“Non mi chiedere come abbiamo fatto. Non lo so. Forse il segreto non c’è: è semplicemente che amiamo la gente e abbiamo tantissimo amore per quello che facciamo”. È quasi incredulo lo chef Mohammad Orfali, che con i due fratelli pastry chef Wassim e Omar guida uno dei locali più famosi degli Emirati e ha portato per il terzo anno di seguito il loro Orfali Bros Bistrot sul tetto della ristorazione dell’area mediorientale. Piacciono tanto anche per la loro storia: siriani di Aleppo hanno lasciato la loro città martoriata dalla guerra e affidato all’amore per la cucina, il loro futuro.
“Siamo siriani, siamo di Aleppo e ne siamo fieri - dice Mohammad - ma il nostro non è un ristorante siriano. È un ristorante che rappresenta a pieno Dubai, i suoi prodotti, la sua multiculturalità”.
Dubai è una città decisamente turistica ma questo non è un ostacolo per crearsi una clientela affezionata, anzi. “A volte i clienti fanno scalo per un paio d’ore, li vediamo entrare nel locale per il pranzo e ripartire verso l’aeroporto”.
Comunque essere numero 1 per il terzo anno di seguito, se è segno di una formula vincente, non implica evitare nuove sfide: “Cambieremo qualcosa nei prossimi mesi - annuncia - con due nuovi locali, vicino al bistrot".
Dunque su quattro edizioni da quando esiste la classifica, il Bistrot dei tre fratelli siriani fa la tripletta al top dei 50 migliori ristoranti dei paesi Mena (Middle East North Africa). Nulla cambia anche in seconda posizione, dove resta stabile lo chef Himunshu Saini del Tresint sempre nella città di Dubai.
Della classifica balzano subito agli occhi alcuni punti che richiedono una riflessione. Quello più scontato è la grande infornata di new entry, che parlano quindi di una scena gastronomica molto dinamica. Poi bisogna fare i conti con l’assenza degli italiani (ci sono tantissimi ristoranti creati da chef italiani negli Emirati, da quello di Massimo Bottura “Torno subito” a Dubai, a “Alba” di Enrico Crippa a Doha, a Talea di Antonio Guida, gestito da Luigi Stinga, ad Abu Dhabi, solo per fare qualche esempio). Negli anni passati, i ristoranti italiani negli Emirati erano stati di anno in anno tre o quattro, mentre oggi la bandiera italiana all’estero è tenuta solo dal ristorante Sesamo a Marrakech creato e gestito dai fratelli Alajmo. Prova che la cucina italiana, super amata e super cercata, riesce ad affermarsi solo nelle sue versioni tradizionali, mentre il più delle volte fa fatica ad imporsi in formato fine dining.
E se questa è una brutta notizia, che parla di uno strano equivoco sulla cucina italiana, c’è un’ottima notizia per quanto riguarda la presenza femminile in classifica. Dei 50 ristoranti in lista, una dozzina - che salgono a 15 se consideriamo che alcune di loro, cuoche e imprenditrici, sono presenti nella lista con due ristoranti - vedono protagoniste donne chef (una percentuale assai maggiore della classifica mondiale, di quella asiatica, e di quella sudamericana). Alla faccia del pregiudizio su quelle regioni.
Un’ultima considerazione va fatta sulla completa uscita di scena dei ristoranti israeliani. L’anno scorso erano otto, nella lista 2025 non pervenuti. Difficile capire se si tratti di una presa di distanza dei votanti e/o semplicemente dal fatto che a causa della guerra, certo i giudici internazionali non sono andati a visitare locali a Tel Aviv e dintorni. Intanto, città come Dubai, Abu Dhabi, Cairo, Marrakech, Amman eccetera si candidano come nuove mete gastronomiche e attraggono sempre di più un tipo di turismo basato sulla tavola raffinata.
Ecco la Mena 50 Best Restaurants 2025
1 Orfali Bros
2 Tresind Studio Dubai
3 Kinoya, Dubai
4 Khufu’s, Cairo, il migliore in Egitto
5 Ossiano premio Art oh Hospitality (con zampino italiano, il maître Bisio)
6 Fusions by Tala, Manama, il migliore in Bahrain
7 Jun’s Dubai
8 Shams El Balad, Amman, il migliore in Giordania
9 Em Sherif, Beirut, il migliore in Libano
10 Moonrise, Dubai
11 Fakhreldin, Amman
12 Boca, Dubai, premio per la sostenibilità
13 Alee, Amman
14 3 Fils, Dubai
15 Bait Maryam, Dubai
16 Marble, Riyad, migliore in Arabia Saudita
17 Row on 45, Dubai, highest climber award
18 Dara Dining by Sara Aqel, Amman, la più alta new entry
19 Zuma Dubai
20 Sufra, Amman
Chef’s choice, premiato da Eduard Xatruch è Tala Bashmi (prima volta di una donna)
21 Zooba, Cairo
22 La Grande Table Marocaine The best in Marocco
23 LPM Dubai
24 Kazoku, Cairo
25 Gaia, Dubai
Icon award Omar Shihab fondatore di Boca
26 21 Grams, Dubai
27 Sachi, Cairo
28 11 Woodfire, Dubai
29 Marmellata Bakery, pizzeria di Abu Dabhi new entry
30 Kuuru, Jeddah, south Arabia
Best female chef è Yasmina Hayek ed è premiata da Salam Dakkak
31 Lunch Room, Riyad
32 Sesamo Marrakech (by Alajmo)
33 Dinner by Heston Blumenthal, Dubai new entry
34 IzaKaya, Cairo
35 + 61, Marrakech
36 13C Bar in the Back, Amman
37 Mimi Kakushi, Dubai
38 LPM Abu Dhabi
39 Aserb, Riyadh
40 Sachi, Giza
Best MENA’s Pastry chef Carmen Rueda Hernández, pasticcera al 3 Fils (e carriera Bulli e fat Duck)
41 Takahisa, Dubai
42 Baron, Beirut
43 Cut by Wolfgang Puck, Manama
44 Le Gilde, La Marsa, Tunisia best in Tunisia
45 Smoked room, Dubai (new entry)
46 La Petit Cornichon. Marrakech (new entry)
47 Reif Kushiaki, Cairo
48 La Grande Brasserie by Helene Darroze, Marrakech (altra new entry)
49 Myazu, Riyadh
50 Niri, Abu Dhabi (new entry, informale giapponese)
Il premio One to watch, per il ristorante che ancora non è entrato in classifica ma che promette di rivelare belle sorprese per il futuro, è andato a Table 3, a Casablanca, premio ricevuto dalle mani di Gaggan Anand, lo chef indiano super star che mancava dalle scene da un po’ e che adesso cura il ristorante di Louis Vuitton a Bangkok