I drink della settimana

Chiara Lanci, da Milano alle Langhe: “Il mio progetto unisce vino e benessere”

Chiara Lanci
Chiara Lanci 

Dopo la scomparsa del padre, lascia il lavoro nella metropoli e prende la guida della cantina di famiglia a Serradenari, nel punto più alto dove nasce il Barolo

3 minuti di lettura

Ha 35 anni e guida da sola una cantina a La Morra, nel punto più alto della denominazione del Barolo. Tre anni fa la sua vita era a Milano, tra comunicazione e marketing; oggi è immersa nel silenzio delle Langhe, circondata dai vigneti che avvolgono il casolare. Un cambio radicale, nato da una scelta personale ma anche da un passaggio inevitabile.

Per Chiara Lanci, quel ritorno ha segnato il tempo di un nuovo capitolo della vita. Dopo anni nella quotidianità caotica della metropoli, molla tutto per tornare nelle campagne ricamate delle Langhe e dedicarsi all’azienda di famiglia, raccolta intorno alla collina di Serradenari, uno dei punti più belli e panoramici del territorio di La Morra.

La storia recente della cantina passa da una figura centrale: il padre, Gianfranco Lanci, per tutti “l’Ingegnere”. È lui che nel 2010 rileva la proprietà fondata da Beppe Dosio, affascinato da quella collina sospesa tra filari e Alpi. Un luogo che diventa un nido dove progettare il domani ancorato alle proprie origini, dopo una carriera internazionale.

Nel 2023 la sua scomparsa improvvisa segna un punto di rottura. Chiara decide di fermarsi, rimettere in discussione il suo percorso e prendere in mano l’azienda. Non è solo un passaggio generazionale, ma una scelta consapevole: essere presente, costruire una direzione autonoma, dare forma a un’idea di cantina che tenga insieme vino, accoglienza e benessere. Oggi ad affiancarla in cantina c’è l'enologo Andrea Autino, che è anche membro del cda.

Andrea Autino
Andrea Autino 

Tra radici e benessere

E fra colline e filari che prende corpo l’idea di Lanci di soffermarsi sull’accoglienza e sull’enoturismo. Aprire le porte dell’azienda diventa un modo per pensare in grande e fare dell’esperienza il fulcro della cantina. “Abbiamo strutturato le visite a partire dal 2021, anche attraverso il sito e piattaforme come Windering – dice l’imprenditrice – Oggi l’incoming vale tra il 40 e il 45% del fatturato e lo scorso anno abbiamo superato i 3.000 visitatori, anche grazie al relais, inaugurato a metà 2023”.

Un dato che racconta molto del modello costruito: non solo produzione, ma ospitalità. Qui il vino diventa punto di partenza per un progetto più ampio, che include turismo, natura e attività all’aria aperta.

“Non proponiamo solo il classico giro in cantina: puntiamo su esperienze diverse, dallo yoga in vigna alle degustazioni legate allo sport come bici e trekking e al benessere fra la piscina e le passeggiate. I nostri ospiti partono dai 25 anni in su e cercano qualcosa di più completo del semplice tasting”.

L’azienda si sviluppa attorno alla collina, con i vigneti che circondano il casolare come un anfiteatro naturale. È qui che nasce anche l’Antica Dimora Dosio, agri-wine resort pensato come rifugio contemporaneo tra i filari. Un’idea di ospitalità che segue il ritmo della natura e invita a rallentare. Un lusso discreto dove rallentare è la parola d’ordine.

Lo sguardo all’export

Accanto all’enoturismo, cresce anche il lavoro sull’export e sull’esplorazione dei mercati.

“Vinitaly è fondamentale per mantenere i contatti e incontrare buyer, sia storici sia nuovi – rifette Autino – Va preparato bene, come tutte le fiere: anche a Wine Paris abbiamo lavorato molto, ma molti operatori tornano anche a Verona”.

E i risultati si vedono, soprattutto sull’estero.

“Nonostante sia stato l’anno dei dazi, abbiamo trovato nuovi importatori negli Stati Uniti – prosegue l’enologo - Abbiamo iniziato a lavorare su questo mercato nel 2025 e in pochi mesi siamo passati da zero export a tre stati: New York, Texas e Chicago”.

Oggi la distribuzione è ben bilanciata: export intorno al 30%, Italia al 25%, con mercati consolidati come Norvegia (dal 2012), Giappone (dal 2017) e Svizzera, a cui negli ultimi anni si sono aggiunti Taiwan, Corea, Spagna, Olanda e Danimarca.

“Le fiere funzionano se le prepari prima. Non basta esserci”, chiosa Lanci.

Una consapevolezza che emerge nel bicchiere dove il tradizionale Barolo è affiancato da etichette più personalizzate e contemporanee. Come il Langhe Sauvignon “Olivia”, dedicato al cane della produttrice, una vera mascotte, affettuosa e dal palato raffinato, come racconta la padrona.

Chiara Lanci e Olivia
Chiara Lanci e Olivia 

La degustazione

  • Barolo Serradenari

Il cru più alto della denominazione nasce a 500 metri di altitudine, in un vigneto a corpo unico che circonda la tenuta. Qui il Nebbiolo matura lentamente, sviluppando finezza e precisione più che potenza. Il vino esprime profumi di rosa selvatica, agrumi e spezie leggere, con una trama tannica elegante e verticale.

Produzione annua: circa 5.000 bottiglie. Prezzo medio: 59 euro

  • Barbera d’Alba “La Dimora”

Da una parcella in alta collina, una Barbera fresca e dinamica, vinificata solo in acciaio. Note di ciliegia e piccoli frutti rossi, sorso agile e immediato, pensato per la tavola, ma con identità territoriale.

Produzione annua: circa 13.000 bottiglie. Prezzo medio: 15 euro

  • Langhe Sauvignon “Olivia”

A 535 metri di altitudine, un Sauvignon che punta su finezza e tensione. Fermentazione in acciaio (nessuna fermentazione malolattica), per un profilo preciso e minerale, con note di acacia e salvia.

Produzione annua: circa 1.500 bottiglie. Prezzo medio: 20 euro

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