Se la nuova serie Netflix Sei ciò che mangi è un po' di parte, poco importa. Perché evidentemente sta dalla parte giusta: dice che ciò che mangiamo è più importante di qualsiasi altra cosa, per noi e per l'ambiente. E continuare a dirlo è sicuramente fondamentale. L'esperimento di partenza - mettere a confronto l'alimentazione vegana e onnivora (ma sana) di una coppia di gemelli omozigoti - poteva forse essere spiegato meglio. Perché alla fine sembra che i gemelli vegani non abbiamo poi ottenuto risultati eclatanti rispetto ai gemelli onnivori: sul peso e sulla distribuzione del grasso corporeo soprattutto alla fine delle otto settimane c'è poca differenza. E diciamolo pure, nel cambio di dieta alimentare, molto contano ancora i risultati in termine di peso che si possono ottenere. Si può intuire forse al di là dell'esperimento, durato troppo poco, che anche gli altri valori presi in considerazione (microbioma, epigenoma, test cognitivi e di salute sessuale) sarebbero cambiati ulteriormente nel tempo, ma non ne abbiamo attraverso questo esperimento alcuna evidenza scientifica. Possiamo immaginare, ci crediamo, lo speriamo, ma non lo sappiamo per certo.
Quello che invece la serie mostra nei suoi 4 episodi, senza che ci sia bisogno di lasciar spazio all'immaginazione e all'interpretazione, è quanto sta succedendo nel mondo dell'agricoltura e dell'allevamento oggi. Qui si parla solo di America, dove il consumo di carne di pollo si attesta a 45 kg a testa all'anno (27 kg di manzo, 295 kg di latte). Dove la SAD (alimentazione standard americana) ruota sempre più attorno a cibi industrializzati; dove il 96 per cento della carne arriva da allevamenti intensivi. La serie spiega come impatta l'industria della carne sull'inquinamento ambientale: il 32 per cento delle emissioni di metano, potente gas serra, è legato agli allevamenti, e viene soprattutto dalla digestione dei bovini. Cose che sapevamo già? Tanto vale ripeterle più volte, per impararle. Per aiutarci a capire che si cambia stile alimentare non solo per dimagrire.
Ed è così che nella serie sono diventate più interessanti le testimonianze che ruotano attorno all'esperimento. A partire da quella di Daniel Humm chef dell'Eleven Madison Park. Che durante il lockdown ha messo in fila tutti i numeri e ha tirato le somme: "Mi sono sentito in colpa - racconta davanti alle telecamere - non mi ero mai chiesto che impatto aveva sull'ambiente e sulla salute delle persone il cibo che cucinavo. Ho pensato alle stelle e mi sono detto che non importava: potevano anche togliermele, ma io sarei comunque andato avanti con il mio progetto: rendere il cibo vegano più delizioso di quello che avevamo mai creato". Spoiler, c'è riuscito: l'Eleven Madison Park ha ancora tre stelle Michelin e il menù è completamente plant-based.
Rivoluzionario anche Craig Watts che per 23 anni e mezzo, in North Carolina, ha allevato polli per conto di una grande industria (Perdue Farms): 30mila polli in 2mila metri quadrati, ovvero un pollo ogni 65 centimetri. "Polli - come ha detto lui - nati per soffrire". Oggi con l'aiuto di The TransFarmation Project ha chiuso con i polli e si è messo a coltivare funghi.
È cambiato poco invece per i gemelli che per otto settimane si sono interfacciati con il mondo vegano. Finito l'esperimento Carolyn e Rosalyn sono tornate alla dieta onnivora, hanno solo aggiunto un po' di ingredienti plant based alla loro alimentazione. Anche Pam e Wendy sono tornate onnivore, ma hanno dimezzato il consumo di carne. Idem John e Jevon. Colpo di scena invece nell'ultima coppia di gemelli, i "gemelli del formaggio". Michael che nell'esperimento poteva seguire una dieta onnivora è diventato vegetariano, Charlie lo è al 90 per cento, non si è ancora convinto del tutto. Nessuno di loro è diventato vegano.