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Brunello, gli assaggi in anteprima: dieci Riserve da non perdere

Brunello, gli assaggi in anteprima: dieci Riserve da non perdere

La tipologia storica rappresenta da sempre il vino delle grandi annate: oggi il panorama è cambiato e si è aperto il dibattito sull’identità delle singole vigne

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Montalcino è una collina che non si limita a produrre vino: crea narrazioni. Le sue pietre, le sue brezze, la luce che rimbalza sui boschi e sulle vigne hanno un modo tutto loro di parlare, come se il territorio stesso fosse un narratore antico che non ha mai smesso di raccontare. Chi arriva qui percepisce immediatamente una sorta di isolamento sospeso, un equilibrio fragile tra montagna e mare, tra il respiro potente dell’Amiata e l’orizzonte aperto della Val d’Orcia. Ed è in questo spazio quasi metafisico che il Sangiovese, vitigno capace di mostrare le vene del terreno come pochi altri, ha trovato la sua identità più compiuta.

Il Brunello, nato come intuizione individuale e diventato un simbolo collettivo, è oggi la voce più chiara di questa collina. Ma come tutte le voci importanti, nel tempo si è arricchito di sfumature e di domande. Una delle prime riguarda la Riserva, una categoria che un tempo era la punta più luminosa della piramide qualitativa. La Riserva era il vino delle annate grandi, quello dei grappoli selezionati a occhio, a mano e per istinto, quello che si lasciava maturare in cantina quasi come un figlio tardivo, da proteggere.

Riserva tra passato e futuro

Oggi, però, il panorama è cambiato. La cura agronomica, la selezione clonale, la conoscenza dei suoli e delle esposizioni hanno alzato il livello medio a tal punto che in molti casi il Brunello “annata” è già di per sé un vino monumentale. E allora la Riserva che cos’è? Più che un semplice vertice, sembra diventare un racconto diverso: non necessariamente più concentrato, non per forza più ricco, ma più meditato. Un vino che si prende tempo per mettere a fuoco la sua identità, che cerca una profondità meno appariscente e più introspettiva. Certo, esiste anche l’altro lato della medaglia: quello di chi produce una Riserva perché il mercato la chiede, perché un’etichetta aggiuntiva fa comodo, perché “si è sempre fatto”. Quando la scelta non nasce dalla vigna o dall’annata ma da una strategia, la Riserva perde un po’ della sua aura. Ed è proprio qui che Montalcino invita a una riflessione più ampia: la qualità non si costruisce con un nome, ma con la credibilità.

Il dibattito sui cru

Accanto alla questione della Riserva, negli ultimi anni si è acceso un dibattito altrettanto sentito: ha senso produrre Brunelli da vigna singola? In teoria, l’idea è affascinante. Un solo vigneto, un solo suolo, una sola voce. Una sorta di confessione individuale del sangiovese. Ma Montalcino non è, e non è mai stato, la Borgogna: non c’è una lunga tradizione di cru, non esiste una mappa secolare che assegna gerarchie. C’è però una realtà evidente: la collina cambia continuamente, quasi a ogni curva. I suoli si trasformano, passando dalle marne alle galestrose, dalla sabbia antica alle argille più fredde. Le esposizioni mutano la luce, il vento modifica la maturazione, l’altitudine scolpisce l’acidità. Si riesce a individuare in maniera chiara e riconoscibile i luoghi? O la ricerca della vigna rischia di far perdere al Brunello di annata la sua identità? Intanto e bene capire come si suddivide il territorio

Sulla fascia nord, la più fresca e silenziosa, i vigneti sembrano vivere in ombra di riflessione: maturazioni lente, profumi sottili, un’idea di eleganza quasi scolastica. Brunelli che parlano piano, ma con una lucidità che col tempo diventa impressionante. Il sud, al contrario, è un’altra storia. Qui la luce arriva diretta, la terra scalda, i grappoli respirano un clima più mediterraneo. I vini sono più larghi, più generosi, spesso più immediati nel loro abbraccio, senza però rinunciare a una verticalità che solo il sangiovese sa mantenere. L’est, rivolto verso il Monte Amiata, vive una continua tensione: venti freschi, escursioni marcate, maturazioni che restano tese. Ne nascono dei Brunello energici, vibranti, con una spinta acida che dona forza e longevità. Lovest, invece, guarda il mare e si sente: le vigne respirano aria aperta e luce più morbida. I vini qui sono spesso i più equilibrati, composti, attraversati da una linea salina che li rende particolarmente armoniosi.

