«Questo buio sa di fieno e di lontano / e la canzone forse sa di ratafià». C’è un’atmosfera sospesa, densa di polvere e sudore, nei versi di Paolo Conte. C’è l’eco di una pianura che si perde e non perdona, solcata da uomini grossi come alberi, che quando provi a convincerli scopri essere duri come il legno. Tra questi giganti, uno pedalava più forte di tutti, vestito di una maglia rossa che divenne presto una minaccia per gli avversari: Giovanni Gerbi, il Diavolo Rosso. Asti, inizio Novecento: un pioniere del ciclismo eroico capace di vincere il primo Giro di Lombardia. Un’epopea che oggi rinasce in un amaro vestito di fuoco.
Tutto nasce negli archivi della Davide Barbero, storica torroneria astigiana, dove Davide Maddaleno, titolare e pronipote del campione, ha compiuto un ritrovamento che sa di archeologia sentimentale. Due bottiglie di un amaro appartenute al bisnonno. La storia della famiglia Barbero, infatti, si intreccia con quella del ciclista: durante la seconda Guerra Mondiale, Davide Barbero sposò Paola Gerbi, figlia del campione. Quando il Diavolo Rosso appese la bici al chiodo, trasformò la fama in impresa, producendo bici e, a quanto pare, anche un liquore a suo nome.
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Ma cosa conteneva quella bottiglia? Il tempo aveva lasciato solo un liquido ossidato, impossibile da analizzare. Restavano un rosso rubino intenso e un’etichetta che parlava di un’epoca. Per ridare voce a quel silenzio, Maddaleno si è affidato a Roberto Dellavalle, titolare dell’omonima distilleria di Vigliano d’Asti, allievo di Maurizio Gozzelino che formulò il Crodino. Il lavoro di Dellavalle non è stato di chimica, ma di filologia del territorio. L’intuizione è arrivata ricordando che l’Astigiano, in particolare Revigliasco e Antignano, era storicamente vocata per le ciliegie. «Il rosso doveva derivare da lì, dai graffioni o dalle amarene all’epoca molto coltivate».
Nasce così la nuova ricetta: non un ratafià, ma un amaro contemporaneo in equilibrio tra dolcezza e botanica. Attacco morbido, ciliegia quasi carnosa, poi una chiusura amaricante pulita, dettata da genziana e achillea, ma anche da rabarbaro e assenzio gentile. Un prodotto «fuori dai binari del classico amaro» come dice Maddaleno, proiettato nella miscelazione.
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Il cocktail bar Radici di Asti è stato il laboratorio dove testare la versatilità del “Diavolo”, facendolo diventare protagonista di twist su classici come lo Spritz o il Negroni, o in creazioni originali presentate durante “La Diabolica”, la ciclostorica che celebra le gesta di Gerbi. Ma è perfetto anche in purezza, magari in un abbinamento con il cioccolato fondente extra-bitter di casa Barbero.
La prima bottiglia ha preso la strada verso l’unico destinatario possibile: il Maestro Paolo Conte, che ha apprezzato. E mentre il liquido scende nel bicchiere, rosso come quella maglia che sfrecciava nella polvere, sembra quasi di sentire l’eco di una corsa lontana.