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Anteprima Sassicaia 2023: a Bolgheri la nuova trilogia di Tenuta San Guido

(@tenutasanguido)
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Dall’etichetta di punta a Guidalberto e Le Difese 2024, Il Gusto ha assaggiato en primeur i vini dell’azienda simbolo dell’Italia nel mondo. L’ad Carlo Paoli: “Annate straordinarie fatte di memoria, natura e grandissimo lavoro di squadra”

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“Nel 2023 ricorrevano i 40 anni dalla scomparsa di Mario Incisa della Rocchetta e quando ci siamo ritrovati a fare la vendemmia del Sassicaia, ho detto al personale: dovete dare il massimo. È essenziale fare il meglio del meglio, per lui, per quello che ci ha dato. Siamo stati anche fortunati: è stata un’annata meravigliosa”. Carlo Paoli, amministratore delegato e responsabile della produzione enologica di Tenuta San Guido, nel suo racconto della nuova annata del vino principe del mercato italiano nel mondo parte dalla terra, dalla selezione delle uve, dalle fermentazioni. Quel microcosmo che nel paradiso di Bolgheri è vino, certo. Ma è anche storia, memoria, affetti che si intrecciano al lavoro quotidiano.

Nicolò e Mario Incisa della Rocchetta (@tenutasanguido)
Nicolò e Mario Incisa della Rocchetta (@tenutasanguido) 

È in questo equilibrio tra intenzione e natura che prende forma la nuova trilogia di Bolgheri – Le Difese Toscana Igt 2024, Guidalberto Toscana Igt 2024 e Sassicaia Bolgheri Sassicaia Doc 2023 – che Il Gusto ha degustato in anteprima. Tre etichette simbolo dell’Italia da bere che affascina il mondo, figlie di una tenuta di 2.500 ettari dove la presenza del paesaggio è parte integrale del racconto. Una natura che si percepisce con energia nel calice già al naso, prima ancora dell’assaggio.

La storia, qui, è inseparabile dal vino. L’azienda nasce nel 1921, ma il punto di svolta arriva nel 1944, quando Mario Incisa della Rocchetta – agronomo di origine piemontese, visionario, appassionato di cavalli, paesaggio e agricoltura – impianta a Castiglioncello di Bolgheri il primo vigneto di Cabernet Sauvignon, intuendo in quel territorio uno dei grandi biotipi del Mediterraneo. La prima annata di Sassicaia sarà la 1968, commercializzata nel 1971, destinata a cambiare per sempre la geografia del vino italiano.

Da sx, Carlo Paoli, Priscilla Incisa della Rocchetta, Nicolò Incisa della Rocchetta e Alessandro Berlingieri (@tenutasanguido)
Da sx, Carlo Paoli, Priscilla Incisa della Rocchetta, Nicolò Incisa della Rocchetta e Alessandro Berlingieri (@tenutasanguido) 

“La natura è viva, un dialogo mai interrotto – scriveva lo stesso Mario Incisa della Rocchetta – L’unico movente è il mio rispetto illimitato per la natura, in tutte le sue forme”. Un pensiero che oggi continua a guidare l’azienda, sviluppata negli ultimi quindici anni da Nicolò Incisa della Rocchetta attraverso una struttura manageriale moderna, con Alessandro Berlingieri alla presidenza, Carlo Paoli alla guida operativa e Priscilla Incisa della Rocchetta a rappresentare, nella guida delle pubbliche relazioni, il legame con la famiglia e la nuova generazione.

“Cerchiamo di dare valore al team dell’azienda, questa è la cosa più importante – dice Paoli a Il Gusto - Squadra in cui oggi l’agronomo ha un’importanza sempre più strategica, con il cambiamento climatico è determinante saper accudire la pianta. Non c’è più separazione tra agronomia ed enologia, è un lavoro di gruppo”. Un team che Paoli definisce senza esitazioni “angeli, che lavorano con impegno, passione e tenacia”.

Sassicaia, un sogno che si rinnova ogni anno

E i risultati si vedono, e si degustano. Il 2023 – l’anno della nuova uscita di Sassicaia – è stato complesso, ma proprio per questo rivelatore. “Inverno freddo e piovoso, poi gelate primaverili e piogge durante fioritura e allegagione. Sembravano eventi negativi, ma si sono rivelati positivi: meno produzione per pianta, più equilibrio idrico, foglie sane. E poi, in estate, tre giorni di vento con cielo coperto hanno asciugato le uve senza sole estremo”, ricorda Paoli. Il risultato è una maturità fenolica perfetta: “Quando l’uva è arrivata sul tavolo della cernita in cantina, la buccia si separava dalla polpa e dai vinaccioli. Con una materia prima così, porti a casa il miglior prodotto possibile”.