Di fronte a una tale varietà, l’idea di imbottigliare un singolo vigneto ha certamente senso quando quella parcella possiede una personalità inequivocabile. In questi casi il Brunello da vigna è una sorta di monologo: più intimo, più preciso, più crudo nella sua verità. Ma non bisogna dimenticare che il Brunello è nato come vino di sintesi, come incontro tra parti diverse della collina. E molti vigneti, pur dando uve di qualità altissima, esprimono il meglio quando dialogano con altri.

Forse è proprio questo il punto: la grandezza di Montalcino non sta nel decidere se la strada giusta è quella della Riserva o quella della vigna singola. Sta nella possibilità di ospitare entrambe le visioni, senza perdere coerenza. È un territorio talmente ricco e mutevole da permettere interpretazioni complementari, che convivono senza cancellarsi.

Camminando tra le sue vigne, lungo strade bianche che sembrano portare sempre un po’ più in alto, si capisce perché Montalcino non smette di interrogare chi lo vive. Qui il tempo ha un ritmo diverso: lento, stratificato, a volte contraddittorio. Ed è forse per questo che il Brunello, quando è autentico, non è solo un vino: è una forma di ascolto. Una conversazione continua tra uomo e paesaggio. Una memoria liquida di quello che accade su questa collina.

Brunello di Montalcino Riserva

CAMIGLIANO – GUALTO RISERVA 2020

Questo vino si presenta con un profilo delicato, quasi introverso, ma capace di esprimersi con piccoli frutti rossi e note floreali molto nitide. La bocca conferma l’impronta fine: scorrevole, aggraziata, con un equilibrio che invita più ad ascoltarlo che a decifrarlo. Una riserva che punta sull’eleganza più che sulla forza.

CAPRILI – ADALBERTO RISERVA 2020

Fin dal primo impatto mostra una bella energia: profumi freschi e invitanti, punteggiati da fiori rossi e da una pepatura vivace che mette buonumore. Il sorso è solido ma vibrante, giocato su una freschezza precisa e su un grip che accompagna senza mai irrigidire. Un vino che sembra muoversi con passo sicuro e divertito.

LA CASACCIA DI FRANCESCHI RISERVA 2020

L’aroma arriva diretto e fresco, con un’intensità che sorprende e un tocco floreale quasi pulsante. A dare ulteriore profondità compaiono note di salgemma e un’eco iodato-marinara che arricchisce il quadro. In bocca è agile e raffinato, succoso senza eccessi, sostenuto da un tannino finissimo che tiene tutto in equilibrio con grande naturalezza.

LE CHIUSE – DIECIANNI RISERVA 2016

Qui domina la sensazione di pienezza luminosa: profumi nitidi, piccoli frutti e fiori che si presentano con compostezza e forza controllata. Il sorso è ricco ma mai pesante, con una vivacità ben disegnata che porta una bella polpa e una trama gustativa armonica. Il finale è misurato, elegante, coerente con il carattere del vino.

POGGIO DI SOTTO RISERVA 2020

L’impatto aromatico è di quelli che conquistano subito: succoso, profondo, pieno di sfumature che si incastrano con naturalezza. In bocca mostra grande vitalità, un movimento continuo e spontaneo, quasi un'onda che torna e ritorna senza perdere intensità. La chiusura è piacevole, ampia, pienamente soddisfacente.

SALICUTTI – TEATRO RISERVA 2020

Si apre con un ventaglio di frutti rossi e scuri – ciliegia, prugna, mora, mirtillo – che costruiscono un quadro generoso e invitante. La parte più sorprendente è la vena sanguigna e sapida che si affaccia al sorso, rendendolo elegante ma deciso. La bocca si distende con continuità, lunga e succosa, senza mai perdere ritmo.

TIEZZI – VIGNA SOCCORSO RISERVA 2020

Il primo impatto è fresco, elegante, con un profilo aromatico pulito e accogliente. In bocca si muove con delicatezza ma anche con una certa ricchezza: la succosità è ben presente, la struttura è equilibrata e la progressione mantiene un tono invitante. Il finale lascia una sensazione appetitosa e piacevole, come un sorso che chiama il successivo.

LA LECCIAIA RISERVA 2020

Il naso è immediatamente fresco e pieno, con una naturalezza che conquista senza dover cercare troppo. La bocca segue la stessa linea, fatta di morbidezza e succosità, con una pienezza ben calibrata che non lascia zone vuote. La chiusura ha un bel respiro, lunga e ricca, con un ritorno fruttato molto gradevole.

