Nel Castello di Grinzane Cavour la cucina parla ai più giovani
Nella brigata o ai tavoli come clienti, il fine dining di Mecca punta agli under 35. Lo chef: “Scelgo ragazzi che sappiano fare gruppo, come nello sport”. E al giovedì le serate riservate sono sold out
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La nuova vita di Alessandro Mecca ricomincia a neanche quarant’anni, e riparte dai giovani nello storico Castello di Grinzane Cavour. In particolare, da una brigata under 35, per sfruttare tutto il talento, la fantasia e l’energia delle nuove leve perché «per quanto le vecchie generazioni abbiano fatto bene, non hanno fatto tutto benissimo. Quindi i giovani vanno ascoltati», dice Mecca.
«In squadra ho scelto di coinvolgere la nuova generazione perché ha un grande potenziale e, quando sposa un progetto, crea continuità e stabilità, due valori fondamentali nella mia cucina. Mi piace formare personalmente i miei ragazzi, e ricevere i loro consigli. Voglio concedere loro la possibilità di diventare i nuovi leader del futuro». Ma se è vero che i giovani devono vivere una vita serena anche al di fuori del lavoro, lo chef ha un’idea chiara: «Abbiamo scelto di chiudere due giorni a settimana perché la vita lavorativa deve coincidere con una buona vita privata - racconta lo chef - Prima del Covid io stesso passavo 15 ore al giorno in cucina, sei giorni su sette. Oggi non è più il tempo, neanche per me. Abbiamo tutti bisogno di vivere momenti felici, leggeri e spensierati fuori di qui per poi tornare carichi e operativi».
Mecca punta sui giovani però è molto rigoroso nella scelta: «Quando faccio i colloqui per le assunzioni mi piace valorizzare per esempio quei ragazzi che hanno praticato uno sport di squadra. Saper lavorare in gruppo è fondamentale. Essere compatti permette anche di aiutare chi può avere un momento di debolezza e superarlo tutti assieme».
[[ge:rep-locali:content-hub:423231216]] L’attenzione dello chef torinese verso i giovani si manifesta anche a tavola. Consapevole dell’importanza di avvicinare le nuove generazioni al mondo dell’alta gastronomia ha lanciato le serate under 35. Ogni giovedì, lo chef e la sua brigata interagiscono con gli ospiti raccontando le tecniche e le storie che si nascondono dietro ogni singola creazione. Un approccio familiare che rende il tutto più gustoso e, allo stesso tempo, rafforza il legame tra il mondo della ristorazione e una clientela che spesso non può altrimenti concedersi esperienze ad alto prezzo.
«Ho pensato a questo format per dare movimento, per avvicinare i ragazzi al nostro mondo. L’obiettivo è far capire che non siamo un ristorante costoso e che quest’idea è un’opportunità, non una svendita. Fortunatamente il pubblico l’ha capito e la proposta sta funzionando molto bene, nonostante sia in una serata infrasettimanale e magari fuori mano per molti - dichiara Mecca - La richiesta è tale che abbiamo deciso di fare ancora due date prima dello stop estivo. L’idea è di riproporre l’evento in inverno, dopo la fiera del tartufo di Alba». La predisposizione a stare con i ragazzi ha portato lo chef anche a fare beneficenza: «Nei giorni di riposo, con un collega torinese, vado alla Caritas e poi cucino nelle carceri con i giovani. Ma su questo sono riservato e preferisco non parlare troppo». Perché è un gesto fatto con il cuore, che vuole rimanere in silenzio per non perdere valore.
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