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Carne di cavallo, Italia primo importatore al mondo. Una petizione per vietarla: “Stop alla mattanza”

(Foto @Animal Equality)
(Foto @Animal Equality) 

Il caso dell’abbattimento clandestino nel Leccese rinfocola il dibattito fra favorevoli e contrari al consumo nel Paese. Animal Equality: “Animali maltrattati”. Ecco le regioni in cui è più diffusa

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Mangiare una bistecca, una costata, un filetto. Di cavallo. Nulla di illegale, si intenda: la carne equina in Italia si trova in commercio e c'è chi la compra. Il suo consumo è di certo nettamente inferiore rispetto a quella di altri animali, ma non tutti sanno che il nostro Paese ne è il maggior importatore al mondo, seguito da Belgio e Francia (Argentina, Canada e Messico sono i principali esportatori) e il primo consumatore di tutta l’Europa, come ricorda l'organizzazione Animal Equality che ha lanciato una petizione per vietarne la vendita.

Il dibattito fra i favorevoli e i contrari non è nuovo ma adesso sembra accentuarsi. Dopo tante denunce da parte degli animalisti che sottolineano i maltrattamenti dei quadrupedi con tanto di video inchiesta sono arrivati anche i casi di cronaca come quello della macellazione clandestina di cavalli non destinati al consumo per l'uomo, come ha documentato qualche giorno fa Il Gusto.

Il fatto è accaduto a Seclì, nella zona di Gallipoli (Lecce) dunque in Puglia, che è proprio la regione italiana in cui la carne equina si mangia di più ( 35% del totale), seguita da Veneto (20%) ed Emilia Romagna (13%).

Le regioni dove si consuma di più

I dati regionali derivano da un'indagine di Wired, che ha analizzato a macchia di leopardo le aree dove questo tipo di prodotto è più diffuso. In terra pugliese troviamo una stratificata tradizione legata alla carne di cavallo (e di rimando anche a Milano dove hanno aperto molte macellerie di pugliesi che si sono trasferiti al Nord) in particolare in provincia di Bari, oltre che a Santerano e Gioia del Colle, a Terlizzi e soprattutto a Corato. Quest'ultima cittadina pochi mesi fa, lo scorso maggio, è stata al centro di mille polemiche per la prima edizione della Sagra della carne di cavallo che voleva riprendere l'antica tradizione regionale del ragù equino. Piatti che battono, ma solo per diffusione, quelli delle altre regioni: dalla Pastissada de caval (stracotto a base di carne di cavallo servito con la polenta) e la straeca, entrambe venete, al Cavallo Pesto emiliano romagnolo o al Caval Pisst tipico piatto di Parma in cui la carne di cavallo viene mangiata cruda, con sale pepe e limone fino ad arrivare allo spezzatino di cavallo dei Colli Euganei e a quello piemontese che finisce nel Tapulone. Dai bigoli bolognesi al sugo equino alla carne salada trentina fino al prosciutto e alle carni alla brace in Sicilia, con le braciole messinesi e le polpette catanesi.

Tornando alla Puglia, l'origine dell'allevamento degli equini vien fatto risalire a Ludovico Il Moro che nel 1400 aveva portato da Milano al Sud i suoi cento esemplari di razza. Inoltre a Corato, ai tempi della mucca pazza, il titolare di un ristorante lanciò la Coratina, ovvero una sorta di bistecca Fiorentina ma di cavallo pugliese allevato in loco, cotta e condita con un filo d’olio evo, monocultivar naturalmente Coratina. E sempre a Corato, come dicevamo, si è pensato di omaggiare la tradizione con quella sagra contestatissima dagli animalisti che per l'occasione snocciolato tutti i dati negativi degli allevamenti equini.

(Foto @Animal Equality)
(Foto @Animal Equality) 

La petizione per vietarla

"Circa 25.000 cavalli vengono macellati ogni anno in Italia e questo numero è decisamente al ribasso perché parliamo di un settore dove l’illegalità e la poca chiarezza dilagano - hanno spiegato i rappresentanti dell'Animal Equality -. Ogni cavallo deve essere dichiarato Dpa o non Dpa, Destinato alla produzione alimentare o non. Cavalli non Dpa sono per esempio quelli usati nell’ippica o nell’intrattenimento (come quelli scoperti qualche giorno fa nel Leccese, ndr). La loro carne, secondo la legge, non dovrebbe finire sulle tavole perché contiene residui di farmaci e altre sostanze pericolose per l’essere umano".

"Il grande problema è che il commercio clandestino di carne di cavallo in Italia è piuttosto sviluppato -hanno ribadito gli attivisti -. Esiste un’anagrafe, ma le cose non vanno proprio lisce e sembra che far sparire un animale di tali dimensioni sia piuttosto semplice". Da queste considerazioni è partita la petizione lanciata dall'associazione animalista per dire stop alla macellazione dei cavalli e vietare la vendita di una carne che, per esempio, in America non si mangia, così come noi non mangeremmo quella di cani e gatti, considerati animali di affezione e di compagnia, come viene considerato il cavallo nei Paesi anglosassoni. No anche nel Regno Unito, in Irlanda, nel Sudafrica. In Australia e in Nuova Zelanda il Codice Standard del Cibo nella definizione di "carne" non comprende quella equina. E poi c'è la Grecia che nel 2020 ha vietato la macellazione dei cavalli e il loro uso nella produzione di carne, pellame, medicinali e prodotti vari.

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