FATTORIA DEI BARBI RISERVA 2020

Fin dai profumi emergono freschezza e un tocco minerale che dà definizione e verticalità. I frutti sono quelli classici, succosi e netti. Il sorso è ampio, ordinato, pieno di vita, con una regolarità che dà grande soddisfazione. Il finale si apre ampio e complesso, lasciando una sensazione di finezza che resta a lungo.

LISINI – UGOLAIA RISERVA 2020

È un vino che si rivela con discrezione, con aromi fini di piccoli frutti e sfumature delicate. Il sorso è elegante, costruito con mano leggera ma sicura: tessitura sottile, equilibrio ben centrato e una succosità che accompagna senza invadere. La chiusura è lunga, armoniosa, distesa, fedele allo stile

Brunello Vigna e Selezione

BANFI – POGGIO ALLE MURA 2021

Un vino che si presenta subito con un carattere fresco e deciso, capace di unire potenza e piacevolezza senza mai perdere equilibrio. L’impatto aromatico è immediato e invitante, e il sorso conferma la sua natura energica, lineare e franca, con una vitalità che rende la beva scorrevole e coinvolgente.

CANALICCHIO DI SOPRA – VIGNA MONTOSOLI 2021

Qui domina una materia carnosa e pulsante, con tocchi ematici e una vivacità che dà ritmo all’insieme. Accenti di fiori secchi e frutto succoso aggiungono profondità, mentre il sorso mostra un grip autorevole e una bella ampiezza. La persistenza è lunga, distesa, segnata da una sostanza ricca e ben articolata.

CASTELLO TRICERCHI – AD 1441 2021

Le sensazioni si muovono tra note sanguigne e un richiamo al pomodoro maturo che dona autenticità e immediatezza. Il vino appare vivo, ricco, spontaneo. La bocca è succosa, calda ma elegante, con un grip favoloso che sostiene una progressione equilibrata. Il finale si apre rilassato ma molto invitante, con una succosità che rimane ben presente.

CIACCI PICCOLOMINI D’ARAGONA – VIGNA DI PIANROSSO 2021

Un tratto delicato introduce la degustazione, con foglia di pomodoro, tocchi ematici e un accenno di maggiorana che lo rende particolare e riconoscibile. Il sorso ha una solidità evidente, caldo e succoso ma sempre elegante, vivo, ben profilato. La chiusura cresce con decisione, sostenuta da un grip preciso e reattivo.

COL D’ORCIA – VIGNA NASTAGIO 2020

Profumi intensi e vivaci animano subito il calice, tra piccoli frutti, spezie fini e richiami aromatici che si intrecciano con naturalezza. Il vino si mostra elegante e succoso, caldo e quasi cremoso nella tessitura, con una presenza seria e potente. Il finale si distende in grande forma, pieno di energia e sfumature.

GIODO – PRETTO 2021

L’impatto è marcato da una componente ematica intensa e vibrante, che dà personalità e profondità al profilo aromatico. In bocca si percepiscono sincerità e carattere, un gusto diretto che dialoga bene con un tannino misurato. Il finale è lungo, articolato, con un’evoluzione che conferma la complessità del vino.

LA RASINA – PERSANTE 2021

Un vino di grande vivacità, con profumi intensi che oscillano tra note ematiche ed eteree e una ricca presenza di frutto: prugna, mora, ciliegia e un accenno quasi da slivovitz. Il sorso è caldo, succoso, intrigante, con un’energia che cresce sorso dopo sorso. La chiusura mantiene questo slancio in un crescendo molto coinvolgente.

RIDOLFI – DONNA REBECCA 2021

La delicatezza del granato introduce un quadro olfattivo fatto di genziana, frutti di bosco e richiami più maturi. Il sorso è morbido, succoso, con un tannino setoso che accompagna una struttura elegante. Il finale è deciso ma composto, fedele allo stile armonioso dell’insieme.

TENUTE SILVIO NARDI – VIGNETO MANACHIARA 2021

Un vino che colpisce per la fruttosità piena e definita, elegante e ricca di succo. In bocca emerge una polpa gustativa soda e levigata, sostenuta da un tannino compatto che dà forma e spessore. La progressione è lunga, complessa, con una persistenza che lascia un bellissimo ricordo.

VAL DI SUGA – POGGIO AL GRANCHIO 2021

Il profilo aromatico è sorprendente: tracce iodate, sensazioni marine e mineralità di scoglio, insieme a frutti rossi che rinfrescano il quadro. Il sorso ha una bella spinta salina, è ampio, vivo, con un grip succoso che rende la beva dinamica e appetitosa. Il finale si prolunga con naturalezza e grande carattere.

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