Come nasce una Ferrari? Per provare a raccontarlo, gli chef del Cavallino Riccardo Forapani e Virginia Cattaneo hanno lavorato insieme al team del Centro Stile del Ferrari Design Studio per tradurre l’esperienza Ferrari in un menu degustazione. Si chiama “Ferrari – La genesi”, il nuovo menù del ristorante di Maranello, che festeggia anche il suo quinto anniversario, e si compone di sette portate che mostrano in tavola ciò che normalmente resta nascosto. Perché vedere davvero come nasce una Ferrari è quasi impossibile. La fabbrica non è aperta al pubblico, il quartier generale di Maranello non si attraversa liberamente, le fotografie sono proibite, i reparti della produzione sono invalicabili. Si può intuire qualcosa dall’esterno, durante i tour che passano davanti agli edifici, ma non si può entrare nel cuore del processo. Il menu chiaramente non svela i segreti della fabbrica ma permette di sbirciare nei vari passaggi che conducono dall’intuizione iniziale all’emozione di vedere per la prima volta una vettura nuova di zecca.
Quante mani, quanti passaggi, quanta precisione, quanta creatività servono per costruire un mito? E come si trasforma tutto ciò in un piatto? Gli chef del Cavallino e i designer Ferrari hanno lavorato insieme per la definizione del menu. “È stato bello costruire insieme un racconto che mette in relazione sapore, vista e pensiero. Questo progetto ha unito due mondi attraversati da una grande creatività: la cucina e il design automobilistico – ci ha spiegato Gianfranco Saracino del Ferrari Design Studio – Cambiano gli ingredienti: per noi sono forme, volumi, proporzioni; per gli chef sono materie prime, sapori, elementi della natura. Ma l’approccio è molto simile. È per questo che, fin dall’inizio, c’è stata una grande sintonia tra i due mondi. Nel confronto non c’è mai stata incertezza, perché in fondo parliamo la stessa lingua”.
Il viaggio comincia con tre assaggi dedicati all’Idea, la fase più enigmatica del processo creativo. Una sfera di mozzarella e basilico, una pasta brick con acciughe e rosmarino, una pastina a forma di lettere in acqua di pomodoro e servita fredda in brodo di pane e origano. Sono quasi schizzi preparatori, parole chiave che emergono dal brodo di idee, ancora non sono forma compiuta, ma già contengono una direzione (per chi la sa vedere). Poi arriva Aerodinamica, dove scampo e capasanta marinati e scottati incontrano pomodoro verde, maionese di cozze, caviale e alloro. La performance diventa stile. Il sapore delicato lascia però già intendere un tono deciso, quel che arriverà dopo.
“Affrontiamo progetti come questo con un entusiasmo incredibile, perché per noi sono momenti di grande ossigenazione creativa – continua Saracino – Collaborazioni come questa permettono invece di osservare approcci diversi e di capire come un altro mondo creativo lavori con grande professionalità. Dopo due anni di lavoro insieme, volevamo fare un’operazione più profonda: entrare nei processi dell’azienda, raccontare tutte le fasi che portano dal pensiero concettuale alla consegna finale, coglierne le sfumature e trasformarle in forme e sapori nuovi”.
Con Telaio si entra nell’anima strutturale dell’auto. Le cosce di rana fritte in panatura di erbe tostate, con salsa di acetosa e nero di seppia, richiamano texture e profondità e colore del carbonio. Elegante nel gusto oltre che nell’aspetto. Il passaggio successivo rende omaggio a Scaglietti, nome fondamentale nella storia della carrozzeria Ferrari. Lo spaghetto aglio, olio e peperoncino, arricchito da fondo di mare, vongole e foglia d’argento, diventa una scultura essenziale. Ma l’aspetto scultoreo è tradito dal gusto avvolgente e confortante dello spaghetto. Si arriva al cuore, che in questo caso è il Motore. Una pasta al pomodoro al forno, con datterini confit, pomodori marinati e pesto di pomodoro secco, interpreta la forza della meccanica Ferrari e al tempo stesso è una ode al pomodoro all’italiana. La forma riproduce quella del motore ed è un formato di pasta stampato in 3D, il colore e la struttura sono inequivocabili. Per questa pasta al pomodoro al forno, la porcellana scelta per il servizio ha lo stemma del cavallino.
Con Tailor Made, il programma di personalizzazione Ferrari entra nel piatto sotto forma di un merluzzo servito con una palette di salse (dai colori che indicano alcuni di quelli delle versioni disponibili) e un (delizioso) pil pil di mandorle. Come colori, finiture e dettagli rendono ogni Ferrari diversa da tutte le altre, così l’ospite è invitato a comporre il proprio boccone, scegliendo sfumature o combinazioni. La personalizzazione fa parte dell’identità stessa della Ferrari, come i ferraristi sanno bene.
C’è un momento preciso, che a Maranello, negli stabilimenti di produzione, chiamano “il matrimonio” ed è quando la scocca e il motore si incontrano, montati uno sull’altra. Si incontrano per la prima volta dopo diversi giorni di preparazione in reparti separati, e non si separeranno mai più. Un momento tra i più emozionanti nella costruzione della vettura, che a tavola è stato interpretato con il piatto più atteso del menu, ossia il Montaggio. L’anatra, la terrina di pâté di coscia, il cipollotto e le marasche, insieme a una salsa al rabarbaro, bitter e aceto di viole, raccontano l’incontro tra tecnica e sensibilità artigianale. È il momento in cui tutto deve combaciare, sia in fabbrica che in cucina, precisione, temperatura, consistenza, equilibrio.
Il percorso si chiude con Emozione, l’istante della rivelazione. Il telo si solleva, il motore si accende, la Ferrari appare per la prima volta. Nel dessert, fresco e originale, che ha forma di un telo che nasconde la sagoma di una vettura, spuma di ricotta di bufala, gelato all’olio, concentrato di agrumi e origano, chips di rapa rossa. Il menu è profondamente creativo e innovativo costruito su tecnica e ingredienti. Qui è il racconto che genera il piatto, e non viceversa. Dietro si sente il lavoro congiunto di chef e designer, capaci di portare in un ristorante stellato forme e geometrie davvero inconsuete. Del resto è lo spirito dei ferraristi applicato alla cucina: osare, spingere più in là il limite, cercare la forma perfetta e bellissima con disciplina assoluta