaci Benedettini. Oggi l’impegno di Alice Cerutti va anche oltre la coltivazione. “Fare agricoltura oggi – ha sottolineato – significa custodire anche il territorio. Così un terzo dei terreni dell’azienda li ho restituiti all’ambiente circostante per coltivare la biodiversità. Mi piace pensare che la natura ha visto i nostri sforzi e ci ha premiati, portando qui un raro uccello migratore, il cui ultimo sito censito di nidificazione in Italia è proprio la nostra cascina. Ancora ricordo il giorno in cui venne a farci visita l’ornitologo Mauro della Toffola, che segue questa specie da 40 anni, e ci disse di fare attenzione, perché avevamo una grande responsabilità”.
E da questa dichiarazione parte del progetto iniziale è cambiato. Parte dell’ambiente di acqua bassa e delle zone prative vengono mantenute asciutte o semi-umide per circa tre mesi all’anno (aprile, maggio e giugno), per favorire e garantire una zona sicura per la nidificazione e l’allevamento di tre uccelli rari in forte diminuzione in tutta Europa: la Pittima Reale, il Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus) e la Pavoncella (Vanellus vanellus), specie messe sempre più a rischio dalle nuove tecniche di lavorazioni della risicoltura intensiva.