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La pace tra Spalletti e Totti ha il sapore dell’Amaro Montenegro

La pace tra Spalletti e Totti ha il sapore dell’Amaro Montenegro

Il ct non si sbottona sul suo futuro in bianconero: carbonara o plin? Risponde l’ex bomber giallorosso: gnocchi

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Il gioco del destino mette la palla al centro e vuole che la presentazione del nuovo spot di Amaro Montenegro coincida con la giornata più lunga per i destini di Luciano Spalletti (e dei tifosi juventini). Altrettanto ovvio che l’ex ct juventino non si sbottoni sulle domande (inevitabili) sul futuribile destino bianconero. Nemmeno quando provi a stuzzicarlo sul cibo: Carbonara o ravioli del plin, Roma o Torino? Si torna quindi (a palla) sul tema originale: lo spot – a colori, nessun bianco e nero nemmeno lì - è la pace fatta tra Spalletti e Totti: fuori dal campo, al bar e davanti a un bicchiere di amaro (divisi anche lì dal celebre claim: liscio per uno, con ghiaccio per l’altro). Totti ha le idee chiare sul piatto della pace (dato che il calice è già preso): “Gnocchi”. Che pare siano pure il suo piatto preferito. Spalletti ribatte, «io lo berrei dopo un dolce, la crostata di mele».

Alla fine si brinda (per ora solo alla pace fatta) e si guarda il cortometraggio nelle sale dell’Anteo Museo del Cinema: stile western, nella pellicola i due si fissano per affrontarsi ma poi vince il buonsenso, “parliamo”. Ed eccolo al bar. «Il duello in realtà c'è stato anni fa, un duello diverso, per me più brutto» chiosa oggi Totti, a pace fatta.Quella milanese è una tappa di ricordi, di cene condivise «tantissime quando si vinceva – dice ancora il calciatore - ma ancor più quando si perdeva, lì analizzavamo gli errori in modo da non ripeterli». Lo spot potrebbe avere un seguito, dato che sia Totti che Spalletti hanno ammesso di essersi divertiti a lavorare insieme.«Secondo te Spalletti resta a Milano?» chiede poi il conduttore all'ex capitano giallorosso, che replica serissimo: «Oggi sì». «Ma lo vedresti il mister a 100 km da qui?» «Sì».

L'intervista

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Botta e risposta, ma senza eccessi: in ogni caso un compleanno col botto per quell'Amaro Montenegro che fu creato a Bologna nel 1885, 140 anni fa.La metropoli lombarda con il suo Museo del Cinema è anche il punto d’ingresso perfetto per capire perché questo film pubblicitario “suoni” così familiare. Amaro Montenegro, da sempre, racconta storie prima ancora di mostrare il bicchiere: amicizia, aiuto, spirito di squadra, il gusto delle cose fatte bene. È una regola antica, quasi da Carosello: prima lo spettacolo, poi il prodotto nel codino finale. Pochi secondi, ma dopo che la storia ha già fatto il suo lavoro - creare appartenenza.Dentro questo racconto c’è un filo che non si è mai spezzato: la musica. Il jingle che chiude gli spot è diventato un vero “sound logo”. Funziona anche quando gli occhi scappano dallo schermo: resta l’orecchio, e l’orecchio porta a casa la marca. È uno dei motivi per cui certe firme sonore resistono per decenni, magari ritoccate appena, con quell’eco cinematografica che sa creare attesa.Gli anni Ottanta e Novanta hanno sedimentato i valori: l’eroe quotidiano (il veterinario, l’istruttore), poi le avventure corali - la campana sommersa, l’aereo tra i turbini o da riparare, l’avaria nel deserto, gli archeologi - sempre con fotografia alta e squisitamente cinematografica. Il messaggio non cambiava: insieme si supera la difficoltà, insieme si brinda.

E alla fine, puntuale, il jingle.Nel tempo recente il brand ha rinfrescato il linguaggio senza tradire la sostanza: anniversari celebrati come capitoli di una saga, omaggi al fondatore Stanislao Cobianchi e campagne che hanno spostato il fuoco sulle persone in carne e ossa, gli “eroi veri”, fino allo Human Spirit che ha parlato ai più giovani con riprese più immediate e camera a spalla. L’idea prima della tecnica: quando c’è, basta.E allora ecco perché il duello alla “western” tra Spalletti e Totti non è un vezzo, ma un ritorno a casa. Sguardi che sembrano pronti alla resa dei conti, poi la scelta di parlarsi, l’approdo al bancone. La pace - e l’amaro - arrivano come esito naturale del racconto: il prodotto entra in scena quando l’umanità ha già vinto. Liscio o con ghiaccio è quasi un dettaglio di stile; il centro del campo resta la relazione, la memoria condivisa, quel sapore vero che la marca rivendica da sempre.Milano fa da cornice e da ponte: tra Roma (e Torino?), tra passato e presente, tra rivali che sanno ancora sedersi allo stesso tavolo. Si brinda alla pace, certo. Ma soprattutto a una pubblicità che continua a parlare la lingua più semplice e più difficile: quella delle storie che restano in testa — e nelle orecchie — anche quando lo spot è finito e resta il bicchiere mezzo pieno.

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