Nel miglior hotel del mondo, anche il ristorante deve valere il viaggio. Il Rosewood di Hong Kong ne ha undici tra ristoranti e bar, oltre a Victoria Harbour davanti alle finestre e non stupisce affatto che per il secondo anno consecutivo sia al primo posto nei The 50 Best Hotels 2026, annunciati il 15 settembre a Parigi. Seguono il Capella, il Four Seasons di Bangkok, l’Atlantis The Royal di Dubai e, quinta e prima europea, l’italiano Passalacqua sul lago di Como.
La classifica, che, riunisce strutture di 22 territori e sei continenti, votate da oltre 800 tra albergatori, giornalisti e viaggiatori esperti, racconta luoghi di bellezza e gusto. A partire dal Passalacqua, primo dei sei (lo stesso numero della Francia) che per il secondo anno consecutivo si aggiudica anche il premio di miglior hotel d’Europa e di miglior Boutique Hotel. La villa settecentesca di Moltrasio ha appena 24 camere e affronta la cucina come il resto dell’ospitalità. A guidarne la proposta gastronomica è Viviana Varese, che ha trasferito sul lago la propria idea di “cucina di casa” con un quid in più. Non esiste qui la rigida separazione fra ristorante gastronomico, pranzo informale e desiderio fuori orario: si può cenare sulla terrazza, mangiare nel padiglione della piscina La DoubleJ, partecipare alla preparazione della pasta o imbattersi in una degustazione nata quasi per caso. Dietro l’apparente spontaneità c’è una cucina aperta per gran parte della giornata, costruita con prodotti dell’orto, pesci di lago e ricette delle grandi ville italiane.
Al dodicesimo posto c’è il Four Seasons Firenze, ricavato tra Palazzo della Gherardesca e l’ex convento della Gherardesca. Il suo indirizzo gastronomico è Il Palagio, una stella Michelin, dove Paolo Lavezzini lavora sulla cucina toscana senza ridurla a una sequenza di citazioni obbligatorie. I due menu degustazione e la carta seguono le stagioni; nella bella stagione il servizio si sposta sulla terrazza affacciata su uno dei più grandi giardini privati della città.
La vera irruzione italiana dell’anno, però, arriva al diciottesimo posto. Casa Maria Luigia, la dimora di campagna creata alle porte di Modena da Massimo Bottura e Lara Gilmore, entra direttamente nella Top 20 e conquista il premio Highest New Entry 2026. Qui la ristorazione non è un servizio aggiunto al soggiorno: è una delle mille anime del luogo. Francescana at Maria Luigia ripercorre in nove portate alcuni dei piatti più riconoscibili della storia dell’Osteria Francescana, serviti contemporaneamente agli ospiti. Poi c’è Al Gatto Verde, una stella Michelin, affidato a Jessica Rosval: una cucina costruita attorno al fuoco, alle braci e agli ingredienti dell’azienda agricola, accanto all’acetaia che custodisce 1.300 botti di aceto balsamico tradizionale.
Al numero 32 compare il Bulgari Roma, affacciato sul Mausoleo di Augusto. Al quinto piano si trova Il Ristorante – Niko Romito, una stella Michelin, con una terrazza che rimette Roma al centro della tavola. Romito applica alla cucina italiana il lavoro di sottrazione e precisione sviluppato negli anni: ricette riconoscibili, ripensate nelle tecniche senza diventare esercizi da decifrare. Al piano terra Il Caffè tiene invece il registro più romano, tra supplì, fiori di zucca, carbonara e saltimbocca. Punta di diamante assoluta la colazione, aperta anche al pubblico, che oltre che sulla tradizione italiana, con lievitati d’eccellenza – pane e marmellata compreso – permette di ordinare anche dal menu della colazione cinese e dalla colazione araba. Un viaggio intorno al mondo nel tempo di un caffè, o poco più.
New entry anche Portrait Milano, trentanovesimo, all’interno dell’antico Seminario Arcivescovile in corso Venezia. Qui la tavola cambia tono: 10_11 lavora su una cucina italiana più quotidiana, da attraversare dalla colazione all’aperitivo, mentre Beefbar Milano, nato dal progetto internazionale di Riccardo Giraudi, mette insieme carni selezionate e uno “street food” decisamente poco stradale. A completare il quadro c’è Rumore, american bar affacciato sulla grande piazza interna che strizza l’occhio alla Milano più dinamica e da bere.
