In Umbria c’è un Orto “coltivato” dai cavalli

In Umbria c’è un Orto “coltivato” dai cavalli

Nessun trattore, solo animali e la volontà di tre giovani che hanno deciso di cambiare vita per far partire una “rivoluzione silenziosa”: “Conviviamo con loro e ci ricambiano, aiutandoci nelle nostre lavorazioni”

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Tre umani, due cavalle, quattro papere, una trentina di galline, api in volo da una trentina di cassette sparse su sei ettari di terreno a Valtopina (PG) e nessun trattore. Un’azienda agricola a trazione animale, Orto in Giro non impiega alcun mezzo agricolo per lavorare i campi e si affida solo agli animali collaboratori, oltre alle braccia dei suoi tre umani. “Avevamo un vecchio trattore con cui facevamo un po’ tutti i lavori, Ma dava un sacco di problemi e nessuno di noi è bravo con la meccanica - esordisce Federica Fratini - Siamo vicini a un’azienda che alleva allo stato brado cavalli di razza italiana, un tempo usati da lavoro e oggi solo da carne. Ci siamo guardati intorno ed è venuta l’idea”. Da un problema è arrivata la soluzione, prima un esperimento dettato dalla contingenza, “la trazione animale è diventata un’opportunità dettata dalla necessità di trovare una soluzione che fosse più agevole”. Ma anche più etica nel salvare la prima cavalla, battezzata appunto Liberata, dal macello e più rispettosa per l’ambiente evitando il consumo di combustibili fossili. ‘Noi non coltiviamo un orto, coltiviamo un sistema complesso basato sulla collaborazione!’ – è il mantra di Orto in Giro che si legge anche sul sito – Una popolazione di individui/specie differenti crea un ambiente sano, o comunque in grado di sostenersi per il mantenimento della salute. Ci si sostiene/protegge a vicenda in virtù delle diverse specialità di ognuno”.

L’avventura era iniziata nel 2013, quando Federica Fratini, Matteo Fancera e Federico Buonacucina hanno unito le loro strade e per farne un cammino comune, agricolo. “Siamo persone con percorsi differenti – racconta Federica – unite in un progetto comune”. Lei, dopo due anni di università coltivava già ortaggi vicino Foligno, ma serbava il sogno di uno spazio più ampio dove poter avere anche gli animali. “Ero con la testa tra le nuvole – ammette lei – poi questo lavoro mi ha fatto scendere con i piedi per terra”. E in quella terra ci affondava le mani mentre si ingegnava anche a lavorare in un bar dove ha incontrato Matteo, che sarebbe poi diventato compagno di vita, che con Federico aveva un’amicizia datata.

Nessuno dei tre proviene da famiglie di agricoltori, ma tutti e tre lo sono diventati: “Mi sono resa conto che scegliere di coltivare cibo significa davvero applicare una rivoluzione – spiega Federica – Se siamo quello che mangiamo, è anche vero che il cibo industriale ci ha portati all’omologazione. Tornare a mangiare cibo vero, nutrirsi di uno autentico può portare un cambiamento”. Ed è stato così che nel 2013 sono venuti a conoscenza di un terreno abbandonato a Valtopina, dove si trova il casale che per tutti in zona porta il nome di Giacinto Campagnacci, lo storico fattore che vi ha abitato e lavorato da fine ‘800 a metà del XX secolo. Prima le ortive con vendita diretta sul territorio, consegne a domicilio degli ortaggi di stagione fin dall’inizio, poi seminativi con legumi e grani antichi.

A lavorare con soli animali collaboratori hanno iniziato pochi anni fa, nel 2015: “Per prima una puledra destinata al macello, difatti chiamata Liberata – prosegue Federica – La abbiamo addestrata ai lavori in campo facendoci aiutare da persone della zona che si occupano di addestramento di cavalli e dagli amici, e vicini, dell’azienda vinicola Di Filippo che lavora la vigna con trazione animale”. Imparare a conoscere un nuovo arrivo in azienda agricola è stato il primo passo, non subito a lavoro che Liberata era ancora piccola e ha aspettato di avere tre anni di età per iniziare a collaborare. “È stato un addestramento reciproco: noi imparavamo a gestire la cavalla, e lei ad avere una relazione con noi. Un cavallo da lavoro non si addestra, bensì si instaura una relazione e in virtù di questa poi il cavallo lavora con te”. Una sinergia negli intenti, ciascuno il suo, così proficua che nel giro di un anno si è unita Olivia per lavorare appezzamenti più ampi e in modo più agevole. “Olivia si è addestrata da sola, seguendo Liberata. I cavalli sono molto utili nelle ortive e negli appezzamenti piccoli, con loro si passa tra le file di ortaggi per tenerle pulire, camminano anche sui passaggi più stretti”.

Piante da orto a carattere stagionale, periodi dell’anno in cui si lavora di più e altri meno. “Loro (le cavalle) sono al pascolo, hanno a disposizione tre ettari e quando arriva l’inverno, quando si lavora di più in campo, vengono vestite con i finimenti – racconta Federica delle sue fidate collaboratrici – Non è facile trovare le attrezzature di lavoro da usare con i cavalli, alcuni finimenti li abbiamo trovati in Romani, altri fatti fare da un artigiano locale”. Dal pascolo al campo, ma non tutta la giornata, solo quando serve per uno specifico lavoro in cui sollevano dalla fatica e aggiungono valore alle operazioni. “Non c’è un sistema che funziona per tutto, e per tutti – sottolinea la Fratini – Il grande trattore permette di lavorare grandi estensioni in pianura, ma non è comodo su terreni marginali come i nostri qui in Umbria”. Terre spesso scomode da raggiungere, non facili da lavorare per frammentazioni, carattere e posizione, terre che troppo frequentemente vengono per questo abbandonate. “C’è anche la questione della compattazione per suolo – sottolinea – Il cavallo svolge un’azione diversa rispetto al trattore. Abbiamo riscontrato vantaggi nella qualità del terreno, è cambiata la sua struttura e le piante spontanee che ospita. Vantaggio funzionale per le zone collinari e scoscese su cui il trattore può lavorare solo sulla pendenza verticale, causando però la formazione di solchi nella terra che con le piogge possono portare al dilavamento, invece con gli animali si lavora in orizzontale (perpendicolare alla pendenza, ndr). Un cavallo ha anche un vantaggio economico, sia in acquisto che in gestione costa meno di un trattore e aspetto niente affatto trascurabile non c’è consumo di carburante”.

Liberata e Olivia non solo i soli animali collaboratori di Orto in Giro, “c’erano anche sei pecore, ma sono state decimate dai lupi e sono rimaste in due, 30 galline e quattro papere. Le uova vengono covate e sono in continuo movimento con il pollaio mobile, in più abbiamo una trentina di casette per le api che spostiamo sui terreni agricoli”. Sei ettari coltivati grazie all’aiuto degli animali collaboratori e alla pervicacia di questi tre umani, tre a pascolo e tre di semantico a rotazione tra ortive, grani antichi, leguminose e fieno per i “collaboratori”. Semina e trapianti scalari durante l’anno, erbe aromatiche come bordure, un frutteto misto di varietà antiche tra mele, pere e prugne, albicocche, nocciole e amarene, un amico-cliente stella Michelin, Giulio Gigli di Une (a Capodacqua) che forniscono e aiutano a organizzare il suo orto, e un piccolo laboratorio di trasformazione per frutta e ortaggi.

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