Una filosofia produttiva che resta ancorata alla continuità. “Non vogliamo stravolgere lo stile. Si può perfezionare, ma senza perdere l’identità”. Anche nelle scelte tecniche: “Allunghiamo di un mese l’affinamento in legno, ma senza aumentare il legno nuovo, che resta al 40%. I primi sei mesi il vino sta in barrique di secondo passaggio: è come un grembo materno per il neonato”.

La strategia del prezzo

E poi c’è il tema dei prezzi: l’obbiettivo è tenerli stabili. In enoteca il Sassicaia costa sui 290-300 euro. “Per me è molto importante dare un’immagine di fermezza in un periodo critico come questo – dice l’ad – Non vogliamo essere un prodotto di lusso estremo. Dobbiamo restare con i piedi per terra, rispettando la storia e il percorso di qualità eccellente”. Lo stesso approccio vale per gli altri vini: “Guidalberto rappresenta la possibilità di assaggiare nell’immediato la stessa qualità del Sassicaia. Le Difese è il vino più accessibile, pensato per abbracciare anche chi non può spendere certe cifre”.

Guidalberto, non a caso, è oggi al centro della strategia aziendale. “È il vino su cui puntiamo di più. Nel 2025 festeggeremo i 25 anni dalla prima annata. Lo dedico a Nicolò Incisa della Rocchetta: con l’eccezionale enologo Giacomo Tachis ha costruito tutto questo. Il principio è non cambiare nulla, ma migliorare sempre”.

Nel bicchiere, le differenze emergono con chiarezza.

La degustazione en primeur

Le Difese Toscana Igt 2024 (Sangiovese e Cabernet Sauvignon) si muove su una linea più contemporanea, con una punta di acidità che rende il sorso dinamico e salivante senza perdere spessore. Il Sangiovese è evidente, il legno è minimo (fa solo un breve passaggio in barrique usate di rovere francese), il profilo resta caldo e mai pesante, con una bevibilità immediata e concreta.

Guidalberto Toscana Igt 2024 (52% Cabernet Sauvignon e 48% Merlot), in uscita a maggio sul mercato italiano e a giugno sul mercato internazionale, esprime subito un naso riconoscibile dei sentori tipici della macchia mediterranea bolgherese. L’impatto è meno dolce, con una nota iniziale leggermente sulfurea legata all’annata. È un vino ancora contratto per la sua giovinezza, che fatica ad aprirsi completamente ma mostra già una trama precisa e un potenziale evolutivo profondo: tannino morbido, colore più intenso, maggiore struttura rispetto a Le Difese, stessa finezza del fratello maggiore Sassicaia. Il percorso stilistico è chiaro: raccolta leggermente anticipata, meno macerazione, legno controllato (circa 13 mesi in barrique nuove 40% e 60% di primo e secondo passaggio), più freschezza.

Il viale dei Cipressi (@tenutasanguido)
Il viale dei Cipressi (@tenutasanguido) 

Sassicaia Bolgheri Sassicaia Doc 2023 (87% Cabernet Sauvignon 13% Cabernet Franc), in uscita ad aprile sul mercato italiano e a maggio su quello internazonale, è invece pura eleganza. Il naso richiama il sottobosco, i fiori, una primavera appena accennata, con note agrumate, foglia di pomodoro e alloro. È un vino che non cerca la forza, ma la profondità e la definizione, lasciando emergere con naturalezza il dialogo tra vitigno e territorio. L’affinamento prevede 24 mesi in barrique (40% nuove, 40% di primo passaggio, 20% di secondo passaggio) e da 3 a 6 mesi in bottiglia. Un vino che sfiora il mito non solo per il gusto impeccabile, lo stile fedele a se stesso e al territorio e la storia affascinante, ma anche per il legame con una natura incontaminata: il mare a pochi chilometri, le dune, il bosco, il viale dei cipressi, la ricca biodiversità, la passione di chi ci lavora. Ogni sfumatura entra nel calice trasformandolo in un’esperienza indimenticabile.

Tre vini diversi, una stessa direzione. Quella indicata da Mario Incisa della Rocchetta, quando intuì che il vino poteva essere, prima di tutto, un modo per ascoltare la terra.

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