Anche i fiori reclamano il loro ruolo tra i piaceri della tavola, e a volte sono in grado di sorprendere. La più attesa manifestazione floreale milanese, quella che stana le signore di ogni ceto e ogni quartiere, irresistibilmente attratte da profumi e colori, ha un twist alimentare in più. Orticola, dall’8 all’11 maggio, invade molto pacificamente i Giardini Montanelli con un mare di fiori, piante, arbusti, erbe, vasi, arredi da giardino. Il giorno dell’inaugurazione, le sciùre milanesi passeggiano per i vialetti esibendo, come richiesto dall’invito, vestiti e cappelli floreali e fantasiosi.
Annusando voluttuosamente una rosa o un gelsomino, quest’anno incroceranno anche stand in cui stimolare le papille gustative, o almeno stuzzicarne la curiosità. Se già nelle edizioni passate si erano affacciati produttori di erbe aromatiche, vivaisti con piante frutticole comuni o rare, qualche sporadico coltivatore di ortaggi speciali e qualcosa di esotico, quest’anno sembra un passaparola, e le curiosità alimentari sono in netto aumento.
Tra i più insoliti, c’è un espositore che presenta una pianta rara dal profumo di finocchio e frutti di mare . Un altro propone una “caramella” frizzante naturale: si tratta dei fiori del para-crescione o Jambù (Acmella oleracea), una pianta il cui fiore, appoggiato sulla lingua, dà una sensazione frizzante, qualcosa che ricorda l’acido citrico. Detta anche crescione del Brasile, è diffusa in realtà in tutta la regione amazzonica, dove da sempre viene usata nella medicina popolare. I fiori sono rossi all’interno e gialli fuori e l’effetto in bocca è un senso di frizzante e di piccante e un leggero intorpidimento. Per questo viene chiamata anche pianta del mal di denti o fiore del Sichuan (ricorda il gusto del pepe). I fiori sono usati dai più innovativi mixologist, dopo gli esperimenti del pioniere Dario Comini di Nottingham Forest. Anche lessate e consumate come verdure, le foglie e i fiori producono, seppure attenuata, la sensazione di formicolio.
Per chi conosce i fiori, la splendida aquilegia è una creatura elegante e magnifica, che può avere una gamma di colori, dal bianco al giallo al violetto al nero. Ma, dicono a Orticola i coltivatori bio, può finire in insalata, per un tocco un po’ dolce, o in infusione per preparare un tè insolito. Inusuale anche l’uso alimentare delle petunie, comuni e molto diffuse in questo periodo, che possono profumare insalate o creme di verdura. E se provengono da agricoltura biologica, anche i garofani sono in grado di dare emozioni al palato. Usati soprattutto in pasticceria, possono dare un twist insolito anche a un risotto, poiché spesso hanno un tocco piccante. Più noto, invece, l’uso dei chiodi di garofano (boccioli essiccati) come spezia.
E la lavanda, che di solito associamo ai cosmetici e al bucato, offre opzioni interessanti in cucina. Le foglie si possono aggiungere per aromatizzare piatti salati, e assieme ai fori entrano in mix di erbe aromatiche che ravvivano il gusto di formaggi freschi, uova strapazzate, primi e altri piatti. Dopo aver fatto la spesa, e in attesa di sperimentare i nuovi sapori ai fornelli di casa, ci si può concedere uno spuntino o un pranzo nei due ristoranti pop-up di Orticola. Il milanese Bebel serve succo di mela e kombucha e prepara tra l’altro snack dolci e salati, burrito vegetariani, riso alle erbe aromatiche e zafferano; il torinese Gardenia offre coerentemente un “Orto fritto”, ma alla piemontese: melanzane, zucchine, salvia, semolino, mela ed amaretto.