Non è una sorpresa che la cucina italiana sia promossa a pieni voti in tutto il mondo, con picchi di approvazione negli Usa, dove viene apprezzata da sette persone su dieci. A confermarlo è un’indagine Coldiretti/Ixè realizzata in occasione del Summer Fancy Food di New York, la fiera internazionale dedicata al food & beverage che in questi giorni ha portato in America anche l’eccellenza tricolore riconosciuta patrimonio Unesco. Che all’estero i nostri piatti piacciano, infatti, non è un mistero. Anzi. Ma è proprio da questo successo planetario che nasce, paradossalmente, il problema.
Un problema che si chiama "Italian Sounding" e continua a rappresentare una minaccia non da poco per il Made in Italy agroalimentare. Secondo l'analisi il fenomeno provoca un danno complessivo di 42 miliardi di euro, di cui quaranta generati dai prodotti falsamente italiani realizzati negli Usa e gli altri due sono legati alla normativa del codice doganale che consente di commercializzare come italiani prodotti ottenuti da materie prime straniere dopo una lavorazione minima. Un danno che oltre ad essere economico mette a rischio anche la salute dei consumatori americani, che spesso acquistano prodotti che richiamano l’Italia ma che non rispettano gli standard qualitativi degli originali.
Sulla base dei dati dell’Usda, il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti d'America, ogni anno negli Usa vengono prodotti circa 222 milioni di chili di Parmesan, 170 di Provolone, 23 di Pecorino Romano e quasi 40 milioni di altri formaggi ispirati alla tradizione italiana. Tra questi spicca il Friulano e il grande buco nero di oltre 2 miliardi di chili di mozzarella. Complessivamente la produzione di formaggi “Italian style” sfiora i 2,7 miliardi di chili, concentrata soprattutto negli stati del Wisconsin, della California e di New York. Con più che evidenti ricadute economiche, come per gli altri prodotti che salgono sul tagliere dei prodotti fake, tra cui i falsi Prosciutti di Parma e San Daniele e le imitazioni di Mortadella Bologna e Salame Milano.
Il falso finisce però anche nel bicchiere, con una diffusione preoccupante di kit e preparati che permettono di riprodurre artificialmente le più note denominazioni italiane con l’impiego di polveri e aromi. Si aggiunge poi l’inganno del codice doganale che per esempio riguarda: cosce di suino provenienti da Germania e Olanda che diventano prosciutti italiani dopo la sola salatura; triplo concentrato di pomodoro cinese diluito e commercializzato come passata italiana; olive tunisine trasformate in olio extravergine italiano attraverso il cosiddetto perfezionamento attivo; latte tedesco o polacco usato per produrre mozzarella confezionata con il tricolore. La denuncia anti contraffazione è, ancora una volta, servita. Servirà ad apparecchiare la tavola italiana autentica dal primo all'ultimo boccone in ogni angolo di mondo?