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Vini d’Alsazia, non solo Riesling: rossi emergenti, enoturismo e abbinamenti che stupiscono

La città di Hunawihr (@Vuano-ConseilVinsAlsace)
La città di Hunawihr (@Vuano-ConseilVinsAlsace) 

Dai grandi bianchi che hanno reso celebre la regione ai Pinot Noir sempre più competitivi, fino alla sorprendente versatilità a tavola. A Parigi etichette alla prova con la cucina giapponese di Tino Singharaj, campione francese di sushi 2024

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Per il pubblico italiano l’Alsazia è spesso sinonimo di grandi bianchi. Riesling in primis, Gewürztraminer, Pinot Gris: vini di precisione aromatica, verticali, minerali, che da anni occupano un posto stabile nelle carte dei ristoranti più attenti. Ma la fotografia della regione oggi è più ampia. Accanto alle etichette che ne hanno costruito la fama internazionale, l’Alsazia sta mostrando nuove sfaccettature, a partire dal Pinot Noir, che negli ultimi anni ha compiuto un salto qualitativo notevole.

Vigne d'Alsazia (©Florence-ConseilVinsAlsace)
Vigne d'Alsazia (©Florence-ConseilVinsAlsace) 

In un momento in cui i prezzi della Borgogna continuano a salire e molte denominazioni entrano in una fase di forte pressione sul mercato, diversi produttori alsaziani stanno conquistando spazio proprio con il Pinot Noir: vini eleganti, tesi, spesso più accessibili e capaci di offrire una lettura diversa dei grandi rossi di clima fresco. Non a caso la denominazione Alsace Grand Cru è stata estesa negli ultimi anni anche a questo vitigno. Dopo Kirchberg de Barr e Hengst nel 2022, anche il Grand Cru Vorbourg è stato riconosciuto come terroir idoneo alla produzione di Pinot Noir di alto livello, confermando il crescente peso di questo vitigno nella regione.

Un segnale di questa evoluzione è arrivato anche da Wine Paris, dove il Civa – il Comitato Interprofessionale dei Vini d’Alsazia – ha organizzato un evento speciale dedicato agli abbinamenti gastronomici, mettendo in dialogo una selezione di etichette con la cucina giapponese. Nel ristorante pop-up “Japan”, allestito nello spazio Alsace Wines durante la fiera, i vini sono stati accostati ai piatti dello chef Tino Singharaj, campione francese di sushi 2024. L’iniziativa chiude idealmente la partecipazione dei vini alsaziani all’Esposizione Universale di Osaka 2025 e sottolinea un aspetto centrale della produzione regionale: la straordinaria versatilità a tavola.

Un piatto dello chef Tino Singharaj abbinato ai vini alsaziani a Parigi
Un piatto dello chef Tino Singharaj abbinato ai vini alsaziani a Parigi 

In degustazione sono passate cinque etichette rappresentative della diversità stilistica dell’Alsazia: Alliance Alsace – Cave du Roi Dagobert Prestige Crémant d’Alsace; Sophie & Julien Schaal Riesling 2024; Domaine René Meyer et Fils Riesling Grand Cru Wineck-Schlossberg 2023; Wunsch et Mann Pinot Noir Grand Cru Hengst 2023 “Equus” e Rolly Gassmann Pinot Gris Réserve 2010.

Il percorso ha messo in evidenza proprio la capacità dei vini alsaziani di accompagnare cucine anche molto distanti dalla tradizione europea: la precisione del Riesling sui piatti a base di pesce crudo, la struttura del Pinot Gris su preparazioni più complesse, la freschezza del Crémant su preparazioni delicate. E il Pinot Noir, con la sua trama fine e speziata, capace di dialogare con piatti umami e marinature leggere.

Dietro questa versatilità c’è una regione vitivinicola unica per geografia e storia. Il vigneto alsaziano si estende per circa 120 chilometri lungo il Reno, tra Marlenheim e Thann, su una superficie di circa 15.500 ettari distribuiti in 119 comuni. Protette dalla barriera naturale dei Vosgi, le vigne beneficiano di uno dei climi più secchi di Francia, con forti escursioni termiche tra giorno e notte che favoriscono maturazioni lente e una notevole concentrazione aromatica.

Ma la vera ricchezza dell’Alsazia è la straordinaria varietà dei suoli. Graniti, calcari, arenarie, marne, scisti e depositi alluvionali si alternano in un mosaico geologico che non ha paragoni in Europa. È questa complessità che permette ai vitigni di esprimere personalità molto diverse, dando vita a vini fortemente legati al terroir.

Non a caso la regione conta 51 denominazioni Alsace Grand Cru, che rappresentano poco più del 3% della produzione, ma incarnano l’espressione più pura dei micro-terroir locali. Accanto a queste troviamo le due denominazioni principali: Aoc Alsace, che copre circa il 64% della produzione, e Aoc Crémant d’Alsace, oggi uno dei segmenti più dinamici con il 33%.

Tradizionalmente i vini alsaziani prendono il nome dal vitigno – Riesling, Muscat, Pinot Blanc, Pinot Gris, Gewürztraminer, Sylvaner – ma negli ultimi anni cresce anche l’interesse per gli assemblaggi, come il Gentil, marchio collettivo promosso proprio dal Civa. Si tratta di un assemblaggio costituito al 50% da Riesling, Muscat, Pinot Gris e/o Gewurztraminer, il resto Sylvaner, Pinot Blanc e/o Chasselas. Ogni vitigno viene vinificato separatamente e in etichetta deve essere indicato il millesimo.

Vigneti innevati a Andlau (@ConseilVinsAlsace)
Vigneti innevati a Andlau (@ConseilVinsAlsace) 

Il risultato è una gamma stilistica sorprendentemente ampia: bianchi secchi e taglienti, versioni più ricche e strutturate, Crémant di grande finezza e, sempre più spesso, rossi di Pinot Noir capaci di competere in eleganza con territori storicamente più celebrati.

Per il mercato italiano, tradizionalmente molto sensibile alla dimensione gastronomica del vino, questa pluralità rappresenta forse la chiave più interessante. L’Alsazia non è soltanto la patria di alcuni dei migliori Riesling d’Europa. È una regione che, grazie alla precisione aromatica dei suoi vini e alla varietà dei suoi stili, continua a offrire uno dei repertori di abbinamento più ampi del panorama vitivinicolo europeo. Oltre a essere una meta enoturistica ricca e sempre più gettonata. E proprio questo, oggi, potrebbe essere il suo vero punto di forza.

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