Chiude la classifica, al cinquantesimo posto, il San Domenico Palace di Taormina, diventato mondialmente riconoscibile anche grazie alla seconda stagione di “The White Lotus”. Il ristorante di riferimento è Principe Cerami, una stella Michelin, guidato da Massimo Mantarro. La cucina siciliana viene riletta attraverso il pesce del Mediterraneo, gli agrumi, le verdure e i prodotti dell’isola, mentre dalla terrazza l’Etna e la baia si occupano della parte scenografica. Per una volta senza bisogno di effetti speciali.
Da Bangkok a Parigi, gli altri ristoranti da conoscere. Tra gli undici locali del Rosewoos Hong Kong, spiccano CHAAT, dedicato alle cucine regionali indiane, e The Legacy House, cantonese: entrambi hanno una stella Michelin. Attorno gravitano la steakhouse HENRY, l’all-day dining di Holt’s, l’italiano BluHouse e DarkSide, cocktail bar con jazz dal vivo. Si potrebbe trascorrere l’intero soggiorno senza ripetere lo stesso tavolo. E qualcuno potrebbe prenotare proprio per questo. Al secondo posto, il Capella Bangkok ospita Côte by Mauro Colagreco, due stelle Michelin. La cucina è affidata sul posto a Davide Garavaglia e prende spunto dalla Riviera francese e da quella ligure. L’Atlantis The Royal di Dubai, quarto, risponde con un intero quartiere gastronomico: il nome più noto è Dinner by Heston Blumenthal, una stella Michelin, che recupera ricette britanniche risalenti anche al Medioevo e le sottopone alla precisione tecnica dello chef di The Fat Duck.
La concentrazione diventa particolarmente alta a Parigi. Al Le Bristol, diciannovesimo, Epicure conserva tre stelle Michelin con Arnaud Faye; un gradino più sotto nella classifica degli hotel, il Cheval Blanc Paris ospita Plénitude, tre stelle di Arnaud Donckele, dove sono le salse — chiamate significativamente “assoluti” — a costruire il centro dei piatti. Due alberghi separati da poco più di due chilometri e due ristoranti che, sommati, valgono già sei stelle. Al quarantesimo posto, nell’Hôtel de Paris Monte-Carlo, si trova uno dei ristoranti d’albergo che hanno cambiato la storia del genere: Le Louis XV – Alain Ducasse, tre stelle Michelin, aperto nel 1987 dopo la sfida lanciata dal principe Ranieri III a un Ducasse poco più che trentenne.
La classifica completa
1. Rosewood Hong Kong – Hong Kong
2. Capella Bangkok – Bangkok
3. Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River – Bangkok
4. Atlantis The Royal – Dubai
5. Passalacqua – Lago di Como
6. Rosewood São Paulo – San Paolo
7. Mandarin Oriental Qianmen – Pechino
8. Upper House Hong Kong – Hong Kong
9. Chablé Yucatán – Chocholá
10. Mandarin Oriental Bangkok – Bangkok
11. Aman Tokyo – Tokyo
12. Four Seasons Firenze – Firenze
13. Claridge’s – Londra
14. Hôtel de Crillon – Parigi
15. Jumeirah Marsa Al Arab – Dubai
16. Capella Sydney – Sydney
17. Raffles Singapore – Singapore
18. Casa Maria Luigia – Modena
19. Le Bristol – Parigi
20. Cheval Blanc Paris – Parigi
21. Desa Potato Head – Bali
22. San Ysidro Ranch – Santa Barbara
23. One&Only Mandarina – Riviera Nayarit
24. Bulgari Tokyo – Tokyo
25. Las Ventanas al Paraíso – Los Cabos
26. Royal Mansour – Marrakech
27. Four Seasons Astir Palace – Atene
28. Raffles London at The OWO – Londra
29. Copacabana Palace – Rio de Janeiro
30. The Taj Mahal Palace – Mumbai
31. The Peninsula Istanbul – Istanbul
32. Bulgari Roma – Roma
33. Patina Osaka – Osaka
34. Mount Nelson – Città del Capo
35. Nihi Sumba – Isola di Sumba
36. Badrutt’s Palace – St. Moritz
37. Park Hyatt Kyoto – Kyoto
38. Hôtel du Couvent – Nizza
39. Portrait Milano – Milano
40. Hôtel de Paris Monte-Carlo – Monaco
41. Plaza Athénée – Parigi
42. Hotel Sacher Vienna – Vienna
43. Estelle Manor – Witney
44. Hotel du Cap-Eden-Roc – Antibes
45. Amangiri – Canyon Point
46. The Peninsula Hong Kong – Hong Kong
47. Maroma – Riviera Maya
48. Aman Nai Lert – Bangkok
49. The Connaught – Londra
50. San Domenico Palace – Taormina