La storia

Bolle spaziali: così lo champagne conquista le stelle

Bolle spaziali: così lo champagne conquista le stelle

Un volo in orbita, per tre settimane, per il Mumm Cordon Rouge, per l’occasione ribattezzato “Stellar”. La bottiglia ha superato i test, e fatto brindare gli astronauti

2 minuti di lettura

“Houston, abbiamo stappato”. La immaginiamo così una conversazione fra lo spazio e la terra quando lo champagne è fuori orbita. Non è un esercizio di stile né l’ennesima trovata di marketing. È un brindisi alla ricerca, all’ingegno umano, al futuro. Lo Champagne Mumm Cordon Rouge, per l’occasione denominato “Stellar”, e non poteva essere altrimenti, è tornato dallo spazio. Letteralmente. Dopo un volo orbitale di tre settimane a bordo della missione Ax-4 di Axiom Space, decollata dalla Florida il 25 giugno e rientrata sulla Terra il 15 luglio, la bottiglia, unica nel suo genere, è atterrata in condizioni perfette, custodendo tra vetro e acciaio non solo Champagne, ma anche un simbolo potente: quello di una convivialità che resiste persino all’assenza di gravità.

L’idea

Il progetto, primo al mondo a portare un vero Champagne tra le stelle, è il frutto di nove anni di studi, prove e voli parabolici. Sembra facile. Prendi una bottiglia, la dai a un astronauta e lui la porta in orbita. Non è andata esattamente così. L’idea prende forma nel 2017, quando Maison Mumm decide di scommettere su una follia lucida: concepire una bottiglia capace di garantire integrità, sicurezza e soprattutto esperienza sensoriale anche in orbita. Per farlo chiama a raccolta un’équipe da film: Octave de Gaulle, fondatore dello studio Spade, specializzato in design extraterrestre; il CNES, l’agenzia spaziale francese; e Jean-François Clervoy, astronauta ESA con tre missioni NASA all’attivo.

Il caso

Wimbledon e quel tappo di champagne finito in campo durante la finale: l'ironia social

Wimbledon e quel tappo di champagne finito in campo durante la finale: l'ironia social

Il primo prototipo viene presentato già nel 2018, ma è solo nel 2022 che si arriva a una versione definitiva, conforme agli standard spaziali in termini di sicurezza e performance. Nel marzo 2025, il via libera: un volo a gravità zero conferma che il sistema funziona. Poi, il lancio vero e proprio. A bordo della missione Ax-4, la comandante Peggy Whitson, già leggenda della NASA, e un equipaggio internazionale portano con sé la bottiglia. Che, una volta rientrata, resta chiusa, sigillata in attesa di essere aperta tra qualche mese da Yann Munier, chef de cave di Mumm. Un rito lento, in perfetto contrasto con la velocità delle orbite. Ma la sfida non era solo tecnica, ma anche gusto-olfattiva, perché nello spazio tutto cambia.

Effetti speciali

Per questo anche l’assemblaggio dello Champagne è stato ripensato: la microgravità attenua olfatto e gusto, e allora il blend è stato modificato per resistere all’indifferenza spaziale. Maggiore intensità aromatica, freschezza inalterata e un dosaggio ottenuto da maggiore affinamento in legno. Il risultato, dicunt, è un vino fedele a sé stesso, ma pronto al futuro. Anche il design della bottiglia racconta molto. Mezza bottiglia in vetro, incastonata in un guscio di alluminio aeronautico, con un sistema in acciaio inossidabile per apertura e servizio. Il lungo collo, sigillato da un tappo di sughero bloccato da un anello metallico, permette di versare il vino in bolle fluttuanti. Il famoso nastro rosso di Mumm campeggia sull’involucro, come un’eco visiva della Terra che resta, mentre lo sguardo si spinge oltre. La maison di Reims ha già accompagnato spedizioni estreme: nel 1904 fu scelta dal comandante Charcot per la sua missione artica.

Ma qui il gesto si carica di ulteriore significato. “Non si tratta solo di esplorazione – ha detto il CEO César Giron – ma di ricreare il rito del brindisi anche in un contesto inedito. Lo Champagne è un simbolo culturale, un’arte di vivere che vogliamo portare con noi ovunque”. Un concetto condiviso anche da Sébastien Barde, vicedirettore dell’esplorazione umana del CNES: “Nei viaggi lunghi, le dimensioni umane – la condivisione, il piacere – sono cruciali. Portare lo Champagne nello spazio significa lavorare sul benessere psicologico degli equipaggi e sull’identità culturale delle missioni”. Proprio in questi mesi ci si interroga sulla possibilità di vivere fuori dalla terra e di colonizzare Marte. Per alcuni è una follia, per altri una possibilità concreta. La domanda più frequente è: “Come faremo materialmente a traslocare su un altro pianeta?” Nell’attesa di risposte concrete Champagne e bicchieri sono già in viaggio.

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto