Il personaggio

Il buio, il bicchiere, i sensi: degustare il vino con il sommelier non vedente

Il buio, il bicchiere, i sensi: degustare il vino con il sommelier non vedente

Luca Boccoli ha perso la vista 6 anni fa in un incidente in moto. ma non si è arreso e continua a fare il suo lavoro. Lanciando un appello: “Sulle etichette servono le scritte in Braille, anche questa è inclusività”

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“Non chiamatele più degustazioni alla cieca!”, è il grido accorato di Luca Boccoli. Esce dal cuore ed è mosso dalla passione di sommelier, selezionatore di vini e imprenditore. “Come diceva Nanni Moretti ‘le parole sono importanti’ e alla degustazioni con bottiglie coperte bisognerebbe proprio cambiare nome. Alla cieca non mi piace perché ci sono diventato, è una degustazione al buio”. Non mera questione semantica, Boccoli vive nel buio, non vede da quando un’incidente in moto lo ha privato del senso a cui affidiamo più del 90% delle informazioni che recepiamo, la vista. Non ha mai smesso di fare il suo lavoro, ha cambiato il modo di farlo (ma nemmeno tanto!). “Metto insieme quello che ho visto nei primi venticinque anni di lavoro e quello che ho ‘visto’ in questi sei anni dopo l’incidente”.

Degustare, selezionare, scegliere, ordinare, consigliare un vino. Ma le etichette non si leggono senza vista. Per essere davvero inclusivo il vino avrebbe bisogno di etichette che lo siano, accessibili a tutti in modo da fornire le indicazione che un vedente riesce a leggere. Il Braille? “Qualcuno lo fa, ma sono pochi produttori – ammette Boccoli, e la situazione potrebbe/dovrebbe cambiare a favore dell’inclusività anche nel piacere del vino, nella conoscenza e degustazione – So leggere e scrivere, non mi sono cimentato in questa che per me sarebbe una nuova lingua. Le tecnologie aiutano, il sintetizzatore vocale è una bella soluzione per tanti problemi. Ci sono anche app che, fotografando, danno le informazioni”.

Luca Boccoli
Luca Boccoli 

“Sono cinque anni che porto in giro questo modo diverso di degustare”, esordisce Boccoli nel guidare al buio gli assaggi dei vini della Cantina Roccafiore, azienda agricola e wine resort guidata dalla famiglia Baccarelli che sin dagli esordi ha fatto della sostenibilità un valore fondante, con una visione pionieristica che la ha portata a essere tra le prime aziende vitivinicole in Italia ad adottare il fotovoltaico. “Mi fa ridere perché molti la confondono con la degustazione alla cieca, ma è un’invenzione che ho usato anche io quando ci vedevo”. Un format che arriva anche nelle università, nella Bologna Business School e in alcuni locali, compreso il suo romano Triodinamico: “Ero un po’ stanco di girare il bicchiere e chiedere che ci senti? – riconosce con l’ironia che lo accompagna in ogni gesto – In questo modo mi interessa relativamente riconoscere i sentori, mi piace di più conoscere”. Ma ha sviluppato capacità superiori al buio? “No, faccio più attenzione agli altri sensi, a quelli che abbiamo tutti – ammette il sommelier – Tutti abbiamo gusto e olfatto, qualcuno più sensibili e altri più allenati, io ci faccio più caso”.

Partecipando a una sua degustazione (davvero!) alla cieca perché privati della vista, si ha quasi l’impressione che questa possa diventare un intralcio. Un po’ la sua abilità di condurre quasi per mano, la risoluta pacatezza nella voce che accompagna i gesti goffi di chi è abituato a vedere, guardare, prima di bere, un po’ la reale sensazione di essere pervasi dal vino sin dal rumore del liquido che sgorgando dalla bottiglia entra nel bicchiere, echeggiando. “Per me, da qualche anno, il vino è intimità – prosegue introducendo la degustazione – Un rapporto molto più sentimentale e meno di riconoscenza. Sentire il vino senza vederlo è totalmente diverso, come conoscere una persona senza vederla. Come si fa? Si sente che accento ha, come parla, quanti anni ha. Quando incontro qualcuno chiedo sempre l’età, mia moglie mi riprende dicendo che è scortese, ma per me è un modo per portarmi in contatto confidenziale”.

La Cantina Roccafiore
La Cantina Roccafiore 

Il colore del vino è escluso, le sue sfumature cromatiche sono per i più esperti affidate alle sensazioni tattili su lingua e palato, olfatto, gusto e retrogusto fanno il resto, chiamando in soccorso anche l’udito. Ma niente sputacchiere, è una degustazione inusuale anche per questo: “Degustare il vino significa anche inserirlo nel nostro secondo cervello, nella pancia – spiega Boccoli invitando a non bere tanto per poter ripetere gli assaggi – E poi è anche difficile sputare il vino non vedendo, si rischierebbe un macello!”

Al buio tutto si amplifica, e non per modo di dire. Non c’è confronto negli sguardi, i gesti per non diventare maldestri vanno misurati al di là del galateo, l’olfatto compone visioni di ricordi nitide, il palato non ha il sopravvento ma completa, l’udito della deglutizione fa da spartiacque tra il gusto e il retrogusto. La composizione mentale dell’assaggio assume una forma diversa, senza taccuino su cui appuntare la mente è chiamata con più sollecitudine a ricordare mentre deve coordinare le mani (che vagano nell’oscurità) a cercare i bicchieri. Luca Boccoli ne ha fatto di necessità virtù, ed è riuscito nel virtuosismo non banale a guidare senza vedere: prende per mano, illustra, spiega senza celare rischi e difficoltà ma instillando la voglia di lasciarsi sorprendere. E lo fa con quella “leggerezza che non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto” che solo chi ha fatto sua, intimamente propria, la materia riesce a fare con chi non la destreggia. Ma cosa, il vino, la degustazione o la cecità? Difficile a dirsi, forse è solo l’approccio complessivo al tutto.

“Nascere cieco è un discorso, perdere la vista progressiva un altro, poi c’è la terza via come è stato per me”. Il boato della moto a terra, l’impatto disastroso con la strada e giorni in coma. Boccoli al risveglio era al buio, “cieco da un giorno all’altro, o continui a vivere o tu butti dalla finestra. Preferisco continuare a vivere e soprattutto fare quello che ho fatto, e mi ha appassionato, per i miei primi 35 anni di attività”. Cameriere, sommelier, selezionatore di vini, imprenditore e consulente Boccoli non si è fermato, non più dello stretto necessario per prendere le nuove misure e adattarsi.

“Sono un cieco fortunato – sottolinea a più riprese Boccoli – Nostalgia ce n’è tanta, ma sono legatissimo a tutto quello che ho visto, ed è tanto. La disabilità me la porto appresso abbastanza serenamente, ho anche qualche giornata no ma ci sta”. Non si è fermato ai tempi, ha saputo vedere nell’ostacolo una sfida, personale e professionale, ma non omette le difficoltà: “Arrivare dove devo andare, i trasporti sono complicati – ammette senza riserve il sommelier – Spendo così tanti soldi in taxi che la metà basterebbe. Tra le difficoltà maggiori c’è questa, raggiungere il posto di lavoro indipendentemente da mia moglie. E poi riconosco che ho potuto continuare a fare il mio perché ho autorevolezza nel settore, altrimenti è difficile imporsi nella vendita, nel mondo commerciale. Se non avessi avuto tutta l’esperienza che ho sarebbe stato difficile”.

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