Stropicciato come un papavero

Tra infusi e insalate, la gentilezza del caccialepre

Il caccialepre (foto da sito Resiliens.it)
Il caccialepre (foto da sito Resiliens.it) 

Nota anche come “Grattalingua” questa erba spontanea simile al tarassaco può essere utilizzata in cucina. Ma, per rispettare la natura, va raccolta con cura

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Grattalingua, terracrepolo, latticina, caccialebra, insalata di monte; sono solo alcuni dei nomi con cui viene volgarmente chiamata la Reichardia Picroides, una simpatica piantina appartenente alla famiglia delle Asteraceae, e conosciuta per i più con il curioso nome di caccialepre.

Simile per aspetto al tarassaco, il caccialepre resiste bene sia al freddo che ai climi aridi. In inverno genera foglie basali aderenti al terreno, ruvide e prive della classica peluria, mentre in primavera allunga gli steli quando inizia il lungo periodo della produzione di rustici fiori gialli che si protrae fino a fine autunno.

È una pianta che cresce sui poggi erbosi, nei prati, ma più frequentemente nei muri a secco, negli interstizi tra una pietra e l’altra.

(dal sito coltivazionebiologica.it)
(dal sito coltivazionebiologica.it) 

Il curioso soprannome di caccialepre è dovuto molto probabilmente al fatto che di questa pianta le lepri ne sono particolarmente ghiotte. Si dice infatti che, un tempo, i cacciatori durante le loro uscite si appostavano in attesa delle lepri proprio nelle zone in cui questa piantina abbondava abitando felicemente lo spazio.

Complice involontaria e alleata dei cacciatori che ben si curano di non calpestarla, la piantina attua, suo malgrado, un tranello salvifico nei confronti degli animaletti dalle lunghe orecchie, golosi predatori. Nulla può, invece, nei confronti dell’uomo, che su suggerimento indiretto delle lepri, ha scoperto quanto le sue foglie siano buone e benefiche per l’organismo.

Croccanti in bocca, le giovani e tenere foglie possono essere consumate crude e spezzettate in insalate, da sole o assieme ad altre erbe di campo, o anche cotte in zuppe, minestre, salse verdi, lessate e consumate come verdura con un filo d’olio a crudo, oppure ancora, in aggiunta a qualche gustoso primo piatto a base di pasta.

Regalano un gusto saporito ma con un rimando sapido e dolciastro.

Nella medicina popolare le radici della piantina raccolte prima della fioritura e dopo averle cotte, venivano consumate per le loro proprietà depurative, antiossidanti e diuretiche, mentre in passato, l’infuso di caccialepre veniva utilizzato per stimolare la produzione di latte nelle donne dopo aver partorito. Non dobbiamo, però, farci prendere troppo la mano, nel senso letterale del termine, e cerchiamo di avere rispetto per la natura (non è mai abbastanza) e il suo delicato equilibrio. Raccogliamone il giusto quantitativo, senza esagerare, e non dimentichiamo che si tratta di piante perenni, quindi raccogliamo le foglie con gentilezza, senza sradicare la pianta.

Cercatela e portatela in tavola, in fondo potreste salvare un piccolo leprotto. Buon appetito.

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