La difesa del territorio. Nel 1976, gli autori Antonio Cederna, Italo Insolera, Fulco Pratesi intitolano così un volume fondamentale, in copertina l’immagine di campi coltivati e sulla sommità il profilo di un borgo. È Loreto Aprutino, zona vestina della provincia di Pescara, una delle capitali del vino italiano, esaltata da Veronelli, patria di cantine amate e premiate in tutto il mondo, un luogo in cui la bellezza dei vigneti si alterna a distese di uliveti secolari. Sono gli anni in cui, in Abruzzo, Joseph Beuys rivoluziona l’arte con lavori memorabili dedicati proprio all’agricoltura e alla difesa della natura. Sono anche gli anni in cui, a Loreto, inizia l’attività di un primo nucleo di cittadini consapevoli dell’importanza di difendere, valorizzare, custodire un territorio decisamente più fortunato di altri in termini di tipicità.
Quasi mezzo secolo dopo, qualità e fascino sono cresciuti, ma sono aumentate anche le emergenze ambientali e le esigenze agricole. Così a Loreto Aprutino sei produttori di vino si sono uniti per tutelare il loro terroir – nel significato migliore del termine, quello che vive di un rapporto equilibrato fra uomo e natura – in un modo nuovo, condiviso. Come sono condivisi i presupposti agricoli di una realtà documentata per le proprie colture già nel Chronicon Casauriense del IX secolo. Amorotti, Ciavolich, De Fermo, Talamonti, Torre de Beati e Valentini, aziende agricole, in particolare vitivinicole, cantine, con più o meno vendemmie alle spalle, che hanno scritto pagine antiche e nuove di cultura enoica. Gaetano, Chiara, Stefano, Antonella, Fausto, Francesco Paolo, sono alcuni dei volti dei Custodes Laureti che hanno appena presentato il libro “Le contrade del vino di Loreto Aprutino”, curato da Gabriele Valentini, agronomo, enologo e ricercatore dell’università di Bologna con Loreto nel cuore, pubblicazione che documenta e racconta le particolarità di un terroir – tra le “contrade viticole” di Colle Cavaliere, Scannella, Cocciapazza, Palazzo, Cecalupo, Cordano – che già negli anni ’80 stregò Luigi Veronelli, tanto da citare uno degli appezzamenti di Edoardo Valentini come uno dei migliori cru d’Italia. Proprio dalla minaccia agli storici vigneti dell’areale, rappresentata da una centrale a biometano, ipotesi poi scongiurata con una mobilitazione plebiscitaria, è nato il progetto associativo dei vignaioli di Loreto Aprutino, con l’obiettivo di valorizzare le specificità del territorio sotto il profilo agronomico, culturale, storico-paesaggistico e turistico. Le ragioni non mancano, d’altronde, fama vinicola a parte.
A passeggio nel borgo
Il borgo-gioiello, col fulcro nella iconica via del Baio – nota in tutto il mondo per la cantina dei Valentini – delimitata dal Castello Chiola e dalla chiesa di San Pietro, conserva tracce rimarcabili di bellezza. Basterebbero a colmare un taccuino Santa Maria de Recepto, risalente all’anno Mille, la chiesa conventuale di San Francesco, uno dei più antichi insediamenti francescani, e la Fondazione dei Musei Civici, con la collezione Acerbo di antiche maioliche di Castelli, di calibro internazionale, l’Antiquarium Casamarte e il Museo dell’Olio, ospitato nel Castelletto Amorotti, edificio eclettico progettato da Francesco Paolo Michetti, l’artista di casa a Loreto per il forte legame con il visionario imprenditore Raffaele Baldini-Palladini e la mecenate Ernestina Vicini. Nomi che dalla storia tornano nella memoria attuale delle aziende agricole custodi, come accade anche con esponenti della famiglia Valentini del passato, il compositore Edoardo, l’avvocato Camillo, famoso ornitologo e ambientalista ante litteram, lo scrittore Zopito, che hanno vissuto i palazzi e le vie di questo paese affacciato su invidiabili campagne. Da Santa Maria in Piano, scrigno di uno straordinario ciclo di affreschi noto per il “Ponte del Capello”, a Colle Cera, il più grande sito archeologico del neolitico in Europa, lo sguardo attraversa le contrade di Loreto, non solo contrade del vino.
L’oro verde da tutelare
Qui l’olio evo ha una tradizione plurisecolare – la cultivar Dritta Lauretana ha fondato la prima Dop olearia italiana, quella dell’Aprutino Pescarese – e il Tondino del Tavo, presidio Slow Food fra i più apprezzati per l’unicità di questo fagiolo, sta vivendo un momento di grande attenzione. L’ultima battaglia dei Custodes Laureti è infatti quella contro il “fotovoltaico selvaggio”, cominciata lo scorso aprile col supporto dell'amministrazione locale, di Coldiretti e dei produttori della vallata, per bloccare l'installazione di una megacentrale elettrica nella contrada Remartello. Una zona, nota per la coltivazione del tondino, di conclamato pregio agricolo, che siamo certi continuerà ad essere custodita. È questa la lezione dei Custodes Laureti, di quella porzione di società più radicata, più motivata, nel segno dell’equilibrio fra cultura e impresa, fra vita quotidiana e sogno collettivo. Perché il territorio esiste come concetto fintanto che esiste, e che resta, chi lo difende.
I vini da non perdere
Amorotti – Trebbiano d’Abruzzo Doc 2022
L’ultima etichetta di bianco congedata dalla cantina: fascinosa in un dialogo riuscito di durezze e morbidezze.
Ciavolich – Cerasuolo d’Abruzzo Doc 2017
Qualche anno alle spalle per dimostrare la capacità evolutiva del Cerasuolo: scattante e lungo sotto un velo rosa antico.
De Fermo – Prologo Montepulciano d’Abruzzo Doc 2020
L’annata corrente del rosso principe di questa azienda: muscoloso, speziato, accattivante per tipicità.
Talamonti – Trabocchetto Abruzzo Pecorino Doc 2023
Appena uscito, ottenuto dal vitigno di più recente storia a Loreto: fresco, agile, floreale, di beva allegra.
Torre dei Beati – Mazzamurello Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva 2020
Il millesimo in corso del rosso di punta: generoso, fruttato e balsamico, di persistente eleganza.
Valentini – Trebbiano d’Abruzzo Doc 2012
La profondità di annate è un must aziendale, memorabile è un bianco di una dozzina d’anni: complessità tradizionale incisa sul varietale.