In cantina

Un sorso di Irpinia da gustare al Borgodangelo

I vigneti di Borgodangelo
I vigneti di Borgodangelo 

Dalle colline avellinesi la realtà guidata dalle famiglie Lo Priore e Iannuzzo lancia una sfida sull’Aglianico e si fa notare per Fiano e Greco di Tufo

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La strada che porta a Taurasi conduce nel cuore dell’Irpinia e dell’area di produzione della omonima DOCG. Ed è qui che abbiamo osservato la crescita di un bel progetto vitivinicolo nato due decenni fa, frutto della condivisione di due famiglie del luogo imparentate tra loro: Lo Priore e Iannuzzo.

Entrambe accomunate da una secolare esperienza agricola non limitata all’Irpinia dacché alla fine della Seconda Guerra mondiale, i Lo Priore emigrarono a Moncalvo, nel Monferrato, e lì investirono in vigneti di barbera e grignolino. Gli attuali amministratori, con l’ing. Pasquale Iannuzzo, hanno invece maturato importanti esperienze da manager in grandi aziende, e al nipote Antonio Lo Priore (studi in economia), è toccato il compito di far confluire in questo progetto i know how professionali, creando così una realtà agricola con una decisa visione imprenditoriale e manageriale.

La sfida

La sfida, con il contributo dell’enologo Cristoforo Pastore, è stata innanzitutto quella di elevare al top l’aglianico coltivato diffusamente negli undici ettari di vigneto (30 mila le bottiglie), a cui si sono presto affiancati i bianchi da fiano e greco, selezionati da alcuni vocati appezzamenti. L'altitudine dei vigneti, oggetto di recuperi di proprietà di famiglia e di nuovi investimenti, è di almeno 400 metri sul livello del mare o anche più alta; il microclima di questo areale della media valle del fiume Calore è favorevole, mite in estate ma rigido d'inverno, i terreni fertili, argillosi. Senza dimenticare l’impegno anche nell’olivicoltura secondo i dettami del biologico, con la cultivar autoctona ravece, accanto a ogliarola, marinese, olivella, ruveia. E non è un caso che i Lo Priore abbiamo mantenuto un rapporto di amicizia con Valentino Veglio, olivicoltore a Patro di Moncalvo.

Detto questo, dagli assaggi, il vino che subito ha conquistato è il Fiano di Avellino 2024: ha sentori di mandarino e miele e in bocca è pieno, consistente, con una bella sapidità e un’acidità molto equilibrata.

Quindi, il Greco di Tufo 2024 dal colore oro, con un naso fine con zeste di limone e banana. In bocca è ampio, morbido, vellutato e con una invitante freschezza finale.

Passiamo agli Aglianico: il primo è stato l’Irpinia Rosato 2024, che ha un colore rubino chiaro e brillante, e un naso dalla trama fine e fresca, in bocca è di grande equilibrio e buona stoffa.

L’Irpinia Aglianico 2021 ha un naso intrigante, vulcanico, con note di fumo, liquirizia, molto complesso e profondo. In bocca è decisamente tannico e ancora in evoluzione. Ma avercene!!!

L’Irpinia Campi Taurasini 2020, dal colore rubino con unghia violacea, al naso mostra sentori di confettura e mallo di noce, ma in bocca dà il meglio: è più equilibrato del campione precedente, con un tannino rotondo capace di esprimere appieno le grandi potenzialità dell’aglianico. Affina 15 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia. Bella cantina!!!

L'oliveto
L'oliveto 

Borgodangelo

Sant’Angelo All’Esca (Av)

contrada Bosco Selva SP 52, km 10,0

tel. 0827 73027 - 338 2002461

Una bottiglia di Fiano di Avellino 2024: euro 15

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