Istrionico, visionario, esteta. Questo era Pinuccio La Rosa, uno dei perni siciliani dell’accoglienza e della ristorazione di qualità, scomparso oggi all’età di sessant’anni. Con lui se ne va una figura chiave dell’evoluzione turistica e gastronomica dell’isola, capace di tenere insieme concretezza e visione, identità e futuro. Imprenditore rigoroso e curioso, La Rosa ha attraversato oltre trent’anni di turismo isolano con lo sguardo sempre orientato un passo avanti. La sua storia affonda le radici nel 1953, quando il padre Serafino apre il Lido Azzurro a Marina di Ragusa, uno dei primi stabilimenti balneari organizzati della costa, oggi purtroppo andato distrutto in seguito al ciclone “Harry” che ha devastato le coste siciliane.
Da quella intuizione familiare nasce un’idea di ospitalità che Pinuccio farà propria, trasformandola in un progetto ampio e articolato, capace di unire cucina, accoglienza e valorizzazione del territorio. All’inizio degli anni Duemila, insieme al fratello Antonio, sceglie di investire nel cuore di Ragusa Ibla, riportando vita una “cattedrale” del barocco cittadino. Nasce così la Locanda Don Serafino, dedicata al padre, pensata fin dall’origine come luogo in cui la ristorazione potesse dialogare con architettura, memoria e paesaggio urbano. Un progetto pionieristico, costruito su tempi lunghi e su un’idea precisa di qualità.
Nel 2004 si aggiunge il boutique hotel diffuso, ricavato tra grotte e pietra viva, contribuendo concretamente alla rinascita turistica della città vecchia. La cucina diventa da subito il cuore pulsante della Locanda. Alla guida c’è Vincenzo Candiano, presente sin dall’apertura, interprete di una Sicilia profonda e leggibile, capace di trasformare il patrimonio gastronomico locale in un linguaggio contemporaneo. Nel 2007 arriva la prima stella Michelin, un traguardo storico per Ragusa e per tutto il sud-est siciliano.
La Rosa però non ha mai limitato il proprio impegno al perimetro del ristorante. La sua cifra più autentica stava nella capacità di pensare in termini collettivi. Dentro Federalberghi è stato una voce chiara e rispettata, sempre orientata alla crescita del territorio. Credeva in una Sicilia capace di competere attraverso il valore, la formazione e la qualità dell’offerta. Da questa visione nasce anche Marina Gourmet, progetto ideato per trasformare Marina di Ragusa in un laboratorio del gusto, capace di mettere in rete ristoratori, chef, produttori e pubblico. Un’iniziativa che ha ridisegnato l’immagine della costa, spingendola verso una dimensione gastronomica riconoscibile e meno stagionale.
Allo stesso orizzonte appartiene il suo coinvolgimento nell’associazione “La Sicilia di Ulisse”, che racconta l’isola attraverso le sue cucine, i suoi vini e i suoi protagonisti. Fondata insieme al compianto Enrico Briguglio, è stata per lui un luogo di confronto e visione. “Una visione diversa, una voce controcorrente, che guardava avanti davvero, non per ambizione personale, ma per amore della Sicilia e della sua ristorazione”, ricorda Tony Lo Coco, oggi presidente dell’associazione. “Aveva il dono di vedere le cose prima degli altri. Nei momenti decisivi, la sua era la voce che cercavamo tutti. Anche se è ancora presto per decidere come, l’associazione troverà certamente un modo per ricordarlo in maniera concreta e duratura. È il minimo che possiamo fare per quello che ha rappresentato per tutti noi”. Resta un metodo, resta una visione, resta un modo di stare nel mondo del turismo e della ristorazione che continuerà a parlare con serietà, radicamento e stile, quello che Pinuccio La Rosa ha cavalcato fino alla fine.