Il racconto

Tutti i pani quaresimali simboli di spiritualità

Tutti i pani quaresimali simboli di spiritualità

Da sempre i diversi formati simboleggiano il legame tra esseri umani e divinità. Per Pasqua ogni regione ha il suo prodotto che celebra la rinascita energetica

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Quando si parla di pane, è facile scovare in tutto il mondo dei forti “parallelismi culturali”, che ci fanno capire come, unico nel suo genere, il legame tra l’uomo e questo prodotto alimentare sia un legame spirituale, prima ancora che alimentare.

Da Demetra per i Greci, che dona i cereali agli uomini, alla dea Cerere per i Romani (da cui la parola “cereali), ad Attis per i Frigi (antica popolazione residente in Turchia), anche lui dio della vegetazione, che ciclicamente muore e rinasce per dare più vita alla terra, in un trasferimento delle energie dall’uomo alla natura, per accrescerne le forze fecondanti (la stessa fecondità che si ritroverà poi nel simbolismo cristiano delle uova).

Da sempre quindi il pane ha avuto un significato importante nella cultura umana, soprattutto guardando al Mediterraneo dove c’è un filo rosso che lega le tre principali religione monoteiste che si affacciano sul Mare Nostrum: nell’Ebraismo, il pane azzimo matzah ricorda la fuga dall’Egitto, mentre la challah benedetta celebra lo Shabbat; nell’Islam il pane è considerato un dono di Allah da onorare e rispettare, ma è sicuramente la religione cristiana quella che dà al pane un posto veramente centrale legandolo direttamente e indissolubilmente alla metafora del corpo di Cristo, in primis con l’ostia nella liturgia della messa,

“Questo è il mio corpo, prendete e mangiatene tutti” e “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, sono alcuni esempi dell’utilizzo del pane come veicolo di significati sacri e profondi, quel patto di amore e riconciliazione di Gesù che invita i discepoli a condividere con lui il pane, come suoi “compagni”( dal latino cum-panis, da cui deriva anche “companatico”). Lo stesso Gesù è nato a Betlemme, in ebraico Beit Lehem, “casa del pane”.

Oggi in varie regioni d’Italia troviamo tantissimi “pani delle feste” e il periodo quaresimale (e pasquale) è tra i più ricchi di preparazioni, declinate al dolce o al salato, impreziosite con ingredienti importanti come carni e uova, o realizzate “povere”, per essere consumate nei “periodi di magro”, che per la Chiesa cattolica sono il Mercoledì delle Ceneri e tutti i venerdì di Quaresima, incluso il Venerdì Santo.

Vengono in mente i pani tradizionali che si preparano per la festa di Pasqua a Buscemi in Sicilia, “u pani ri Pasqua”, rotondo e con la croce al centro, richiamo all’ostia del banchetto eucaristico, oppure sempre in Sicilia, ma comuni a tutto il sud Italia, i “pani ra puòstili”, pani degli apostoli, preparati per il giovedì santo e portati in chiesa per sciogliere un voto e per rievocare la mensa dell’ultima cena e possono assumere varie forme e a avere vari nomi come muccellati, cullùri, cuddùre o cuzzupe in Calabria.

In Toscana e Umbria troviamo il Pane all’anice, dove l’uso di questa spezia deriva direttamente dai romani, che la ritenevano preziosa, quindi adatta ad arricchire il pane cerimoniale.

Tornando in Sicilia, a Salemi, in occasione della festa di san Giuseppe che cade in Quaresima, vengono preparati dei pani votivi e decorativi che possono anche avere le sembianze del santo, della Madonna o di Gesù Bambino.

A Roma troviamo il “maritozzo quaresimale”, un pane con uvetta, pinoli e canditi, l’unico pane dolce permesso durante il digiuno.

Una curiosità sulla “croce nel pane”, usanza a metà tra devozione religiosa e corretto metodo di lievitazione, è infatti comune a varie culture, come quella inglese, che proprio sotto Pasqua vede la produzione degli Hot Corss Buns, dei piccoli panini, morbidi, rotondi con una croce zuccherata incisa sopra, nati probabilmente nei monasteri inglesi nel XII secolo, per celebrare il Venerdì Santo.

Ma tornando a noi, quando si parla di pani quaresimali e pasquali, un posto centrale lo occupa sicuramente la Sardegna, isola che ospita anche un Museo del pane rituale a Borore in provincia di Nuoro, e dove vengono da sempre realizzati pani rituali tra i più belli al mondo, che hanno sia una funzione alimentare che simbolica: da citare il pane a forma di palma preparato per la Domenica delle Palme chiamato prama, o cocoi ’e prama e Sa Pipia de Caresima, una pagnotta a forma di bambina con sette piedi, nata per sancire la fine del Carnevale e l’inizio del periodo di digiuno quaresimale, e che fungeva da vero e proprio “calendario”, infatti le sue sette gambe corrispondevano alle sette domeniche quaresimali, e ogni settimana ne veniva staccata una.

Staccata l’ultima gamba il giorno di Pasqua, la Pipia veniva bruciata, in segno di purificazione e resurrezione.

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