Quattordici aziende sono arrivate a Milano, dalla Calabria, convinte, a buona ragione, dell’originalità dei loro vini, in quella terra, Enotria Tellus, dove tutto è cominciato, recita il claim della Regione, utilizzato questa estate a Vinitaly and the city nella Piana di Sibari. E il riscontro del pubblico di Golosaria è stato importante, ancor più per la scoperta di vitigni come il pecorello che dà origine a un iconico vino bianco o del magliocco.
Fra queste cantine c’era La Peschiera, che considero una certezza. I tre fratelli Alessandro, Flaviana e Daniela Gallo guidano un'azienda agricola che ha una bellissima storia. Siamo nell’entroterra jonico cosentino, nella valle dell’Esaro, all’ingresso della Piana di Sibari. Le fondamenta risalgono infatti alla fine del ‘700, quando la loro prozia Virginia diede vita a una “concia” (fabbrica) di liquirizia, che, insieme ad altre realtà calabresi, rappresentò i primi casi di industrializzazione di questo prodotto conosciuto a livello planetario. Tale fu il successo che l’azienda si andò addirittura a trasformare in un borgo cittadino, abitato dalle famiglie degli operai, dotato di scuole e di una chiesa. Poi, a cavallo delle due guerre, con gli uomini impegnati al fronte, l’attività cessò, e, provvedendo a varie bonifiche del territorio, si trasformò in azienda agricola, prevalentemente ad indirizzo vitivinicolo e frutticolo.
Ai giorni nostri, i tre fratelli Gallo, dopo aver dato avvio ai primi imbottigliamenti una dozzina di anni fa, gestiscono una proprietà che si estende lungo 120 ettari. Accanto a pescheti, albicoccheti, agrumeti, ecco i rigogliosi vigneti (13 ettari per 30 mila bottiglie) di bassa collina dove trovano dimora uve autoctone quali magliocco, mantonico, pecorello, greco e moscato. La loro posizione è ottimale, in quanto equidistanti (15 minuti) dal mar Jonio e dal Massiccio del Pollino, godendo così dei rispettivi benefici climatici. All'interno della tenuta è presente un bed and breakfast, ricavato in un'antica costruzione rurale, con 6 camere. Gli ospiti possono quindi pernottare in azienda. Vengono inoltre proposte degustazioni, visite ai vigneti e alla cantina.
Ora, una decina di anni fa ci colpì il loro Terre di Cosenza Bianco “Jentilino” (top hundred nel 2016) da uve greco bianco e mantonico, un calice dal colore giallo oro, un profumo fruttato con sentori di cedro, mandarino, pesca e albicocca, e un gusto fresco, sapido, armonico e di lunga durata; ma non da meno è stato il Pecorello che degustiamo abitualmente. La vendemmia viene fatta nella seconda decade di settembre, pressatura con protezioni delle ossidazioni, affinamento in acciaio. Enologo della cantina è il siciliano Stefano Coppola, che ci ha convinti, quest’anno, a concentrarci sui vini rossi, scoprendo che sanno fare grandi cose col magliocco, ma anche con l’aglianico. E proprio il loro Aglianico in purezza “Concio” 2024 ci ha rapiti, anche se avevamo già deciso per il loro Terre di Cosenza Rosso “San Lorenzo” da uve magliocco dolce. Ed eccolo con quel colore rubino brillante e note di mandorla, frutta concentrata, liquirizia nera (manco a farlo apposta nasce proprio in un campo dove un secolo fa cresceva la liquirizia) ed erbe officinali. In bocca è elegante, setoso, tannico. Fa macerazione a freddo delle bucce per 24/36 ore, fermentazione in acciaio per 15 giorni, poi malolattica spontanea e affinamento finale in acciaio.
C’è anche il Terre di Cosenza Rosato “Abbaruna”, ottenuto da uve aglianico, così denominato perché era il nome con cui veniva chiamata la loro prozia dagli abitanti del borgo (“La barona”). Fa vinificazione in bianco con pressatura soffice e affinamento in acciaio. Tutti da scoprire, nel momento in cui la qualità di questa cantina è decisamente all’apice.
La Peschiera
San Lorenzo del Vallo (Cs)
c.da Peschiera
tel. 0981950841
Terre di Cosenza “Concio” 2024: 12,50 euro