Il suo sorriso luminoso ha conquistato il pubblico da subito. Da quando, 22 anni fa, apparve per la prima volta sulle passerelle di Miss Italia, conquistando il podio. Oggi Cristina Chiabotto ha 39 anni, è una professionista affermata nel suo lavoro di conduttrice tv e donna di spettacolo, ha due figlie ed è molto impegnata nel sociale. Tifosa della Juventus, grande amica di Alessandro Del Piero, dal 2015 è madrina dell’Istituto di Candiolo, centro torinese specializzato nel trattamento delle patologie oncologiche. Un impegno che negli anni si è tradotto anche nella promozione di uno stile di vita sano, dove alimentazione e prevenzione convivono con il piacere della tavola e con la valorizzazione dei prodotti del territorio, piemontese e nazionale. Senza estremismi: né diete rigide né demonizzazione del vino, ma equilibrio e consapevolezza.
Che rapporto ha con il cibo?
“Io sono cresciuta con un doppio incrocio di gusto: mia madre è originaria di Benevento, mio padre piemontese. Ho preso il meglio da entrambe le tradizioni culinarie. Sono molto “da primo”, li amo in qualsiasi versione. Non mangio molti formaggi, ma di alcuni sono golosa”.
Come madrina dell’istituto di Candiolo porta avanti anche progetti legati all’alimentazione, quanto conta il cibo nel benessere generale della persona?
“Conta molto. E stiamo cercando di trasmettere un messaggio molto importante: quanto oggi lo stile alimentare, anche in chiave di prevenzione, sia fondamentale. Quindi quanto sia importante avere un approccio all’alimentazione legato a uno stile di vita sano, senza eccessive privazioni. Anzi, degustando anche ciò che il nostro territorio ci regala. Viviamo in un contesto meraviglioso e abbiamo la fortuna di potercelo godere in modo consapevole. E da buona piemontese, io sposo in toto questo approccio”.
Oggi si parla molto di vino e salute: come si pone rispetto a questo tema?
“Sicuramente bisogna bere con consapevolezza e fare attenzione perché sappiamo che l’alcol è qualcosa da gestire. Il Piemonte – e l’Italia in generale – offrono vini eccellenti a cui io faccio onore, però vivo anche uno stile di vita sano, in cui la prevenzione è tutto. E questo è un messaggio importante che i giovani devono fare proprio prima possibile, non solo a una certa età. Bisogna evitare gli eccessi ed essere consapevoli di ciò che si ha nel piatto e nel bicchiere. Noi siamo ciò che mangiamo e ciò che beviamo, ed è vero: credo molto in questa massima, che va sempre tenuta presente”.
Qual è il rapporto fra equilibrio e rinuncia?
“Equilibrio è il concetto chiave. Io, per esempio, una volta a settimana, massimo due, faccio il “pasto libero” in cui mangio senza restrizioni. Per il resto cerco di essere regolare e mantenere uno stile di vita sano, che per me è essenziale. Senza rinunciare alla tradizione: un piatto più ricco me lo concedo, ma non tutti i giorni. Quello che siamo, da dove veniamo, il nostro territorio con le sue eccellenze vanno rispettati: la tavola non deve perdere identità. Però dobbiamo riconoscere che la salute viene prima di tutto”.
Per chi lavora nel mondo dell’immagine, il cibo può diventare un problema? Soprattutto per quei ragazzi che vogliono intraprendere una carriera nella moda.
“L’alimentazione è molto importante, ma mangiare sano non significa mangiare poco o perdere il piacere della vita. È fondamentale trasmettere messaggi corretti. Io sono una persona che ama godersi il cibo, anche grazie alla cultura del Sud che mi ha trasmesso mia mamma. Però servono equilibrio e misura: gli estremismi non vanno bene, né da una parte né dall’altra”.
Cosa le hanno insegnato questi anni da madrina di Candiolo?
“Mi hanno insegnato che bisogna prevenire il domani. E anche a essere più attenta agli altri. Io sono molto empatica: se vedo qualcuno in difficoltà, cerco di avvicinarmi, senza essere invadente. Credo molto nel fatto che assistere gli altri significhi anche aiutare sé stessi. Amarsi per poter amare il prossimo: è un concetto che spesso viene confuso con l’egoismo, ma non è così. Amarsi vuol dire prendersi cura di sé, essere in armonia con l’io e con ciò che ci circonda, stare bene. E questo ci rende più forti anche nel rapporto con gli altri. Bisogna avere un’attenzione particolare verso chi è più fragile, senza restare per forza nella propria comfort zone”.
Proprio nei giorni scorsi a Villa Sassi a Torino sette chef stellati hanno cucinato in una serata pensata per raccogliere fondi per comprare un nuovo macchinario per Candiolo. Qual è il ruolo dell’enogastronomia nel mondo della solidarietà?
“Il cibo e il vino hanno un ruolo strategico anche nella beneficenza. La convivialità è fondamentale. Sedersi a tavola, parlare, ascoltare, condividere un momento davanti a un piatto o a un aperitivo aiuta a godersi il momento e a unire persone diverse”.
Lei ha vissuto anche un’esperienza legata alla malattia di un familiare: questo l’ha avvicinata di più alla causa?
“Sì, mia madre ha avuto un problema di salute, ma è stata molto fortunata ed è andato tutto bene. Quando è emersa la malattia, io ero già testimonial di Candiolo, quindi ho vissuto la situazione in doppia veste: come madrina e come figlia di una paziente. Ho visto da vicino cose che già raccontavo e ho avuto conferma della grandissima professionalità del centro e anche del fatto che avere l’aiuto giusto fa la differenza”.
Chi sta vicino a una persona malata cosa può fare?
“Chiedere aiuto, se serve. Non siamo supereroi. Io ho una certa forza mentale, ma non è così per tutti. E Candiolo offre anche percorsi per i familiari dei pazienti. Non bisogna avere paura di chiedere, bisogna sentirsi parte di una grande famiglia”.
Oggi il cibo esce dai ristoranti e si ritaglia uno spazio importante anche negli stadi. Pensiamo alla cucina stellata di Da Vittorio e alle partnership con Cantine Ferrari dell’Allianz Stadium di Torino. Una nuova frontiera del gusto?
“Lo sport e luoghi come lo stadio della Juventus sono diventati anche spazi di convivialità, dove incontrare amici e condividere momenti, anche a tavola. Credo che calcio e cibo possano rappresentare un bel team”.
Torino oggi è una meta turistica molto amata dai gourmand: come vede la città nel futuro?
“Torino è cresciuta molto, anche se dobbiamo ancora lavorare. La vedo in grande evoluzione rispetto a tanti anni fa, quando era più chiusa mentalmente. Dalle Olimpiadi del 2006 c’è più turismo, più apertura, un racconto diverso. Io stessa ho lavorato con Turismo Torino per valorizzarla e oggi sono ambasciatrice della città nel mondo”.
L’eterna rivalità, un po’ come Juve e Inter. Torino o Milano?
“Sono due mondi diversi. Milano è una metropoli che offre molto a livello lavorativo e ha tanti aspetti bellissimi, ma Torino ha una storia meravigliosa, un’eleganza unica. È davvero una piccola Parigi: si respira una raffinatezza sabauda, ma anche la modernità. Torino può regalare emozioni diverse. A partire dalla tavola”.