La storia

Tommaso Canella, principe del Bellini, e Cristian Specogna fra i Future 40 di Wine Enthusiast

Tommaso Canella
Tommaso Canella 

I due giovani già selezionati da Il Gusto nei 40 under 40 del 2025, premiati per capacità di visione. Il veneto è il paladino dei ready to drink. Il friulano scelto per l’impegno nella sostenibilità e nel sociale

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Due italiani fra i migliori giovani del vino del mondo. I due imprenditori vitivinicoli Tommaso Canella e Cristian Specogna, già scelti da Il Gusto fra i 40 under 40 del 2025, sono stati selezionati da Wine Enthusiast e inseriti nella lista dei Future 40 di quest’anno. Si tratta del riconoscimento con cui la prestigiosa compagnia americana, fondata nel 1979 da Adam e Sybil Strum, celebra professionisti visionari che stanno ridefinendo il mondo del vino, del beverage e dell’ospitalità attraverso innovazione, connessione e inclusività.

I due prescelti

Classe 1994, Tommaso Canella, di San Donà di Piave (Venezia), è la terza generazione dell’azienda di famiglia, fondata nel 1947, nota soprattutto per la produzione del Bellini, un giovane talento che sta facendo crescere il brand spingendo sui ready to drink (pronti da bere) e sui low alcohol. Sua la firma su un nuovo storytelling green e più vicino alle nuove generazioni. Con lui il celebre drink a base di Prosecco e purea di pesche sta vivendo un nuovo capitolo della propria vita, a partire dal recente rebranding del prodotto fino alla partnership strategica con Ethica Wines per l’espansione internazionale, senza dimenticare il lancio congiunto della nuova linea Granriviera.

Nato nel 1987, Cristian Specogna, di Corno di Rosazzo (Udine) è la terza generazione oggi alla guida dell’azienda di famiglia. Il giovane enologo ha portato la sua firma nel miglioramento sia dei vigneti sia della cantina. Crede molto nel potenziale del vino friulano di cui è di fatto ambasciatore nel mondo e punta sulla sostenibilità, anche attraverso l’indipendenza energetica dell’azienda.

Cristian Specogna
Cristian Specogna 

Prosecco, pesche e ready to drink

Per Canella i ready to drink a base di vino (a cominciare dalla Glera, il vitigno del Prosecco) e ingredienti Dop made in Italy vale il 75% del fatturato complessivo pari a circa 25 milioni di euro. Basti dire che nell’ultimo anno l’azienda ha raddoppiato le entrate, un boom legato soprattutto all’export negli Usa (dove i ready to drink sono amati in particolare dai millennial e dalla GenZ). Grazie al Bellini, realizzato con le pesche bianche romagnole, e al recente Mimosa Granriviera (a base di arancia di Ribera Dop e bergamotto calabrese), il mercato a stelle e strisce vale una quota pari al 40% del giro d’affari complessivo, mentre un altro 30% è generato dalla domanda italiana e il rimanente diviso tra Europa (Germania e Austria in particolare), Sudamerica e soprattutto Asia, piazza oggetto di forti investimenti assieme al distributore specializzato in vini di pregio tricolori, Ethica Wines.

“Per me è un grande onore essere inserito in questa lista – dice Tommaso Canella, che dell’azienda è direttore manageriale - Credo che questo riconoscimento nasca da relazioni, idee condivise e una visione collettiva. Un marchio smette di essere solo un’etichetta quando comincia a riflettere le persone che ci stanno dietro, e le storie che portano con sé. È solo presentandosi ogni giorno in modo autentico, e costruendo significato umano attorno al nostro lavoro, che si crea una vera connessione. Dedico questo traguardo alla mia famiglia, che con pazienza supporta anche le idee più folli, caotiche a volte, ma sempre mosse da buona intenzione. C’è sempre una direzione dentro il caos, e loro l’hanno sempre saputa vedere”.

Il riconoscimento

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La famiglia Specogna ha un legame molto forte con la viticoltura, una storia iniziata con l’intuizione di Leonardo Specogna che già negli anni Sessanta capì l’importanza di investire sulle rinomate colline della Rocca Bernarda a Corno di Rosazzo. Era il 1963 quando ha dato il via al progetto di sviluppo della cantina. Da quel giorno è iniziato un percorso che, prima con Graziano Specogna e oggi con Michele e Cristian (insieme a sua moglie Violetta) non si è mai fermato. Un lavoro che tende con sempre maggiore slancio alla perfezione, nel rispetto della terra e delle tradizioni del territorio. Il merito di Cristian sta nel sapersi concentrare sul costante miglioramento del lavoro in vigneto e in cantina, spinto dalla volontà di far conoscere al mondo la bellezza e il potenziale del Friuli Venezia Giulia. Il giovane enologo è attivo anche nel campo sociale, avendo fra l’altro avviato una collaborazione con persone affette da disturbo autistico, attraverso un accordo fra la cantina e la Fondazione progetto autismo Fvg, con la creazione di una linea di bottiglie dedicata e una relativa raccolta fondi a scopo benefico.

Oggi l'azienda si estende per circa 30 ettari, di cui intorno ai 25 vitati e coltivati secondo il metodo biologico. Le 120.000 bottiglie prodotte all'anno vengono vendute per il 50% sul mercato nazionale, e per il restante 50% esportate in più di 30 Paesi nel mondo. Da diversi anni si è anche aggiunta la produzione di miele grazie a una serie di arnie disposte nei boschi delle colline limitrofe.

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