Il rombo di George Clooney, gli spaghetti minimal di Adam Driver, le moeche fritte di Jacob Elordi. E poi l'eleganza di Cate Blanchett, la vibrazione pop di Lady Gaga, il palato raffinato di Emma Stone. Sul red carpet gourmet del Lido, in occasione della 83esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica non sfilano solo i grandi nomi di Hollywood, ma anche le loro ossessioni, i gusti e le passioni a tavola. Perché è anche qui che Laguna lascia il segno.
Ad accogliere le star a tavola, da 17 anni c’è lo chef Tino Vettorello che ogni anno dedica ad una star uno dei piatti del suo menu. Lo studia apposta, e quest’anno per il ritorno di George Clooney ha ripensato ad uno dei piatti più amati.
Come sarà il nuovo piatto per Clooney?
“Ho deciso di non pensionare il Rombo alla Clooney, anzi: lo riprendo e lo faccio evolvere. È nato quasi dieci anni fa ed è diventato il mio signature: rombo, salicornia, lampone, agrumi e Prosecco Superiore Docg. È George, ma è soprattutto Veneto. Quest’anno voglio lavorare ancora di più sull’essenzialità e sulla materia prima. Per stupire Hollywood non serve cercare ingredienti a Hollywood: basta sapere cosa abbiamo a pochi chilometri da Venezia. C’è la laguna, il pesce, gli ortaggi, il Prosecco che diventa ingrediente. George ormai lo conosce bene, quindi la vera difficoltà sarà sorprenderlo di nuovo!”.
Come si prepara un piatto dedicato a una star internazionale?
“Prima bisogna dimenticarsi che sia una star e capire la persona. Non voglio mettere un nome famoso sopra una ricetta e basta: il gioco funziona se il piatto racconta qualcosa. Con Cate Blanchett nacque una sfida bellissima: mi chiese qualcosa che unisse Venezia e l’Australia. Preparai un pesce dell’Adriatico con spezie leggere e agrumi. Mi disse: “È come un ponte fra due mondi”. Puoi avere davanti una celebrità mondiale, ma devi toccare una memoria personale. Il vero lusso è l’emozione, uno dei valori della cucina italiana riconosciuta dall’Unesco”.
Come sono cambiati i gusti degli attori che ha ospitato?
“Oggi si cerca molta più leggerezza, vegetale, pesce e ingredienti comprensibili. Nel Lagoon Sprout i germogli della laguna incontrano il tartufo e il Grana Padano Dop 24 mesi; nella Ricciola lavoriamo con frutto della passione, tartufo e pomodoro. Forse noi chef per qualche anno abbiamo avuto paura della semplicità: le star ce l’hanno fatta riscoprire”.
Arriva al cinema Tony. Christine Tobin: “Così ho ricostruito la prima cucina di Bourdain”
Ricorda qualche ospite con richieste particolari?
"Le richieste più interessanti sono quelle che ti costringono a pensare. Adam Driver voleva solo degli spaghetti al pomodoro, Jacob Elordi quando vide le moeche, si incuriosì: gli raccontai la tradizione veneziana e volle provarle con un calice di Prosecco. Perché dovrei servire a quel mondo qualcosa che potrebbe mangiare identico a Los Angeles, Londra o New York? Voglio che ripartano da Venezia ricordandosi del territorio”.
Dopo 17 anni c’è qualche rimpianto?
“Vorrei rimettere a tavola alcune delle star incontrate 17 anni fa e cucinare di nuovo per loro, perché siamo cambiati tutti. Persino un piatto scenografico come Red Carpet nasce da branzino, fragole e Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Vorrei far assaggiare alle star di allora la cucina che faccio adesso. E riguardo all’Unesco voglio essere provocatorio: non deve diventare una medaglia sulla giacca. Se non sappiamo chi produce ciò che mettiamo nel piatto, non è cambiato niente. Dobbiamo proteggere produttori, territori e tradizioni”.
C’è ancora qualcuno che sogna di vedere seduto al suo tavolo?
“Il mio sogno non è solo vedere un grande nome al tavolo, ma la sua reazione davanti a un ingrediente semplicissimo del territorio. Caviale e tartufo impressionano facilmente; la sfida è lasciare il segno con un’erba di laguna o un pesce dell’Adriatico. Emma Stone, provando un risotto alle erbe di laguna, mi disse che sentiva qualcosa che la riportava a casa. Sogno la star che si alza dicendomi “questa Italia non la conoscevo”, dopo essere arrivato convinto di conoscere la nostra cucina italiana”.
Tra i piatti che ha creato, quali hanno avuto più successo?
“Il Rombo alla Clooney è il più iconico. Scrivere quel cognome nel menu aiuta, ma dopo il primo boccone George non ti salva: se il piatto non è buono, rimane solo marketing. Sta in piedi perché ha un'identità precisa. Poi c'è Viaggio al Sud, nato per Lady Gaga e riproposto in una nuova lettura. I piatti dedicati alle star non devono essere fotografie ferme nel tempo: cambiano, proprio come le persone”.
Quali sono le difficoltà nel gestire il ristorante della Mostra del Cinema?
“L’unica certezza è che il programma cambierà: una proiezione dura più del previsto, un’intervista slitta, un ospite ha venti minuti per pranzare. E la cucina deve lavorare come se tutto fosse stato programmato sei mesi prima, senza mai abbassare il livello. Sul red carpet sfilano le star; nel piatto, invece, devono sfilare i nostri territori”.