Si chiama "Uop", profuma di birra, ma non è fatta con cereali, ha zero calorie e alcol free. È la bevanda per cui Fabio Patrizio, 37 anni, ingegnere chimico, ha deciso di lasciare il suo posto da dipendente di una multinazionale e dare una svolta alla sua vita. "Ero stanco del mio lavoro, volevo dedicarmi alla mia passione ed essere libero". Per anni Patrizio, dopo gli studi in Olanda, ha lavorato in settori molto diversi, dal farmaceutico alla fonderia, dai rifiuti alla carta. Poi ha deciso di cambiare radicalmente. “Volevo fare qualcosa di diverso, di mio”, racconta. Così ha lasciato tutto per dedicarsi a un progetto nato da una predilezione personale: produrre un’acqua rinfrescante, gustosa, ipocalorica a base di luppolo.
Una bevanda pensata per gli sportivi, ma anche per chi cerca qualcosa di aromatico e senza alcol. “Quando facevo palestra ero a caccia di qualcosa del genere. Io bevo, lo ammetto: sono anche sommelier e mi piace l’alcol. Ma se sei a dieta, certe cose non le puoi assumere”.
L’idea, spiega, non nasce dal nulla: “Questo prodotto esiste in America da 10-15 anni. Non l'ho inventato, ma ho migliorato la ricetta secondo il mio gusto e ho iniziato a venderla”. Il percorso però è stato graduale: “Tre anni fa ho avuto l’idea. Ho lavorato alla ricetta per due annetti e poi da inizio 2026 ho avviato la produzione. Anche perché mollare un lavoro… certo, ti causa un ‘attimo’ di magone”.
Uop profuma di birra, ma birra non è. “Ha gli aromi della birra, perché il luppolo è quello – dice Patrizio – Ma non c’è il cereale, solo la parte luppolata della birra”. La base è “semplicemente acqua osmotizzata”, con un bilanciamento di sali pensato per valorizzare la componente aromatica. “ Non ci sono zuccheri in fermento. E ho fatto anche la prova alcolica”.
Il prodotto si colloca a metà tra mondi diversi: quello del benessere, quello degli sportivi, quello delle bevande analcoliche e anche quello della mixology. “È un’alternativa agli analcolici tipo Coca-Cola o birra zero. Me la chiedono molti bratender nella mixology, perché non esiste una bevanda sodata con questi aromi”.
Il nome nasce dal luppolo e dalla sua componente chimica. “Il luppolo ha gli alfa acidi. L’alfa acido principale è l’umolone. Il nome Uop deriva dall'unione della "u" di umolone e "op" della parola drop (goccia in inglese). Infatti, nel logo sulla lattina c'è il cono del luppolo dentro una goccia”. Inoltre, luppolo in inglese si chiama hop.”.
Il mercato, però, è ancora da capire. Patrizio ammette che il pubblico sportivo non è stato immediatamente conquistato: “Con gli sportivi, attualmente, non ho bucato il mercato. Ma il prodotto piace molto a un pubblico più vario e funziona”.
La strada italiana della hop water è ancora agli inizi. “Ci sono almeno altri due produttori che fanno hop water, a Trento e in Piemonte. Io sono l’unico in Italia che la fa col luppolo vero e ho la lista ingredienti più corta sul mercato”. Una scelta che Patrizio rivendica anche sul piano tecnico: “Mi sono divertito un po’ a livello chimico”, sorride.
La prima produzione – a inizio anno – è stata contenuta, ed è già esaurita. “Facendo tutto da solo, ho prodotto solo 3mila lattine di lancio che sono andate esaurite”. Ora l’obiettivo è crescere: “La prossima produzione sarà da 10.000 lattine, con un focus sul mercato italiano. La parte commerciale non l’ho mai fatta, ma sono bravo a ‘rompere le scatole’, e credo molto nel progetto".
La produzione oggi è legata a un birrificio vicino a Lucca, anche se il desiderio dell’imprenditore è un altro: “Il mio sogno è tornare a Roma. E chissà che un giorno accadrà, la vita è dinamica”.
Nel frattempo il mondo delle bevande analcoliche continua a crescere, soprattutto fuori dall’Italia. Patrizio guarda con attenzione alla birra analcolica, ma ne sottolinea anche i limiti: “La birra analcolica non so se avrà futuro. Ci sono varie motivazioni: una è sulla sostenibilità ambientale. Alla birra analcolica va tolta l’alcol. Quindi c'è uno step produttivo in più che consuma risorse e quindi produce emissioni di Co2”.
La hop water, invece, parte già da un’altra logica: zero alcol fin dall’origine. E il mercato internazionale sembra muoversi positivamente. “In America va tanto, nel Nord Europa, un po’ in Spagna. Da noi cresce ancora lentamente, ma comincia a funzionare”. I numeri internazionali raccontano una crescita importante: secondo i dati off premises di NielsenIQ, nell’ultimo anno le bevande analcoliche a base di acqua luppolata hanno generato negli Stati Uniti vendite per 5,5 milioni di dollari, rispetto ai 2,3 milioni di dollari di appena due anni prima: una crescita del 142,5%. Nonostante le vendite di birra artigianale siano diminuite del 7,2% nell’ultimo anno, quelle dell’acqua luppolata sono aumentate del 43,9%. L’hop water è oggi la quinta bevanda in stile craft con la crescita più rapida negli Stati Uniti.
Per ora Uop resta una scommessa personale, tecnica e commerciale. "Voglio andare avanti e crescere", dice Patrizio. E il trend in ascesa di questa nicchia sembra dargli ragione.