L’intervista

Angel Leon: “A Masterchef vi racconto il futuro del mare”

Angel Leon
Angel Leon 

Lo chef spagnolo, Tre stelle Michelin nel suo “Aponiente” a Cadice, è il super ospite della nuova puntata del talent di Sky

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A inizio stagione Antonino Cannavacciuolo l’aveva detto: “In tutta sincerità il momento più bello quest’anno è stato conoscere lo chef Angel Leon. Una grande fortuna per i ragazzi, ma anche per noi. E per chi ci guarda da casa”. Angel Leon è lo chef di Aponiente a Cadice, in Spagna, 3 stelle Michelin. È lui, lo “chef del mare” il super ospite del cooking show Sky Original prodotto da Endemol Shine Italy (ogni giovedì alle 21.15 in esclusiva su Sky Uno), e per affrontare la sua prova, l’ultimo skill test della stagione, i concorrenti andranno in fondo al mare, a scoprire la sua filosofia di cucina. Tra i suoi piatti, le ocean bubble, ovvero le bolle di iodio commestibili, e il riso al plancton.

Quale responsabilità ha uno chef con la sua esperienza rispetto ai giovani che vorrebbero fare questo lavoro?

“La parola responsabilità fa paura. Mi piace più dire che possiamo essere specchi per le nuove generazioni, e che c'è molta gente che passa per Aponiente e che si ispira alla nostra maniera di guardare la natura”.

Che impegno ha, o dovrebbe avere, uno chef nei confronti del futuro, della sostenibilità?

“Per me la parola sostenibilità è una parola che fa danno e che non apporta nulla. Penso che sia una parola molto abusata e che dovrebbe essere riconfigurata. Io credo che uno chef debba guardare alla natura con fame, con appetito, cioè deve poter cucinare i prodotti che produce la terra dove si trova”.

Cosa ha portato ai concorrenti di MasterChef Italia?

“Prodotti inediti come il cereale marino, che è il primo cereale scoperto nel mare. Abbiamo anche fatto una prova con plancton marino, che è una microalga. E poi utilizzato il pescato di scarto, cioè i pesci che normalmente vengono gettati in mare dai pescherecci dopo la pesca”.

Che cosa è riuscito a trasmettere del suo modo di intendere la cucina?

“Ho parlato anche del futuro che io sogno per il mare, un mare visto con occhi diversi, dove non c'è soltanto pesce, ma ci sono tuberi, ci sono fiori, ci sono germogli. È il mare del futuro, è così che dobbiamo vederlo”.

Come sono i giovani che vogliono affrontare questo lavoro? Hanno la stessa passione che ha avuto lei, che all’inizio della sua esperienza in Francia per fare gavetta lavorava anche 17 ore di fila?

“Diciamo che oggi la situazione è un po' più complicata. Perché questo spirito non è più così come io l'ho conosciuto. Ma devo dire che ci sono comunque dei giovani con la stessa passione, la stessa ambizione e anche la stessa ossessione per la cucina. Non ce ne sono tanti, però io ne conosco”.

Qual è stato il momento di svolta in cui è riuscito a far capire il suo tipo di cucina?

“Diciamo che c’è voluto un po’ di tempo. Poi però hanno soprattutto capito che si trattava di un progetto solido e reale. Oltretutto ho iniziato negli anni in cui il tema della sostenibilità era sconosciuto, non se ne parlava. Diciamo che il fatto che oggi ci sia stata questa sensibilità sicuramente ha aiutato a far capire di che cosa parlavo”.

Il tema di quest'anno di MasterChef, il filo conduttore è tradizione e innovazione. Che cosa significano per lei questi due termini?

“Credo che l'innovazione reale, la vera avanguardia, sia sempre di rottura con la tradizione. Non viene compresa subito, è sempre necessario che passi del tempo. Anche se di creatività si parla sempre con una certa facilità, per essere compresa c'è bisogno che passi del tempo”.

A proposito del tempo, siamo pronti a fare, diciamo, la spesa in fondo al mare, a utilizzare i suoi ingredienti?

“Direi che i tempi non sono ancora maturi. Prima dobbiamo ancora capire bene che tre quarti della terra sono costituiti da acqua, e che il mondo marino ha un ruolo centrale nella nostra alimentazione”.

Su cosa sta lavorando in questo momento?

“Siamo concentrati sulla nuova veste di Aponiente 2026: stiamo gestendo un territorio di fronte al ristorante che è un parco naturale. I clienti avranno la possibilità di fare nuove e uniche esperienze anche in mezzo al mare, su un tavolo galleggiante. Un nuovo format dove il pesce in menu sarà quello appena pescato sulla stessa barca del ristorante”.

Ha ancora tempo per andare a pescare come faceva con suo papà quando era piccolo?

“Sì. Almeno 4-5 giorni alla settimana vado al mare alle 5.30-6 del mattino e torno al ristorante alle 10. C'è anche un giorno a settimana in cui mio padre che ha 84 anni, esce ancora con me a pescare”.

E lei porta anche con suo figlio?

“No, la mamma non vuole perché non si fida di me”. (ride, ndr)

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