L'Ue e gli Stati Uniti hanno concordato la dichiarazione congiunta sui dazi dopo l'accordo politico raggiunto dalla presidente Ursula von Der Leyen e il Presidente Donald Trump dei 27 luglio. Lo ha annuncia la Commissione. "La dichiarazione congiunta illustra in dettaglio il nuovo regime tariffario statunitense nei confronti dell'Ue, con un'aliquota tariffaria massima e onnicomprensiva del 15% per la stragrande maggioranza delle esportazioni dell'Ue, compresi settori strategici come automobili, prodotti farmaceutici, semiconduttori e legname".
Per il mondo dell’agroalimentare italiano manca però la notizia più attesa (e sperata), quella dell’esenzione del vino dal nuovo piano tariffario. Confermate quindi le indiscrezioni pubblicate ieri dal quotidiano Usa New York Times, che annunciavano la mancata esenzione.
"Per il vino si conferma il nuovo regime i dazi al 15%; si tratta di una stangata per il settore più esposto tra le top 10 categorie italiane di prodotti destinati agli Stati Uniti, con un'incidenza al 24% sul totale export globale e un controvalore di circa 2 miliardi di euro l'anno". Così il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, commenta la dichiarazione congiunta Ue-Usa sui dazi. Secondo l'Osservatorio Uiv, il danno stimato per le imprese è di circa 317 milioni di euro cumulati nei prossimi 12 mesi, mentre per i partner commerciali d'oltreoceano il mancato guadagno salirà fino a quasi 1,7 miliardi di dollari. Il danno salirebbe a 460 milioni di euro qualora il dollaro dovesse mantenere l'attuale livello di svalutazione.
"Continuare a negoziare come Commissione europea": così Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, reagisce alla notizia. ''Che vino alcolici siano inseriti nell'elenco dei beni esentati da un dazio al 15% deve essere una priorità'' dice l'amministratore delegato che aggiunge ''Se consideriamo che l'80% del vino italiano esportato negli Usa viene acquistato nelle cantine a cinque euro, un dazio così alto unito alla svalutazione del dollaro ne porterebbe il prezzo a scaffale intorno a 20 dollari e ciò rappresenterebbe una penalizzazione eccessiva per il nostro prodotto''.